I numeri definitivi sulle iscrizioni alle scuole superiori restituiscono un quadro ormai stabile: il liceo classico continua a ridurre la propria quota, mentre aumentano gli studenti che scelgono indirizzi privi di latino. Il cambiamento non è solo statistico: mette in luce scelte formative e culturali che avranno effetti concreti sulle competenze dei prossimi anni.
I dati raccolti al termine delle iscrizioni mostrano che il liceo classico si attesta su una percentuale intorno al 5,3% delle nuove matricole nazionali, confermando una flessione strutturale. Anche il tradizionale liceo scientifico, pur restando il più frequentato tra i licei, viene sempre più affiancato dallo scientifico a opzione «scienze applicate», percepito come più orientato alle discipline tecnico-scientifiche e privo di latino.
Parallelamente crescono le preferenze per il liceo delle scienze umane, con un incremento significativo nell’indirizzo economico sociale (LES), dove il latino non è previsto. La correlazione è netta: gli indirizzi senza latino tendono ad attrarre più iscrizioni rispetto a quelli in cui la lingua latina è obbligatoria.
Per le famiglie e gli studenti: cosa cambia
Dietro le cifre emergono motivazioni pratiche e simboliche. Molte famiglie vedono nel latino un ostacolo, percepito come materia difficile e poco funzionale al mondo del lavoro. In un mercato che premia competenze immediatamente spendibili, le scelte scolastiche riflettono la ricerca di percorsi ritenuti più orientati all’occupabilità.
- Impatto sulle competenze: prevale la domanda di saperi tecnici e digitali, a scapito di una formazione umanistica tradizionale.
- Accesso universitario: l’assenza di latino non preclude il successo: studenti senza questo percorso mostrano risultati accettabili negli esami universitari che lo prevedono.
- Percezione culturale: il latino è sempre più visto come elemento identitario distante dalla vita quotidiana degli adolescenti.
Per capire meglio le ragioni e le possibili conseguenze abbiamo raccolto il punto di vista di Roberto Mori, docente di lingue classiche e italiano e presidente di Europa Latina, che insegna anche all’Università degli Studi di Milano.
Il latino è davvero più difficile?
Secondo Mori, la difficoltà non è intrinseca alla materia quanto legata alla motivazione: «Il latino non richiede uno sforzo diverso da quello richiesto da qualunque disciplina studiata con serietà», spiega. Ci sono aspetti più ostici e parti più accessibili in ogni insegnamento; ciò che conta è il sostegno che arrivano scuola e famiglia nei momenti di stanchezza.
È un punto importante per le famiglie che temono la grammatica e la traduzione: i risultati universitari degli studenti che affrontano il latino senza averlo studiato alle superiori dimostrano che l’abilitazione all’apprendimento è possibile anche con percorsi divergenti.
Che vantaggi offre oggi lo studio del latino?
Mori sottolinea una doppia valenza: il latino è sia «lingua altra», che espone a sistemi culturali diversi, sia parte integrante della tradizione europea. Questa duplice natura consente agli studenti di confrontarsi con idee lontane ma anche di comprendere le radici culturali comuni.
Lo studio del latino, quindi, non si limita a regole e traduzioni: favorisce il ragionamento critico, l’argomentazione e la capacità di interpretare testi complessi — competenze utili in ambiti molto più ampi del semplice nozionismo.
- Comprensione del passato: leggendo testi antichi si lavora su contesti culturali diversi, migliorando l’empatia intellettuale.
- Strumenti argomentativi: la pratica del commento e dell’analisi testuale sviluppa capacità di persuasione e rigore logico.
- Connessione con le lingue moderne: conoscere il latino aiuta nell’analisi lessicale e grammaticale delle lingue neolatine e nella terminologia tecnica.
Un futuro per il liceo classico?
Il docente invita a considerare la questione oltre la singola disciplina: la riduzione delle iscrizioni al classico interroga il modello di società che intendiamo promuovere. Se l’obiettivo è formare esecutori pronti ad adeguarsi senza discutere, il liceo classico è meno adatto. Se invece si privilegiano il pensiero critico, la capacità di discutere e la formazione umanistica, il classico rimane una scelta valida.
Per Mori, la scuola classica non è destinata a scomparire, ma rischia di diventare una scelta di nicchia se la società continuasse a premiare esclusivamente competenze tecniche immediatamente spendibili.
Il problema è il latino o il modo in cui lo insegniamo?
Non tutto dipende dalla materia in sé: molto è legato alla narrazione che ne viene fatta e ai metodi didattici. Mori ricorda che oggi l’insegnamento del latino è spesso dinamico, con esperienze che coinvolgono commento critico, laboratori, strumenti digitali e persino l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella pratica didattica.
Le recenti seconde prove dell’esame di Stato, con domande orientate al commento e alla riflessione personale, e le certificazioni regionali che si allineano agli standard delle lingue moderne sono segnali che la materia si è aggiornata rispetto al cliché della mera traduzione scolastica.
In conclusione, la questione non riguarda solo la sorte di un insegnamento: è una scelta di prospettiva educativa. Decidere se valorizzare competenze tecniche o affiancare a quelle una formazione capace di interrogare il passato significa scegliere il tipo di cittadinanza e lavoro che vogliamo per le prossime generazioni.
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