Ex compagni di scuola si ritrovano a quasi 70 anni: scoppia una passione

Di : Lorenzo Dalmoro

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Un pensionato romano di 69 anni racconta di aver riacceso su Facebook un amore giovanile e di essersi trovato, a sorpresa, a vivere due relazioni parallele: il matrimonio di una vita e un ritorno di sensazioni perdute. Il caso mette in luce un tema sempre più comune tra chi smette di lavorare: la ricerca di identità e compagnia attraverso i social e le conseguenze personali e familiari che ne derivano.

La storia: un incontro che rimescola il passato

Massimo D., sposato da oltre quaranta anni con Antonietta, spiega di aver cominciato a usare davvero Facebook solo dopo il pensionamento, quando il tempo a disposizione è diventato improvvisamente molto. Tra messaggi e richieste di amicizia è riapparsa Lidia, la fidanzata dei primi anni di vita adulta.

Quella che all’inizio sembrava una scambio di ricordi è diventata una conversazione quotidiana, poi appuntamenti segreti. Massimo descrive la nuova relazione come un’esperienza che lo fa sentire di nuovo energico e proiettato, ma al contempo lo espone a un senso di colpa costante verso Antonietta, ignara di tutto.

Pensionamento, solitudine e ruolo sociale

La sospensione dell’attività lavorativa ha spinto Massimo a rivedere la sua giornata e il suo ruolo nella famiglia. Quando il lavoro non fornisce più struttura e riconoscimento, possono emergere vuoti inattesi.

Uomo maturo pensionato al computer, riflette sulla solitudine e il senso di ruolo perso
Il pensionamento porta spesso una perdita di identità professionale e di relazioni quotidiane.

Per molti uomini il lavoro non è solo reddito: è identità, relazioni quotidiane, motivo di orgoglio. La sua scomparsa può lasciare un bisogno di riscontro che talvolta viene colmato in modi improvvisi, come il ripristino di legami d’infanzia attraverso i social network.

La parola della psicologa

La dott.ssa Valentina Bigazzi, psicologa e psicoterapeuta, interpreta il caso come l’incontro tra nostalgia e una rinnovata percezione di sé. Secondo Bigazzi, non è corretto attribuire l’intero cambiamento alla nuova compagna ritrovata: spesso ciò che attrae è la versione di sé che si riattiva nel rapporto.

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La terapeuta sottolinea che la relazione può nutrire un senso di vitalità, ma non può fungere da cura permanente per una perdita di identità. «Vale la pena distinguere se ci si innamora veramente di una persona o della sensazione di essere di nuovo qualcuno», osserva.

  • Perdita di ruolo: il pensionamento può ridurre il senso di utilità personale.
  • Nostalgia e memoria: i social facilitano il ritorno a rapporti del passato.
  • Colpa e segretezza: mantenere una doppia vita pesa emotivamente e rischia di danneggiare chi è coinvolto.
  • Identità ritrovata: talvolta la novità serve a recuperare aspetti personali sopiti.

Secondo la specialista, la questione decisiva non è soltanto scegliere tra le due donne: è capire da dove nasce quel bisogno di sentirsi vivo e se la nuova relazione lo copre o lo risolve davvero.

Quali conseguenze e quali passi possibili

Il caso ha impatti pratici e morali: mette a rischio fiducia, stabilità familiare e il benessere emotivo di tutte le persone coinvolte. Inoltre evidenzia un fenomeno sociale attuale: la facilità con cui i social ricongiungono vite separate da decenni e il potenziale che questo ha di destabilizzare situazioni consolidate.

Per chi si riconosce in una vicenda simile, può essere utile fermarsi e riflettere su alcune domande chiave:

  • Sto cercando una persona o la sensazione che quella relazione mi procura?
  • Quale ruolo ha il pensionamento nella mia insoddisfazione attuale?
  • Quali rischi concreti comporta mantenere la situazione segreta?
  • Come posso affrontare il tema con rispetto verso tutti i coinvolti?

Non esiste una risposta unica: ogni scelta porta con sé conseguenze affettive e pratiche. Secondo gli esperti, riconoscere la radice del disagio — se di identità, di solitudine o di vera attrazione — è il primo passo per decidere con trasparenza e responsabilità.

In ultima istanza, la vicenda di Massimo è un esempio di come il tramonto di una carriera possa riaccendere parti di sé che si pensavano perdute, e di come i mezzi digitali amplifichino opportunità e dilemmi. Risolverli richiede onestà, tempo e, spesso, supporto professionale.

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