Lisbona travolta dal turismo di massa: nuova guida contro il fenomeno svela perdita di fascino

Di : Lorenzo Dalmoro

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Un nuovo libro in inglese accende il dibattito su Lisbona: non è una semplice guida, ma una critica sistematica all’impatto del turismo di massa sulla vita quotidiana della città. La questione è urgente perché riguarda case, servizi e spazi pubblici — e perché le dinamiche che descrive si stanno ripetendo in molte città europee.

L’opera, firmata con lo pseudonimo di Alfredo Isaías, si presenta come un’«anti-guida»: non suggerisce itinerari instagrammabili, ma mette in luce come la capitale portoghese stia perdendo tessuto sociale e capacità di cura collettiva. L’autore osserva la trasformazione dall’interno, registrando il passaggio di molte aree da quartieri vivi a merci immobiliare e attrazioni turistiche.

Chi ha scritto il libro e perché conta

Il volume è pubblicato da Inchas Editora, un’etichetta indipendente delle Azzorre, in collaborazione con l’agenzia We Hate Tourism Tours. Quest’ultima, nata intorno al 2009 dall’idea di Bruno Gomes, propone visite alternative condotte da residenti comuni — studenti, infermieri, impiegati — con l’obiettivo di raccontare la città dal punto di vista locale, non da quello del consumatore occasionale.

La filosofia dell’agenzia è concreta: affiancare l’offerta culturale a iniziative sociali, come attività di pulizia e visite per anziani e bambini, e reinvestire parte dei ricavi nei quartieri. Non si tratta di rifiutare il turismo in sé, ma di criticare le sue forme più predatorie.

Un sistema che spinge fuori chi vive in città

L’autore ricostruisce le cause profonde del cambiamento: oltre alla crescita dei flussi turistici — Lisbona riceve oltre 7 milioni di visitatori l’anno rispetto a circa 545.000 residenti — la guida indica due attori chiave della trasformazione immobiliare e sociale.

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Da una parte ci sono gli investimenti legati ai cosiddetti Golden Visa, che facilitano l’acquisto di proprietà da parte di capitali stranieri; dall’altra i Nomadi Digitali, i cui stipendi elevati spingono verso l’alto canoni e prezzi al consumo. Il risultato è lo spostamento dei residenti verso le periferie e la perdita progressiva di funzioni quotidiane locali.

Il tram 28 e altri segnali visibili

Un esempio evocativo: l’Eléctrico 28, una volta servizio essenziale per molte persone, è diventato un’attrazione sovraffollata, spesso inutilizzabile per chi ne ha davvero bisogno. Sempre più spesso i simboli della città sono occupati da visitatori in cerca dello scatto perfetto.

Secondo l’autore, la città è stata progressivamente trasformata in una “commodity” globale — un processo alimentato tanto da interessi economici concreti quanto da logiche algoritmiche che amplificano la visibilità di luoghi e accelerano la gentrificazione.

Dove resiste l’anima della città

La vitalità cittadina non è scomparsa del tutto: si ritrova in mercati, botteghe e tascas meno visibili. Quartieri meno fotografati, spesso fuori dal percorso turistico principale, conservano ancora servizi e relazioni di prossimità.

Zone sotto pressione Angoli che mostrano resilienza
Chiado, Bairro Alto, Cais do Sodré, Belém Campolide, Alvalade, Penha de França, Benfica
Alfama, Mouraria (in trasformazione) Mercati municipali (Alvalade, Benfica), botteghe di quartiere

La “resistenza culinaria”: come riconoscerla

Nel libro la difesa dell’identità passa anche da tavola: la scelta del locale diventa atto civico. Ecco alcuni segnali pratici che l’autore suggerisce per individuare ristoranti e tascas ancora legati alla comunità locale.

  • Menu solo in portoghese o scritto a mano: indica prodotti freschi presi al mercato quel giorno.
  • Prezzo fisso per il pranzo e piatto del giorno: segni di offerta rivolta ai residenti.
  • Atmosfera familiare, tv in sottofondo, servizio che conosce i clienti per nome.
  • Cibo semplice, ricette di quotidianità — non brunch estetici o piatti costruiti per fotografare.
  • Un espresso (la bica) ancora a prezzo contenuto: un piccolo indicatore economico della zona.

Importante: la guida invita a scoprire questi luoghi senza trasformarli in fenomeni virali. Una fotografia virale può bastare a innescare un’impennata di interesse commerciale e immobiliare.

Conseguenze politiche e sociali

Il testo non limita l’analisi al folklore: denuncia una responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, mercati e piattaforme digitali. La combinazione di scelte politiche, interessi economici e meccanismi di visibilità online ha prodotto una pressione abitativa eccessiva e una perdita di capacità di cura urbana.

Le implicazioni sono concrete: servizi pubblici sotto stress, fragilità del tessuto sociale, crescita delle diseguaglianze tra chi può permettersi il centro e chi no.

Per chi vuole approfondire: The Disenchantment of Lisbon è disponibile in inglese, conta 155 pagine e viene venduto a 15 euro; si trova nelle librerie indipendenti di Lisbona e anche online tramite i canali dell’agenzia che ha collaborato al progetto.

Il libro si propone come monito e invito all’azione: non solo per chi vive Lisbona, ma per tutte le città che oggi affrontano scelte simili su turismo, abitare e futuro urbano.

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