Zone rosse: governo non diffonde i dati, impossibile valutarne l’effetto

Di : Lorenzo Dalmoro

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Negli ultimi due anni le cosiddette zone rosse urbane sono diventate strumento diffuso nelle prefetture italiane, ma la trasparenza sui risultati resta scarsa: il ministero ha diffuso pochi numeri aggregati, mentre ricercatori e associazioni chiedono dati piรน dettagliati per valutare se la restrizione di diritti sia giustificata. Per il cittadino la questione รจ pratica e urgente: si tratta di capire se le misure riducono veramente la criminalitร , o spostano il problema altrove, e a quale costo per persone giร  marginalizzate.

Il governo ha reso pubblici, in un report diffuso a Ferragosto, i primi dati complessivi sullโ€™applicazione delle zone rosse dal 2024 a metร  2026. Ma il quadro nazionale non risponde alle domande chiave: quanto incidono le ordinanze sul crimine locale, chi viene effettivamente colpito dalle limitazioni, e se esiste un fenomeno di displacement โ€” il semplice spostamento delle attivitร  illecite oltre i confini prescritti.

Cosa dicono i numeri pubblici

Secondo il dossier ministeriale, tra la fine del 2024 e il 30 giugno 2026 sono state controllate oltre 2,3 milioni di persone nelle zone rosse istituite in decine di province. I dettagli principali pubblicati sono questi:

Controlli di polizia con persone in fila davanti a un posto di blocco urbano
Controlli effettuati nelle zone rosse secondo il dossier ministeriale.

Voce Totale nazionale (fino al 30/06/2026) Esempio: Bologna (dati locali dichiarati a giugno)
Persone controllate 2.336.902 โ€”
Persone allontanate 12.876 โ€”
Controllati stranieri 1.029.670 (44,1%) โ€”
Allontanati stranieri 9.429 (73,2% dei rimossi) โ€”
Variazione media dei reati (prefettura di Bologna) โ€” Calo medio del 30%; rapine -55%, furti -51%

Il ministero, perรฒ, rilascia questi numeri solo in forma aggregata. Le richieste di dettaglio โ€” dati per singole cittร , conteggi prima/dopo lโ€™istituzione dei divieti, tipi di reato per area, e le caratteristiche socio-demografiche delle persone allontanate โ€” sono state respinte con lโ€™argomento della tutela delle informazioni sensibili. Un ricorso presentato dallโ€™ASGI per ottenere i dati di Milano รจ stato rigettato dai giudici amministrativi.

Perchรฉ i dati disaggregati contano

Gli esperti insistono su tre punti pratici. Primo: in Italia la tendenza generale dei reati รจ in diminuzione, quindi un calo locale potrebbe riflettere una dinamica nazionale anzichรฉ lโ€™efficacia della zona rossa. Secondo: รจ necessario verificare lโ€™eventuale spostamento dei comportamenti illeciti su aree limitrofe. Terzo: sapere chi viene allontanato serve a capire se le misure colpiscono soprattutto persone con precedenti penali o invece soggetti fragili โ€” senza alternative sociali e sanitarie.

  • Tipologie di dati richiesti da ricercatori e associazioni:
  • Numero e natura dei reati per singola area (dentro e fuori la zona rossa).
  • Controlli effettuati prima e dopo lโ€™adozione dellโ€™ordinanza.
  • Profilo delle persone allontanate: etร , nazionalitร , situazione socio-economica, eventuali precedenti penali.

La mancanza di queste informazioni impedisce analisi solide: senza un confronto con aree simili e senza numeri disaggregati non รจ possibile stabilire la causalitร  tra misure e risultati. Questo rende difficile anche formulare politiche alternative per affrontare fenomeni come la marginalitร , la dipendenza da sostanze o la fragilitร  psichiatrica.

Ragioni e critiche: tra sicurezza e diritti

Le zone rosse nascono da provvedimenti progressivamente piรน stringenti varati negli ultimi ventโ€™anni e si applicano oggi in circa 35 province, da grandi metropoli a piccoli comuni. Le ordinanze limitano la circolazione di persone giudicate ยซincompatibiliยป con la vocazione dellโ€™area โ€” categoria che in pratica ha interessato spesso senzatetto, persone in stato di dipendenza e chi esercita la prostituzione o la mendicitร  molesta.

Operatore sociale vicino a persona senza fissa dimora in strada
Le ordinanze colpiscono spesso persone marginalizzate come i senza fissa dimora.

Per alcuni amministratori locali, come il sindaco di un paese della provincia di Varese, la misura ha migliorato la vivibilitร  intorno a punti sensibili come le stazioni. Ma il progressivo ricorso a proroghe delle ordinanze pone interrogativi: se una misura รจ davvero efficace, perchรฉ continuarla indefinitamente senza rendere pubblici risultati dettagliati?

Accademici e ex vertici delle forze dellโ€™ordine hanno sollevato dubbi profondi sul piano giuridico e operativo. Si parla di un ยซdiritto amministrativo punitivoยป che impone restrizioni a persone che, al momento del controllo, non stanno commettendo reati, con garanzie inferiori rispetto al processo penale. Secondo alcuni osservatori, la profilazione della marginalitร  rischia di mascherare carenze negli interventi sociali e sanitari, trasformando lโ€™ordine pubblico in uno strumento troppo generalista per problemi sociali complessi.

Un tema ricorrente รจ la trasparenza istituzionale: rendere noti i criteri, le procedure e i risultati aiuterebbe a ricostruire la relazione tra istituzioni e cittadini, fornendo basi per correggere ciรฒ che non funziona e per costruire risposte piรน appropriate.

Possibili sviluppi e domande aperte

Al centro del dibattito rimangono alcune questioni pratiche e politiche che influenzano la vita quotidiana delle cittร  italiane:

  • Le prefetture renderanno disponibili dati piรน granulari per consentire valutazioni indipendenti?
  • Si misurerร  lโ€™effetto di breve termine (diminuzione del reato) e quello di medio-lungo termine (spostamento del fenomeno o ricomparsa)?
  • Esistono alternative di policy che integrino misure di ordine pubblico con servizi sociali e percorsi di inclusione?

Il confronto tra efficacia dichiarata e trasparenza richiesta dalla societร  civile rimane aperto. Fintanto che i numeri restano aggregati, il dibattito rischia di rimanere politico e ideologico invece che fondato su evidenze verificabili.

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