Trieste, porto sotto pressione: la guerra cambia traffico commerciale ed economia locale

Di : Lorenzo Dalmoro

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Le tensioni nel Golfo Persico stanno giร  incidendo sui prezzi e sulle rotte commerciali italiane: non si tratta solo di un aumento temporaneo del carburante, ma di una catena di costi e ritardi che parte dal mare e si riflette sui negozi e sulle fabbriche. A monitorare le ripercussioni immediate รจ il porto di Trieste, nodo strategico per lโ€™approvvigionamento energetico e per il traffico di merci verso il cuore dellโ€™Europa.

Il porto che vede prima gli effetti

Trieste รจ oggi uno dei principali termometri della crisi: lo scorso anno ha movimentato quasi 60 milioni di tonnellate di merci, circa un quarto del totale italiano, e una larga fetta di quel tonnellaggio รจ costituita da greggio non raffinato. Questo ruolo lo rende uno dei principali terminal petroliferi del Mediterraneo.

Gran parte del petrolio che arriva allo scalo viaggia poi via oleodotto verso il centro Europa: il collegamento noto come oleodotto TAL porta carburante alla Baviera, al Baden-Wรผrttemberg e allโ€™Austria fino alla Repubblica Ceca. Le petroliere attraccano ai lunghi pontili del terminal con carichi provenienti da paesi come Kazakistan, Libia e Azerbaijan, ma anche dal Golfo Persico.

Nelle ultime sei settimane il flusso dal canale di Hormuz si รจ praticamente azzerato: per ora le aziende che gestiscono lโ€™infrastruttura, come la SIOT, stanno facendo i primi calcoli sulle conseguenze di uno stop prolungato.

Non solo quantitร : il vero impatto รจ sul prezzo

Secondo gli operatori di Trieste, la criticitร  non รจ soltanto la disponibilitร  fisica di petrolio, che in diversi modi puรฒ ancora raggiungere il mercato, ma il prezzo internazionale al barile. Se la quotazione resta elevata, alcuni clienti dellโ€™oleodotto potrebbero ridurre gli acquisti: oltre un certo livello il petrolio diventa meno conveniente anche se tecnicamente disponibile.

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Ma il problema coinvolge anche altre materie prime e prodotti finiti. Alluminio, caffรจ, ferro e acciaio che transitano dai passaggi marittimi di Bab el Mandeb e Suez arrivano spesso a Trieste; allo stesso tempo il porto รจ punto di partenza per mobili, macchinari e componenti automotive diretti verso il Medio e lโ€™Estremo Oriente. Le tariffe di spedizione per molte di queste merci sono aumentate in misura notevole, fino a raddoppiare o piรน, secondo indagini di settore.

Perchรฉ le navi costano di piรน

La catena logistica dei container che arrivano dallโ€™Asia รจ articolata: le grandi portacontainer scaricano nei principali hub del Mediterraneo โ€” come Port Said e Alessandria โ€” e poi merci e container proseguono su navi piรน piccole, i cosiddetti feeder, verso scali come Trieste. Questo significa che il trasporto si compone di due tratte distinti e che lโ€™impennata delle tariffe si รจ concentrata sulla tratta lunga.

Per dare un ordine di grandezza, per un container standard da 40 piedi le tariffe sulla tratta lunga sono salite rapidamente, passando da poche migliaia di dollari a livelli molto superiori nel giro di giorni. Alle maggiorazioni sui noli si sono aggiunti i sovrapprezzi per i rischi bellici imposti dalle compagnie: alcune vetture internazionali hanno applicato un War Risk Surcharge consistente, oltre a un rincaro per i carburanti navali.

  • Componenti del rincaro: aumento dei noli sulla tratta lunga, sovraccosti per rischio bellico, supplementi carburante, maggiori costi per la logistica terrestre.
  • Esempio pratico: il costo totale per spostare un container dal Golfo Persico a Trieste รจ passato da una soglia di qualche migliaio di dollari a valori medi molto piรน elevati.
  • Conseguenze: aziende che importano materie prime o componenti affrontano margini piรน stretti; i prezzi al dettaglio e i tempi di consegna possono risentirne.

Gli operatori portuali confermano rotte alternative: alcune spedizioni sono state deviate verso porti occidentali della penisola arabica, come Gedda, o verso hub emiratini, con successivo trasferimento via terra. รˆ una soluzione di emergenza che mantiene i flussi ma a costi superiori.

Il ruolo del trasporto terrestre e del โ€œretroportoโ€

Trieste prova a rispondere potenziando la propria rete verso lโ€™interno. Il cosiddetto retroporto รจ cruciale: oltre la metร  delle merci che transitano dallo scalo viaggia poi su rotaia, con oltre 11.500 treni lโ€™anno. Investimenti sui binari e nuove banchine ferroviarie โ€” con tracciati da 750 metri che possono ospitare convogli standard europei โ€” mirano a ridurre il costo per unitร  movimentata.

ยซUn porto รจ tanto piรน efficace quanto migliori sono i collegamenti con lโ€™internoยป, osservano i gestori dei terminal: la competitivitร  non si decide solo sul molo ma dove la merce incontra meno ostacoli per proseguire il viaggio.

Tuttavia, i limiti non sono soltanto locali. I nodi ferroviari e le restrizioni sui valichi, i cantieri su alcune tratte di confine e la mancanza di omogeneitร  nelle reti europee frenano la capacitร  di assorbire shock di questa natura. Sono criticitร  che esistevano anche prima dellโ€™attuale crisi nel Golfo e che ora si traducono in un freno aggiuntivo alla risposta infrastrutturale.

Cosa significa per consumatori e imprese

I rincari del trasporto e i nuovi oneri assicurativi si traducono prima di tutto in costi piรน alti per le imprese importatrici: margini aziendali ridotti o trasferimento dei maggiori prezzi sui consumatori finali. Alcune filiere potrebbero subire carenze temporanee se le alternative logistiche non compensano i volumi precedenti.

Nellโ€™immediato, le possibili evoluzioni osservate dagli addetti ai lavori sono poche ma decisive:

  • prolungamento delle rotte via Capo di Buona Speranza per aggirare gli stretti critici, con tempi di viaggio piรน lunghi;
  • uso di corridoi terrestri piรน estesi a partire dagli hub del Medio Oriente occidentale;
  • pressione sui prezzi energetici che potrebbe ridurre la domanda da parte degli acquirenti dellโ€™oleodotto.

Se il blocco del traffico marittimo nel Golfo dovesse prolungarsi, il settore logistico europeo rischia una riorganizzazione piรน ampia: meno navi disponibili, costi di trasporto aumentati e una maggiore centralitร  dei porti del Nord Europa.

Per affrontare queste sfide servono interventi coordinati: potenziamento dei corridoi ferroviari, snellimento dei passaggi doganali e una politica europea che allinei standard infrastrutturali. Nel frattempo, Trieste resta sul fronte, misurando in tempo reale le conseguenze di una crisi che si รจ estesa oltre il mare e che toccherร  imprese e consumatori italiani.

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