A Mondovì, una mostra al Museo della Ceramica riaccende l’attenzione su un capitolo poco noto della storia locale: le terraglie decorative dirette da Marco Levi e la sinagoga barocca che egli contribuì a salvare. L’occasione vale oggi sia per ammirare oggetti di manifattura fine, sia per comprendere le tensioni tra artigianato tradizionale e cambiamenti economici e tecnologici del Novecento.
La mostra e cosa rende speciali quei piatti
Intitolata “Un piatto di biscotti. Marco Levi”, l’esposizione presenta la produzione della Besio sotto la guida di Marco Levi (1910-2001), figura chiave dell’industria ceramica monregalese dal dopoguerra fino alla fine degli anni Settanta. I pezzi visibili raccontano un percorso che va dai motivi floreali e dalle linee liberty alle geometrie dell’art déco, sperimentando smalti e tecniche come il lustro e l’aerografo.
Questi piatti furono, per decenni, il biglietto da visita di un mestiere che trovò presto difficoltà di mercato: la concorrenza delle ceramiche a basso costo importate dalla Cina e l’uso crescente delle lavastoviglie — che mettevano a dura prova la resistenza delle terraglie — determinarono un progressivo declino produttivo fino agli anni Ottanta.
La sinagoga di via Vico: un gioiello nascosto
Non lontano dalla sede della mostra si trova la sinagoga di Mondovì, all’ultimo piano di un edificio in via Vico 65. L’ambiente, volutamente discreto in origine, conserva una soluzione planimetrica rara nella regione: il podio centrale circondato dai banchi, una scelta che rispondeva a esigenze acustiche e rituali e crea tuttora un effetto scenografico sorprendente.
Secondo Baruch Lampronti, guida della Comunità Israelitica Torinese che oggi cura l’immobile, la sinagoga mantiene intatti materiali e decorazioni del Settecento: intagli lignei dorati, colonne tortili, pannelli dipinti con passi biblici e una delicata decorazione floreale del soffitto. L’Arca e il candelabro a sette braccia sono orientati verso Gerusalemme; lampadari di cristallo e finte finestre dipinte contribuiscono all’illusione scenica che riecheggia le vicine chiese barocche.
Visitare questo luogo significa cogliere un intreccio di identità religiosa, artigianato artistico e storia urbana, ancora poco visibile nelle guide tradizionali del Piemonte.
Un passato sociale che spiega il presente
La comunità ebraica di Mondovì, presente fin dal XV secolo, ha svolto nei secoli ruoli economici legati al credito e al prestito, attività permesse con riserva e soggette a limitazioni. Con le riforme del 1848 arrivò il riconoscimento civile, che progressivamente spinse molte famiglie verso centri urbani più grandi, come Torino. Oggi la città non ospita più residenti ebrei: la sinagoga rimane dunque un esempio quasi unico di presenza ebraica storico-artistica nel territorio.
Perché questa mostra conta oggi: mette in luce la memoria di un’industria locale che rischiava l’oblio e richiama l’attenzione sulla conservazione di patrimoni minoritari; allo stesso tempo offre un’occasione immediata per chi vuole unire arte, storia e turismo culturale in una sola visita.
- Dove: Museo della Ceramica, Mondovì Piazza; sinagoga in via Vico 65 (visite guidate).
- Per le visite guidate: rivolgersi all’Ufficio Turistico IAT di Mondovì Piazza o alla Comunità Israelitica di Torino.
- Come arrivare: treno da Torino Porta Nuova in circa un’ora; dalla stazione bus si può prendere la funicolare Giugiaro (partenze frequenti dalla zona di Breo); verificare possibili interventi di manutenzione previsti da aprile.
- Consigli pratici: controllare orari e aperture prima di partire; la sinagoga è visitabile solo con guida.
| Elemento | In breve |
|---|---|
| Protagonista | Marco Levi, banchiere e imprenditore (1910-2001) |
| Periodo di attività principale | 1945–1979 (direzione Besio) |
| Materiale esposto | Terraglie dipinte: motivi floreali, liberty, art déco, tecniche di lustro e aerografo |
| Patrimonio connesso | Sinagoga barocca, decorazioni originali del Settecento |
Per chi programma il viaggio: Mondovì offre anche sistemazioni e ristorazione legata alla tradizione monregalese. Tra le opzioni più note in centro ci sono piccoli relais e locali storici nella piazza principale, dove cucina locale e vini regionali completano l’esperienza culturale.
La mostra e la sinagoga offrono insieme un doppio racconto — dell’industria ceramica e della presenza ebraica — che rivela mutamenti economici, pratiche artistiche e scelte di conservazione. Vale la pena approfittarne ora per vedere pezzi rari e uno spazio religioso che conserva, intatto, una storia difficile da trovare altrove.
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