Affitti brevi: proprietari avvisano, colpire chi affitta ai turisti non risolverà la crisi abitativa

Di : Lorenzo Dalmoro

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Rimini, 14 ottobre 2026 — La Corte costituzionale ha annullato due articoli di una legge regionale sull’uso degli alloggi in locazione breve, una sentenza che riapre il dibattito su diritti di proprietà, regolazione del mercato turistico e politiche abitative locali. Per gli operatori dei servizi di hosting la decisione è una boccata d’aria ma solleva l’urgenza di norme chiare per evitare nuove incertezze.

Giovanni Vaccari, portavoce per l’Emilia-Romagna di Property Managers Italia, associazione che raggruppa chi gestisce affitti brevi e case vacanze, ha salutato positivamente la pronuncia della Corte. Secondo la categoria, la legge regionale che aveva ricondotto le locazioni brevi a una specifica destinazione d’uso turistica ha frenato l’offerta, provocando a Rimini una riduzione stimata superiore al 10% delle unità disponibili nel corso del 2026.

Vaccari ha inoltre ringraziato il Governo per aver impugnato la norma, definendo il ricorso necessario per ristabilire certezze giuridiche a favore dei proprietari e dei professionisti del settore. A suo avviso, però, l’azione delle istituzioni locali ha concentrato l’attenzione sui canali sbagliati: la regolamentazione degli affitti brevi è stata interpretata come strumento per aumentare l’offerta di locazioni a lungo termine, senza invece affrontare problemi strutturali.

Numeri e priorità

I dati citati da Vaccari e dalle associazioni di categoria mostrano alcune contraddizioni nello scenario locale. Nel complesso del patrimonio immobiliare cittadino risultano non occupati 14.222 immobili, pari al 17,1% del totale; gli alloggi destinati a locazioni brevi peserebbero appena lo 0,62% del totale abitativo rilevato nelle rilevazioni più recenti.

Secondo rilevazioni Aigab, nel 2025 gli annunci «stabili» online relativi a Rimini erano 495, mentre il conteggio complessivo di unità destinate al breve periodo in città supera di poco il migliaio. Numeri che, per i rappresentanti degli operatori, richiedono una lettura più ampia del problema abitativo.

  • Immediato effetto della sentenza: restituzione di diritti ai proprietari coinvolti, ma anche incertezza normativa fino a eventuali modifiche regionali o regolamenti comunali.
  • Impatto sul mercato: possibile ripresa delle inserzioni e delle attività professionali, con la necessità di norme che bilancino turismo e tutela della residenza.
  • Richieste degli operatori: investimenti in edilizia sociale, incentivi alle locazioni residenziali, garanzie per i locatori e strumenti per aumentare l’offerta abitativa.

Per Vaccari la soluzione non passa dall’imposizione di limiti indiscriminati: penalizzare i proprietari che affittano regolarmente non risolve l’accesso alla casa. Serve invece un intervento integrato che consideri la qualità del patrimonio immobiliare, la disponibilità reale degli immobili e misure pubbliche mirate.

La sentenza della Corte costituzionale riporta così al centro la necessità di un confronto tra Comune, Regione e operatori: non più semplici divieti, ma regole stabili e politiche abitative concrete per rispondere alle esigenze di residenti e mercato turistico.

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