Franco Basaglia è un nome che molti associano alla famosa Legge Basaglia, ma sono in pochi a conoscere veramente la vita, i sogni e le battaglie di quest’uomo. In concomitanza con il riconoscimento di Gorizia come Capitale europea della cultura 2025, una mostra vuole rispolverare la memoria su questo personaggio che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della città e dell’intera nazione. Stiamo parlando di Franco Basaglia.
È a Gorizia che ha avuto origine una delle più significative rivoluzioni culturali del nostro paese, una rivoluzione che ha trasformato radicalmente il modo di percepire la malattia mentale. Per questo motivo, presso il Museo di Santa Chiara, l’esposizione fotografica Franco Basaglia. Dove gli occhi non arrivavano mette in luce un argomento molto sensibile, che ha ispirato grandi opere letterarie (come Don Chisciotte della Mancia) e cinematografiche (come Qualcuno volò sul nido del cuculo).
La mostra dedicata a Franco Basaglia
La narrazione di quel periodo rivoluzionario è affidata a tre fotografi di calibro internazionale: Gianni Berengo Gardin, Raymond Depardon e Ferdinando Scianna. Attraverso le loro lenti e la loro sensibilità, hanno saputo catturare l’essenza umana nascosta dietro le mura di un ospedale psichiatrico. Le loro opere fotografiche rivelano il nucleo fondamentale dell’intuizione di Basaglia: l’idea che la cura sia inseparabile dalla libertà, e che la dignità umana debba avere la priorità su ogni diagnosi. Questo è il vero messaggio della mostra a Gorizia.
Beyond his medical practice, Basaglia’s work was a cultural and political struggle, carried out with strong conviction in his ideas and a bravery that few could understand at the time. It was thanks to his efforts that the way mental illness was discussed began to change, allowing the terms “sick” and “person” to converge once more.
La storia della trasformazione
Nel 1961 Franco Basaglia diviene direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, dove si confronta con le terribili condizioni di vita dei pazienti, trattati più come prigionieri che come malati, spesso sottoposti a trattamenti crudeli. In quel periodo, chi soffriva di disturbi mentali era visto come un pericolo per sé e per gli altri, e veniva isolato dalla società. I manicomi, luoghi chiusi e dimenticati, erano spazi di segregazione dove gli internati erano lasciati a sé stessi.
A Gorizia, Basaglia inizia un profondo cambiamento: insieme a un gruppo di giovani psichiatri, lavora per restituire dignità e diritti ai pazienti internati. Abolisce l’uso delle contenzioni e dell’elettroshock, promuovendo una nuova concezione del rapporto medico-paziente – non più gerarchico, ma basato su ascolto, dialogo e riconoscimento reciproco. Introduce anche momenti di socializzazione e attività creative, come feste, gite e laboratori artistici e teatrali, spezzando la rigida routine manicomiale. Tuttavia, queste iniziative si scontrano con la resistenza delle strutture burocratiche e politiche.
Nel 1971 diventa direttore dell’ospedale psichiatrico «San Giovanni» di Trieste, dove può finalmente realizzare il suo progetto di superamento del manicomio e di costruzione di una psichiatria basata sul territorio. Basaglia inizia a riorganizzare il personale, a aprire i reparti e a favorire il contatto tra il manicomio e la città. Il suo obiettivo è restituire libertà e autonomia ai pazienti, creando una rete di servizi sociali e opportunità lavorative.
Nel 1977 viene annunciata la chiusura dell’ospedale psichiatrico e il tema del superamento dei manicomi arriva finalmente in Parlamento. Fino al 13 maggio 1978, quando viene approvata la Legge 180. La norma rivoluziona la concezione della malattia mentale, pone la persona al centro della cura e sancisce la chiusura dei manicomi, sostituendoli con servizi territoriali come centri di salute mentale, reparti ospedalieri di psichiatria e strutture di sostegno alle famiglie.
Un volo commovente
Un episodio toccante degli anni trascorsi a Trieste evidenzia l’amore di Franco Basaglia per i malati di mente e il suo impegno nel migliorare la loro vita. Nell’agosto 1975, Franco Basaglia organizzò un volo panoramico per i pazienti dell’ospedale psichiatrico San Giovanni. L’aereo decollò dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari, sorvolò Trieste e Grado, per poi fare ritorno a Ronchi. Il regista Silvano Agosti dedicò a questa iniziativa di Franco Basaglia il documentario «Il volo», che descrive il viaggio, le aspettative e le emozioni di persone che non avevano mai volato prima. Agosti spiega l’idea alla base del film: «Basaglia mi invitò a Trieste, dove riuscì a farsi prestare un aereo: voleva volare nel cielo con quei pazienti che avevano sempre vissuto in isolamento. Il film racconta la semplice storia di una giornata felice».
Chi era Franco Basaglia
Per comprendere pienamente chi fosse Franco Basaglia e l’importanza della sua rivoluzione, è essenziale ascoltare le parole di coloro che hanno lavorato a stretto contatto con lui. Michele Risso affermava: «Da vent’anni non “osservava” pazienti. Non “faceva diagnosi”. Alcuni lo criticavano per questo. Aveva ben altro da fare: voleva restituire voce, dignità e prospettive di vita a quegli esseri umani ai quali erano stati negati la parola e il diritto di esistere». Anche Giuseppe Dall’Acqua: «Vorrei che si capisse che Franco Basaglia non è solo colui che ha chiuso i manicomi, ma è colui che si è battuto strenuamente per restituire diritto, cittadinanza, dignità, individualità e cura. Questo è Basaglia. Ed è tutto nel suo lavoro».
A Basaglia Alda Merini, che aveva conosciuto la sofferenza dei manicomi, volle dedicare una poesia molto toccante. La ritrovò dopo anni il professor Giuseppe Dell’Acqua che con Basaglia aveva collaborato fianco a fianco. È doveroso riportarla qui per intero:
Il vento, la bora, le navi che vanno via
il sogno di questa notte
e tu l’eterno soccorritore
che da dietro le piante onnivore
guardavi in età giovanile
i nostri baci assurdi
alle vecchie cortecce della vita.
Come eravamo innamorati, noi,
laggiù nei manicomi
quando speravamo un giorno
di tornare a fiorire
ma la cosa più inaudita, credi,
è stato quando abbiamo scoperto
che non eravamo mai stati malati.
Articoli simili
- Merletti di Gorizia: scopri le magie esposte in Consiglio regionale!
- Palermo Capitale della Salute Mentale: Scopri gli Eventi tra Scienza e Cultura!
- Margherita Hack sfida le scuole: chi conquisterà la Luna nel suo nome?
- Tempi d’attesa nei pronto soccorso: Scopri quanto sono realmente lunghi!
- “Tre Sguardi” a Gorizia: Esplora la Vita al Confine Attraverso la Fotografia!

Teodoro è un giornalista esperto in tendenze e innovazioni stilistiche. Il suo approccio diretto e semplice aiuta tutti a decifrare i codici dello stile moderno. Con curiosità ed esperienza, analizza le novità offrendo una visione chiara e accessibile a tutti i lettori.




