The Body Shop in bilico: cosa cambia per prodotti, negozi e consumatori

Di : Lorenzo Dalmoro

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Sono passati cinquanta anni dallโ€™apertura del primo negozio a Brighton e oggi la storia di quel marchio resta rilevante perchรฉ mette in luce un paradosso attuale: la sostenibilitร  conquistata dallโ€™industria cosmetica รจ spesso unโ€™etichetta, mentre la coerenza tra valori e gestione aziendale continua a essere messa alla prova. Ripercorrere lโ€™ascesa di quel progetto aiuta a capire come si sia trasformata la relazione tra etica, consumo e impresa nel beauty contemporaneo.

Dalla bottega al movimento: un modello fuori dal coro

Nel marzo del 1976, Anita Roddick aprรฌ a Brighton il primo punto vendita che avrebbe poi dato vita a The Body Shop. Non si trattรฒ di una semplice catena di profumi e creme, ma di un tentativo di riunire ingredienti tradizionali e pratiche di commercio responsabile in prodotti accessibili a un pubblico ampio.

Roddick recuperรฒ ricette e materie prime incontrate nei suoi viaggi e le trasformรฒ in confezioni semplici, privilegiate per il contenuto piuttosto che per lโ€™apparenza. Le soluzioni pratiche messe in campo โ€” come incentivare il ritorno dei contenitori vuoti e proporre ricariche โ€” anticiparono concetti oggi centrali nel dibattito sulla economia circolare.

Il negozio come tribuna

Piรน che vendere cosmetici, il punto vendita divenne un luogo di informazione: volantini sui diritti umani, campagne contro i test sugli animali e iniziative contro la deforestazione figuravano tra gli strumenti con cui lโ€™azienda miscelava commercio e attivismo. Collaborazioni con organizzazioni come Greenpeace e Amnesty International consolidarono lโ€™immagine di un brand che intendeva mettere la responsabilitร  sociale al centro dellโ€™attivitร  commerciale.

Innovazioni pratiche e impatto sociale

Con il programma Trade Not Aid, lโ€™azienda avviรฒ rapporti diretti con cooperative soprattutto in paesi del Sud del mondo, garantendo approvvigionamenti come il burro di cacao dalle comunitร  di donne in Ghana. Era un modello che cercava di trasformare principi etici in linee produttive concrete, dimostrando che il profitto poteva convivere con scelte socialmente orientate.

  • 1976 โ€” apertura del primo negozio a Brighton.
  • Anni โ€™80 โ€” espansione internazionale e prime collezioni diventate iconiche.
  • 1986 โ€” avvicinamento a ONG e campagne pubbliche su test animali e ambiente.
  • 2003 โ€” Anita Roddick insignita del titolo di Dame dalla Corona britannica.
  • 2006 โ€” vendita del gruppo a Lโ€™Orรฉal, decisione molto dibattuta.
  • 2023 โ€” acquisizione del marchio da parte del fondo Aurelius.
  • Settembre 2024 โ€” Aurรฉa rileva attivitร  chiave in Regno Unito, Australia e Nord America; Mike Jatania assume poi la guida operativa nel 2025.

Screpolature e nuove traiettorie

La convivenza tra scelte etiche e logiche di mercato non รจ stata priva di tensioni. Rapporti professionali e creativi si deteriorarono, in particolare quello con Mark Constantine, che portรฒ alla nascita di un competitor diretto, Lush, costruito su unโ€™identitร  affine ma indipendente. La vendita a un grande gruppo internazionale nel 2006 scatenรฒ ulteriori dibattiti sullโ€™adeguatezza di un marchio nato come alternativa rispetto alle pratiche industriali consolidate.

Negli ultimi anni The Body Shop ha affrontato due tipi di crisi: quella finanziaria, con cambi di proprietร  e chiusure di punti vendita, e quella piรน sottile della reputazione, davanti a un consumatore sempre piรน sospettoso verso messaggi di sostenibilitร  che appaiono solo in superficie. La cessione al fondo Aurelius e le successive scelte di cessione territoriale a Aurรฉa mostrano un panorama aziendale frammentato ma ancora alla ricerca di una nuova stabilitร .

Cosa significa per i consumatori oggi

La storia del marchio offre alcune lezioni pratiche per chi compra prodotti beauty oggi:

  • Valutare la coerenza tra dichiarazioni e pratiche aziendali, non solo le etichette.
  • Considerare la trasparenza nelle filiere e lโ€™effettiva ricaduta sociale degli acquisti.
  • Non confondere la diffusione delle pratiche sostenibili con la loro efficacia reale; la scala non garantisce la qualitร  etica.

Oggi il brand punta sullโ€™e-commerce e su una ritrovata attenzione alla sostanza delle sue promesse per ritrovare agilitร  e rilevanza. Il campo rimane perรฒ affollato: molte aziende hanno fatto proprie alcune delle idee che un tempo erano distintive, rendendo la competizione piรน difficile e la differenziazione piรน cara.

Il valore storico dellโ€™esperienza di Anita Roddick resta nella dimostrazione che unโ€™impresa puรฒ essere anche uno strumento di cambiamento culturale. Il dibattito aperto cinquanta anni fa โ€” su responsabilitร  aziendale, commercio equo e rapporto tra estetica e sostenibilitร  โ€” รจ oggi parte integrante delle scelte di mercato. Resta da vedere se le attuali ristrutturazioni e i nuovi assetti proprietari sapranno mantenere intatto ciรฒ che, allโ€™origine, rese quel progetto tanto importante.

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