Yacht di Putin bloccato a Marina di Carrara: contratto scade a settembre, gestore in crisi

Di : Lorenzo Dalmoro

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All’imbocco del porto di Marina di Carrara, la presenza di uno yacth extralusso è diventata un punto di osservazione sulle conseguenze pratiche delle sanzioni internazionali: l’imbarcazione è ferma da anni, sotto sequestro, mentre la sua gestione e il futuro dei cantieri coinvolti rimangono avvolti nell’incertezza. La vicenda interessa non soltanto la politica estera, ma anche i bilanci di aziende locali e, potenzialmente, i contribuenti italiani.

Lo yacth in questione, registrato con il nome Scheherazade, fu bloccato il 6 maggio 2022 nell’ambito delle misure europee contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. L’arresto rientrava in una serie di provvedimenti che colpirono barche, case e altri beni riconducibili a dirigenti e oligarchi russi.

Un’imbarcazione fuori scala

Si tratta di una nave di grandi dimensioni: circa 140 metri di lunghezza distribuiti su sei ponti, con oltre venti cabine di lusso e dotazioni che vanno dagli elicotteri al cinema privato, dalla pista da ballo a strutture benessere avanzate. Lo yacth è rimasto ormeggiato a Marina di Carrara perché, prima del sequestro, risultava affidato a un contratto di refitting con il cantiere locale.

Interno di una cabina di lusso su uno yacht di grandi dimensioni con arredi sofisticati
Lo Scheherazade dispone di oltre venti cabine di lusso e strutture di classe mondiale

Secondo inchieste giornalistiche e indagini promosse dalla Fondazione Anti-Corruzione legata al dissidente Alexei Navalny, il proprietario ufficiale, Eduard Khudaynatov, avrebbe collegamenti finanziari con esponenti di vertice del potere russo. Tali ricostruzioni hanno contribuito alla decisione italiana di congelare il bene, pur lasciandone formalmente la proprietà all’intestatario.

Chi gestisce lo yacht

L’ente pubblico responsabile della custodia è l’Agenzia del Demanio, che ha nominato come amministratore Giovanni Costantino — all’epoca azionista di maggioranza e amministratore delegato di The Italian Sea Group, la società che svolgeva i lavori di manutenzione e ammodernamento.

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La ditta ha continuato a occuparsi sia degli interventi straordinari previsti dal contratto di refitting sottoscritto nel 2021, sia delle attività ordinarie di gestione; sull’unità operano ancora circa 25 membri dell’equipaggio, nonostante la nave sia ferma da tempo.

Una società in difficoltà

The Italian Sea Group è tra i principali costruttori italiani di mega-yacht, ma negli ultimi anni ha registrato una profonda crisi finanziaria. I risultati dei primi sei mesi del 2026 mostrano una perdita vicina a 16 milioni di euro e debiti scaduti non onorati per circa 258 milioni al 30 giugno.

Cantiere navale con gru e scafi in costruzione durante difficoltà economiche
The Italian Sea Group affronta una grave crisi finanziaria con perdite di 16 milioni nel primo semestre 2026

Nel mese di luglio Costantino ha lasciato la carica di amministratore delegato, pur mantenendo per il momento il ruolo di amministratore dell’imbarcazione. L’azienda sta predisponendo un concordato preventivo, la procedura concorsuale che tenta di ristrutturare i debiti per evitare il fallimento. Parallelamente è nata una competizione tra diverse imprese nautiche interessate a rilevare la società.

  • Sequestro: 6 maggio 2022
  • Proprietario ufficiale: Eduard Khudaynatov (presunti legami con la cerchia del potere russo)
  • Dimensioni: circa 140 metri, 6 ponti, oltre 20 cabine
  • Contratto di refitting: stipulato nel 2021, con scadenza 16 settembre 2026
  • Spese sostenute dal 2022: stima intorno a 40 milioni di euro
  • Situazione finanziaria del cantiere: perdite e debiti elevati; procedura di concordato in corso

Fonti giornalistiche indicano che le spese accumulate nei cantieri per i lavori sull’imbarcazione si aggirerebbero intorno ai 40 milioni dall’anno del sequestro in poi; allo stesso tempo i ricavi per le attività di refitting dell’azienda sono diminuiti drasticamente, con 17,1 milioni dichiarati nel 2025, quasi il 60% in meno rispetto all’anno precedente.

Fonti interne consultate da testate nazionali segnalano anche che il proprietario ufficiale avrebbe chiesto la nomina di un diverso amministratore per il bene. L’Agenzia del Demanio non ha rilasciato commenti pubblici, richiamando il vincolo del segreto d’ufficio che tutela le informazioni relative ai beni congelati.

Perché la vicenda conta

La situazione riassume più questioni che impattano direttamente sul territorio e sulle istituzioni: il rischio che l’intervento per la custodia di beni sotto sanzione gravi sui conti pubblici; la fragilità di un comparto industriale specializzato che dà lavoro a decine di persone sul territorio; e i limiti pratici dell’esecuzione delle sanzioni quando beni di grande valore restano fermi per anni.

Nei prossimi mesi saranno decisive le scelte sul futuro del cantiere e sull’esito del concordato, così come la decisione su chi continuerà a gestire lo yacth dopo la scadenza contrattuale del 2026. Per ora, l’unità rimane ormeggiata a Marina di Carrara: un simbolo materiale delle tensioni geopolitiche che producono effetti concreti a livello locale.

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