Diesel Euro 5, stop al divieto posticipato di un anno: riguarda soprattutto la Lombardia

Di : Lorenzo Dalmoro

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Il governo ha posticipato di un anno l’entrata in vigore del divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5 in quattro regioni del Nord: la misura, decisa con un nuovo decreto-legge, sposta la data dal 1° ottobre 2026 al 1° ottobre 2027 e riapre il dibattito su mobilità, equità sociale e qualità dell’aria. La scelta avrà effetti concreti sulla vita quotidiana di milioni di persone e sulle politiche ambientali locali, soprattutto in Lombardia.

Cosa prevede il provvedimento

Il rinvio riguarda il blocco dei veicoli diesel classificati Euro 5 (immatricolati fino al 2015) nei territori di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Di fatto il cambiamento incide principalmente sulla Lombardia, unica regione che non aveva adottato misure alternative per sostituire il divieto.

Auto diesel Euro 5 parcheggiate in una via cittadina
Veicoli diesel Euro 5 (immatricolati fino al 2015) interessati dal rinvio.

  • Nuova data di entrata in vigore: 1° ottobre 2027.
  • Veicoli interessati: auto e veicoli commerciali diesel Euro 5 (fino al 2015).
  • Regioni coinvolte: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna.
  • Città che sarebbero state colpite subito in Lombardia: Milano, Monza, Brescia, Bergamo.

Perché il governo ha scelto il rinvio

La decisione è stata sostenuta dal ministro dei Trasporti, che ha motivato il provvedimento come tutela per chi non può permettersi un mezzo meno inquinante. Secondo il ministro, l’impatto economico sulle famiglie e sui pendolari sarebbe troppo pesante in assenza di adeguati strumenti sostitutivi.

La misura si inserisce in un percorso già complicato: nel 2023 il governo aveva fissato il divieto per i Comuni sopra i 30.000 abitanti a partire dall’1 ottobre 2025; due anni dopo la soglia era stata alzata a 100.000 abitanti e l’entrata in vigore era stata rinviata di un anno, permettendo alle regioni di adottare misure compensative equivalenti.

Le risposte delle regioni

Tre delle quattro regioni avevano già scelto la strada delle compensazioni ambientali per evitare il blocco immediato. L’Emilia-Romagna, ad esempio, aveva temporaneamente posticipato l’accensione dei riscaldamenti in alcune aree e stanziato 10 milioni di euro per sostituire impianti termici obsoleti. Il Piemonte ha predisposto interventi per la qualità dell’aria con stanziamenti complessivi pari a 100 milioni di euro.

Assessore regionale parla durante una conferenza stampa
Reazioni politiche in Lombardia sul rinvio del divieto.

La Lombardia, che fino ad ora non aveva adottato misure equivalenti, sarebbe stata l’unica a veder scattare il divieto già la prossima settimana. Per questo il rinvio governativo ha avuto un impatto politico e sociale rilevante nella regione.

Reazioni locali

L’assessore regionale all’Ambiente della Lombardia ha definito la sospensione provvisoria «opportuna» in un contesto di difficoltà economiche, sottolineando che non è sostenibile scaricare sui singoli cittadini il costo del ricambio auto. La posizione riflette il bilancio tra la tutela del reddito e le esigenze di salute pubblica che accompagna ogni intervento sulle restrizioni alla circolazione.

Al tempo stesso, esperti e ambientalisti ricordano che la mobilità è uno dei settori chiave per ridurre le emissioni e che rimandare i divieti posticipa anche la riduzione dell’inquinamento nella Pianura Padana, area già sotto osservazione dell’Unione Europea per gli sforamenti dei limiti degli inquinanti.

Le conseguenze pratiche

Nel breve periodo il rinvio evita disagi immediati per molti automobilisti e lavoratori che utilizzano veicoli più vecchi. Sul medio-lungo termine, però, il posticipo non elimina la necessità di modernizzare il parco auto e rafforzare i servizi di trasporto pubblico per ridurre emissioni e congestionamento.

Chi ha bisogno di orientarsi rapidamente può considerare questi punti pratici:

  • Controllare la classificazione del proprio veicolo (Euro 5 indica auto immatricolate fino al 2015).
  • Verificare le ordinanze locali: alcune regioni hanno misure sostitutive già attive.
  • Monitorare ulteriori decreti: la materia rimane soggetta a nuovi interventi normativi o amministrativi.

Il rinvio deciso oggi mette in evidenza il conflitto tra esigenze sociali ed emergenza ambientale: la sfida sarà trovare strumenti efficaci e sostenibili per accompagnare la transizione senza aggravare le disuguaglianze. Il tema resta aperto e probabilmente tornerà centrale nella prossima stagione politica e amministrativa.

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