Studenti in piazza in tutto il paese: alcune città segnalano scontri con la polizia

Di : Lorenzo Dalmoro

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Venerdì 16 ottobre migliaia di studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane per contestare le scelte del governo in materia di istruzione: la mobilitazione, organizzata sotto la sigla No Meloni Day, mette al centro problemi pratici come la sicurezza degli edifici e i fondi insufficienti, ma anche nodi politici che possono avere effetti immediati nelle aule. La protesta ha messo in luce tensioni che rischiano di incidere su frequenza scolastica, insegnamento e inclusione degli studenti stranieri.

Scontri, occupazioni e momenti di tensione

La maggior parte delle manifestazioni si è svolta senza violenza, ma in alcuni capoluoghi si sono registrati episodi di scontro tra manifestanti e forze dell’ordine. A Bologna la protesta che aveva preso il via vicino alla stazione è stata bloccata dall’intervento di polizia in assetto antisommossa; nel corso del presidio sono stati accesi fumogeni e lanciati alcuni oggetti prima della ripartenza del corteo.

Forze dell'ordine in assetto antisommossa durante una manifestazione studentesca
Intervento delle forze dell’ordine in assetto antisommossa in alcune città durante le proteste.

A Torino alcune centinaia di partecipanti hanno lanciato sassi e segnalatori verso le forze di ordine pubblico, che hanno risposto con idranti e gas lacrimogeni; la situazione si è poi calmata. A Milano il corteo si è concluso senza scontri ma con l’occupazione di un edificio vuoto, identificato come ex obitorio.

Nel centro di Roma sono stati segnalati lanci di petardi e bombe carta contro la sede del ministero dell’Istruzione e del Merito e verso gli agenti schierati all’ingresso. Il titolare del dicastero, Giuseppe Valditara, ha definito gli episodi un’«aggressione alle istituzioni e teppismo politico».

Vandalismi e danni

Non sono mancati atti vandalici in alcune città: a Verona sono stati dati alle fiamme cassonetti e un monopattino, mentre nella periferia sud di Milano un gruppo incappucciato ha forzato l’ingresso del liceo Calvino a Rozzano e danneggiato aule e suppellettili.

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Cassonetti in fiamme in una strada cittadina durante atti vandalici
Cassonetti dati alle fiamme e danni durante alcune manifestazioni.

  • Richieste principali: migliori condizioni degli edifici, maggiori risorse economiche, riduzione dei costi legati al diritto allo studio (materiali e trasporti).
  • Opposizioni a norme specifiche: contrarietà al limite del 30% previsto per determinate categorie di studenti stranieri nelle classi e alla riforma dei percorsi di alternanza scuola-lavoro.
  • Critiche ai percorsi tecnici: contestazione del modello 4+2 negli istituti tecnici e professionali, ritenuto da alcuni troppo orientato al mercato a scapito della formazione generale.
  • Coinvolgimenti paralleli: nel corso della giornata ha avuto luogo anche lo sciopero globale per il clima promosso da Fridays for Future e uno sciopero nazionale del personale scolastico.

Le rivendicazioni degli studenti mescolano richieste pratiche — come la messa in sicurezza degli edifici e maggiori stanziamenti — a posizioni contro misure percepite come discriminatorie o troppo finalizzate all’ingresso precoce nel mondo del lavoro.

Perché conta ora

La mobilitazione arriva in un momento di forte attenzione mediatica sulle politiche educative: le proteste possono accelerare dibattiti parlamentari, influenzare provvedimenti esecutivi e determinare nuove disponibilità finanziarie. Inoltre, le tensioni nelle scuole rischiano di produrre ripercussioni concrete sulla didattica e sulla vita quotidiana degli studenti.

Le autorità locali e il ministero dovranno valutare sia la gestione dell’ordine pubblico sia le richieste di fondo per evitare che la frattura tra giovani e istituzioni si allarghi. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se le proteste porteranno a aperture sul piano negoziale o a provvedimenti sanzionatori.

Restano da chiarire le responsabilità sugli episodi più violenti e il numero esatto dei danneggiamenti; le forze dell’ordine e gli enti locali stanno raccogliendo segnalazioni per le successive verifiche e per le eventuali azioni legali.

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