Bandiere Blu 2026: spiagge da segnare, Calabria cresce mentre Liguria resta al vertice

Di : Lorenzo Dalmoro

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L’assegnazione delle Bandiere Blu 2026 ridisegna la mappa delle coste italiane: 14 nuove località entrano nell’elenco mentre tre escono, un segnale concreto che le amministrazioni stanno puntando su servizi e sostenibilità. Per i cittadini e per chi organizza le vacanze, il dato non è solo simbolico: indica dove l’investimento ambientale sta producendo risultati misurabili e dove il turismo potrà trovare condizioni più sicure e curate.

I numeri chiave e le novità

Quest’anno la Foundation for Environmental Education (Fee) ha premiato 257 comuni marini e 87 approdi turistici in Italia. Il totale delle spiagge insignite cresce a 525, circa l’11,6% di quelle riconosciute a livello mondiale, con un saldo netto positivo di undici località rispetto al 2025 (14 ingressi e 3 uscite).

  • Nuove Bandiere Blu 2026: Amendolara, Montegiordano, Falerna e Locri (Calabria); Rimini (Emilia‑Romagna); Andora e Taggia (Liguria); Limone sul Garda (Lombardia); Morciano di Leuca e Tricase (Puglia); Teulada (Sardegna); Ispica e Lipari (Sicilia); Monte Argentario (Toscana).
  • Località uscite: San Felice Circeo (Lazio), Patù e Castrignano del Capo (Puglia).

Regioni: chi guadagna e chi perde terreno

La Liguria resta in testa con 35 Bandiere Blu, due in più rispetto all’anno precedente grazie all’ingresso di Andora e Taggia. Dietro di lei si posizionano Puglia e Calabria, entrambe con 27 riconoscimenti, ma è la Calabria a segnare la crescita più netta del 2026.

La Toscana sale fino a 20 bandiere grazie al debutto di Monte Argentario; Campania e Marche si mantengono ancorate a 20. La Sardegna raggiunge 17 località premiate con l’ingresso di Teulada, mentre la Sicilia arriva a 16, lo stesso numero di Abruzzo e Trentino‑Alto Adige.

Altre variazioni: l’Emilia‑Romagna sale a 11 con il ritorno di Rimini; il Lazio scende a 10 dopo la perdita di San Felice Circeo. Veneto (9), Basilicata (5), Piemonte (4), Lombardia (4 con Limone sul Garda), Friuli‑Venezia Giulia (2) e Molise (2) completano la distribuzione regionale.

Che cosa viene valutato (e perché conta)

La Bandiera Blu non è una semplice fotografia della limpidezza del mare: è il riconoscimento di un sistema. Per ottenere il vessillo, le acque di balneazione devono mantenere qualità “eccellente” per almeno quattro anni secondo le analisi delle Arpa regionali, ma la valutazione copre anche servizi e infrastrutture.

  • Qualità delle acque e continuità dei monitoraggi
  • Sistemi di depurazione e gestione fognaria
  • Raccolta differenziata e politiche sui rifiuti
  • Mobilità sostenibile, piste ciclabili, aree pedonali
  • Accessibilità delle spiagge e servizi per disabilità
  • Sicurezza in spiaggia, servizi di salvataggio e arredo urbano
  • Tutela degli habitat naturali e iniziative di educazione ambientale

Come sottolinea il presidente di Fee Italia, Claudio Mazza, il premio è pensato come «uno strumento di miglioramento continuo»: investire in infrastrutture verdi, servizi e innovazione ambientale non è solo tutela della natura, ma anche leva competitiva per attrarre visitatori e consolidare economie locali.

Impatto pratico per i viaggiatori e i territori

Per chi sceglie una destinazione estiva, la presenza della Bandiere Blu può guidare la scelta verso coste con standard sanitari e servizi più elevati. Per le amministrazioni locali il riconoscimento rappresenta un vantaggio in termini di immagine e, potenzialmente, di flussi turistici più sostenibili e duraturi.

Al tempo stesso, le uscite dall’elenco richiamano l’attenzione su fragilità infrastrutturali o su gap nella gestione ambientale che vanno affrontati per evitare un declino dell’attrattività turistica.

Prospettive

Il quadro 2026 conferma una tendenza: la sostenibilità ambientale diventa criterio centrale per la competitività delle località costiere. Nel prossimo anno sarà interessante verificare se le amministrazioni che hanno perso il vessillo riusciranno a intervenire rapidamente e se le new entry manterranno gli standard richiesti.

In sintesi, le Bandiere Blu restano un indicatore pratico e monitorabile di qualità territoriale: non solo bellezza del mare, ma un insieme di servizi e politiche che determinano la capacità di un luogo di accogliere in modo responsabile e duraturo.

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