Procura ricorre contro la scarcerazione a Torino: caso di molestie su una 13enne torna in bilico

Di : Lorenzo Dalmoro

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La Procura di Torino ha impugnato la scarcerazione di un uomo di 42 anni, accusato di violenza sessuale su una ragazzina di 13 anni in un minimarket di Madonna di Campagna: la richiesta รจ ora di disporre la carcerazione preventiva. La vicenda ha acceso il dibattito pubblico e riaperto il confronto sulle garanzie per le vittime e sulla gestione delle misure cautelari.

Lโ€™uomo, di origine bangladese e impiegato nel negozio dove sarebbe avvenuto lโ€™abuso, era stato rimesso in libertร  dal giudice per le indagini preliminari con lโ€™obbligo di firma. Il gip aveva motivato la scelta citando un atteggiamento ยซcollaborativoยป e presunti segnali di pentimento.

Subito dopo la decisione, la vicenda ha assunto rilievo politico: esponenti di primo piano hanno criticato la scarcerazione e il Ministero della Giustizia ha disposto unโ€™ispezione presso il tribunale di Torino per verificare le modalitร  del provvedimento.

Le ragioni dellโ€™appello della Procura

Secondo gli inquirenti, lโ€™obbligo di firma non sarebbe sufficiente a contenere il rischio di nuovi reati. La Procura ha presentato elementi che, a suo giudizio, giustificano la custodia cautelare in carcere.

Telecamera di sorveglianza in un minimarket, immagine simbolica delle prove video
I filmati di sorveglianza sono citati come prova centrale dall’accusa.

  • Rischio di reiterazione: dalle registrazioni delle telecamere del negozio emergerebbe il possibile coinvolgimento dellโ€™indagato in un altro episodio, avvenuto lo stesso giorno e riguardante una donna di circa 40 anni non ancora identificata.
  • Prove video: i filmati di sorveglianza sono richiamati come prova centrale per valutare la gravitร  e la dinamica degli episodi.
  • Pericolo di fuga: la Procura sottolinea lโ€™assenza di una residenza stabile sul territorio, la presenza di un passaporto valido e legami familiari allโ€™estero, elementi ritenuti rilevanti nello scegliere misure piรน restrittive.

Il quadro presentato dagli inquirenti mette dunque insieme fonti di prova e circostanze personali dellโ€™indagato per chiedere al giudice una misura che limiti la possibilitร  di sottrarsi allโ€™azione penale o di reiterare condotte lesive.

Cosa cambia adesso

La decisione finale spetta a un giudice chiamato a valutare lโ€™appello della Procura: potrร  confermare la scarcerazione con misure accessorie, disporre la carcerazione preventiva o adottare altre misure cautelari proporzionate al quadro probatorio. I tempi dellโ€™esame non sono ancora pubblici, ma la vicenda resta sotto osservazione per il suo impatto sulla gestione dei casi di violenza e sulla fiducia nellโ€™intervento della magistratura.

Al di lร  dellโ€™esito giudiziario, il caso solleva due questioni concrete per la comunitร : la tutela immediata delle potenziali vittime e la trasparenza delle ragioni che portano a misure custodiali o alla loro revoca. Entrambe determineranno la percezione pubblica e il dibattito istituzionale nei prossimi giorni.

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