I centri creati dall’Italia in Albania per gestire i migranti sono tornati sotto i riflettori: a Gjader, dopo mesi di quasi inattività, è stata registrata una prima presenza significativa di detenuti, mentre Bruxelles ha approvato regole che potrebbero rendere operativo il progetto su scala più ampia. La posta in gioco riguarda non solo il flusso delle persone soccorse in mare, ma anche il quadro legale e i diritti fondamentali che saranno influenzati dalle nuove norme europee.
Situazione attuale a Gjader e Shengjin
Mercoledì 10 giugno, nel centro di Gjader erano presenti circa settanta uomini nella sezione destinata ai rimpatri, una porzione della struttura con capacità limitata rispetto al totale del complesso. L’altra struttura a Shengjin, pensata per la prima identificazione dopo gli sbarchi, resta invece inattiva.
Il governo ha concepito questi impianti per trasferirvi soprattutto persone soccorse in mare provenienti da paesi ritenuti “sicuri” e sottoporle a procedure di riconoscimento e rimpatrio accelerate: iter pensati per chiudere le pratiche in tempi molto più rapidi rispetto alle normali verifiche d’asilo.
Da ostacoli giudiziari a nuove aperture europee
Finora l’utilizzo pieno dei centri in Albania è stato bloccato da provvedimenti giudiziari: i tribunali non hanno convalidato i trattenimenti sostenendo che molte delle persone portate a Gjader non provenivano da paesi considerati sicuri. Negli ultimi mesi, però, l’Unione Europea ha introdotto modifiche normative che potrebbero rimuovere questi freni e rendere praticabile l’uso degli impianti extraterritoriali.
Il pacchetto più recente comprende un accordo raggiunto il 1° giugno tra Parlamento, Consiglio e Commissione per aggiornare le regole sui rimpatri (ferme al 2008): il nuovo testo permette agli Stati membri di istituire centri di detenzione sia all’interno sia all’esterno dell’UE, per trattenere persone senza documenti in attesa di rimpatrio. Inoltre, dal 12 giugno sono previste modifiche alle regole sull’accoglienza che allargano la lista dei paesi che possono essere considerati giuridicamente “sicuri”.
Come è fatto Gjader e che numeri circolano
Il sito di Gjader, operativo da ottobre 2024, è articolato in tre aree: una sezione di trattenimento ampia, una dedicata ai rimpatri e un’unità carceraria minore. Shengjin è invece strutturato per la prima accoglienza e non ha una capienza fissa stabilita.
- Capacità: la sezione per i rimpatri a Gjader dispone di circa 144 posti; la parte di trattenimento più ampia sfiora gli 880 posti.
- Occupazione: circa 70 persone presenti il 10 giugno nella porzione CPR.
- Flussi e rimpatri: stime politiche e associative divergono — un partito di governo parla di oltre 500 transiti in un anno, mentre gruppi per i diritti umani segnalano circa 90 rimpatri effettivi, senza dati ufficiali del ministero dell’Interno.
Criticità pratiche e umanitarie
I centri per i rimpatri in Italia presentano già limitazioni nell’effettiva realizzazione dei rimpatri: nel 2025 si è registrato che solo una parte relativamente piccola delle persone trattenute è stata effettivamente riportata nei paesi di origine, spesso a causa della mancanza di accordi bilaterali.
Non mancano le segnalazioni di condizioni di detenzione degradanti. Nei primi due mesi di funzionamento di Gjader come CPR sono stati registrati numerosi “eventi critici” — tra cui atti di autolesionismo, tentativi di suicidio e proteste dei detenuti — secondo quanto riportato nel registro di gestione della struttura.
Implicazioni politiche e legali
La possibilità che l’Italia e altri Stati europei possano estendere l’uso di centri simili fuori dal territorio dell’UE rappresenta un cambio di passo delle politiche migratorie europee verso una maggiore esternalizzazione dei controlli. Questo orientamento incontra però forti perplessità sul piano del diritto internazionale e dei diritti fondamentali.
Una questione cruciale rimane la natura della cosiddetta “zona di transito” prevista dalle nuove regole: spetta alla giurisprudenza chiarire se e in quali condizioni un paese terzo come l’Albania possa essere considerato tale, e se il diritto dell’UE possa essere applicato in luoghi al di fuori del territorio unionale.
Secondo Andreina De Leo, esperta in diritto internazionale che collabora con associazioni giuridiche, la questione dovrebbe ricevere una risposta definitiva da due sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea attese verso la fine dell’estate: saranno determinanti per stabilire la legittimità delle disposizioni europee applicate oltre i confini dell’UE.
Cosa seguire nelle prossime settimane
- Esiti delle decisioni della Corte di giustizia dell’UE e loro interpretazione giuridica.
- Numero reale di trasferimenti e rimpatri: il governo non fornisce dati completi, perciò gli sviluppi dipenderanno anche dalla trasparenza amministrativa.
- Reazioni di associazioni per i diritti umani e possibili ricorsi legali contro l’applicazione extraterritoriale delle nuove norme.
In assenza di chiarimenti giurisprudenziali e di un quadro condiviso sui criteri di sicurezza dei paesi terzi, la partita sui centri in Albania resta aperta. Per i migranti, la possibilità di procedure accelerate e di trattenimento fuori dall’UE cambia concretamente tempi, diritti e tutele: sarà fondamentale monitorare sia l’evoluzione normativa sia le condizioni sul terreno.
Articoli simili
- Migranti: Italia respinta dalla Corte Europea sui ‘Paesi sicuri’, la decisione al giudice!
- UE Contraria al Governo: La Lista dei “Paesi Sicuri” Crea Scompiglio!
- Queste “Maldive d’Europa” sono uno dei Paesi più economici da visitare (circa 30 euro andata e ritorno!)
- Migranti a Ventimiglia: Arrivano meno, ma in condizioni più gravi!
- Un paradiso mediterraneo con un budget limitato? Non cercate oltre: questa regione rivaleggia con la Costa Azzurra a metà prezzo

Lorenzo è un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.




