Nelle ultime ore sono emersi nuovi filmati che ricostruiscono gli attimi precedenti alla morte di Abderrahim Fakir, deceduto il 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna mentre veniva bloccato da due agenti di polizia. Le immagini — assieme a video della rianimazione ottenuti dall’ANSA — riaccendono il dibattito su modalità d’intervento, trasparenza delle indagini e responsabilità delle forze dell’ordine.
I filmati trasmessi dal Tg La7 e dal telegiornale regionale della Rai documentano sequenze girate da residenti del condominio in via Italo Svevo: mostrano Fakir sdraiato a terra, in evidente stato di confusione, con la polizia già sul posto. Quelle registrazioni non cambiano radicalmente la ricostruzione circolata finora, ma confermano dettagli riportati da testimoni e dalla Questura, che aveva reso noto come alcuni condomini avessero segnalato una persona in forte agitazione.
Cosa appare nei video
Nel primo filmato Fakir è a piedi nudi, vicino alle scale che collegano il giardino ai garage. Si muove in modo disorientato, si tiene la testa tra le mani e pronuncia frasi poco chiare; un agente gli intima a distanza di calmarsi, mentre lui risponde in modo concitato.
Un secondo girato, ripreso dall’alto, mostra gli stessi istanti con una prospettiva diversa. Entrambi i video includono sequenze analoghe a quelle già rese note nei giorni scorsi, e uno dei contributi diffusi da La7 contiene parti sensibili che mostrano il momento del decesso.
L’ANSA ha anche ottenuto un ulteriore filmato fornito dall’avvocato dei familiari, Fabio Anselmo. In queste immagini Fakir appare ancora bloccato con fascette alle caviglie e le braccia dietro la schiena, mentre quattro operatori della Croce Rossa sono intorno a lui: due eseguono manovre di rianimazione (compressioni toraciche e ventilazione).
Secondo la descrizione del legale, il volto della vittima è insanguinato e presenta macchie scure dovute all’uso ravvicinato di spray al peperoncino; la rianimazione viene praticata mentre il corpo è ancora legato, fatto che Anselmo definisce inaccettabile sostenendo che gli agenti avrebbero dovuto liberarlo prima.
- Luogo e data: cortile e parco tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini, Bologna — 19 luglio, intorno a mezzogiorno.
- Intervento: agenti arrivati verso le 12:15; chiamato il 118; ambulanza della Croce Rossa giunta circa 15 minuti dopo.
- Contenuto di un video circolato precedentemente: un agente in sella sulla schiena della vittima, un altro sulle gambe, e una persona civile che tiene ferme le caviglie. Si sentono grida prolungate prima che Fakir resti immobile.
- Stato di salute: alcuni conoscenti riferiscono problemi cardiaci e asma, ma non esistono conferme ufficiali fino all’esito dell’autopsia.
Procedura giudiziaria e documentazione
La procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Al momento risultano coinvolte sei persone: i due poliziotti che hanno bloccato Fakir e quattro operatori sanitari presenti durante l’immobilizzazione. I filmati, comprese le registrazioni della bodycam indossata da uno degli agenti, sono stati messi a disposizione dei magistrati come parte dell’inchiesta.
Va però chiarito che, allo stato, nessuno dei soggetti è formalmente iscritto nel registro degli indagati nel senso tradizionale. A seguito della recente disposizione introdotta dal decreto sicurezza dello scorso febbraio, quando emerge con evidenza una possibile causa di giustificazione — ossia una circostanza che potrebbe escludere la illiceità del fatto — la persona può essere annotata in un registro diverso, chiamato «annotazione preliminare», anziché nel registro degli indagati.
Questa procedura non interrompe le verifiche della magistratura, ma ne modifica le modalità formali di iscrizione e comunicazione; la scelta normativa ha sollevato dubbi sul piano della trasparenza nelle indagini che riguardano operatori pubblici.
Perché la vicenda conta oggi
Il rilascio dei nuovi video ha impatto su più fronti: chiarisce dinamiche dell’intervento, alimenta richieste di chiarimenti sulle tecniche di contenimento e solleva interrogativi sulla gestione dell’emergenza medica in presenza di misure di costrizione. La combinazione di immagini, testimonianze e materiale della bodycam rende il caso particolarmente rilevante per le indagini e per il dibattito pubblico sulla responsabilità delle forze dell’ordine.
Resta centrale l’attesa dell’autopsia e degli accertamenti tecnici che potranno stabilire cause e concause del decesso. Fino ad allora la ricostruzione ufficiale potrà essere integrata, ma non stravolta, dalle immagini ora in possesso degli inquirenti.
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