Una sofisticata frode informatica ha convinto l’allora presidente di Fideuram a disporre bonifici per quasi 95 milioni di euro verso conti all’estero; parte dei fondi è stata recuperata, ma restano ancora 36 milioni irrintracciabili. Il caso mette in luce come strumenti digitali — messaggi, email e voci generate dall’intelligenza artificiale — possano oggi neutralizzare controlli aziendali consolidati.
Secondo le ricostruzioni emerse, la truffa è partita con un messaggio WhatsApp che chiedeva trasferimenti urgenti per sfruttare un’operazione internazionale: la comunicazione sembrava provenire da Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, e avvalorava la richiesta con spiegazioni tecniche sul perché Intesa non potesse intervenire direttamente. Data l’appartenenza di Fideuram al gruppo Intesa e l’entità gestita dalla società, la richiesta non ha destato immediato scetticismo.
La serie di contatti è poi proseguita con una telefonata apparentemente di un legale coinvolto nella transazione: la voce era riconoscibile all’interlocutore, che conosce personalmente il professionista citato. Le indagini, però, indicano che quella conversazione è stata ricreata con tecniche di voice cloning a partire da registrazioni pubbliche presenti in rete.
Successivamente sono arrivate email che sembravano provenire dallo studio legale, con le indicazioni dei conti su cui effettuare i trasferimenti. L’iter ha portato all’esecuzione di bonifici per circa 95 milioni di euro.
Come è avvenuta la frode
Si tratta di un tipico esempio di CEO fraud, una frode in cui i malintenzionati si fingono un dirigente per convincere un dipendente a autorizzare pagamenti. Gli elementi chiave utilizzati qui combinano più tecniche:

- ingegneria sociale (social engineering) per creare urgenza e fiducia;
- spoofing di identità nelle comunicazioni;
- uso di strumenti di intelligenza artificiale per riprodurre la voce della persona incaricata.
Negli ultimi anni episodi analoghi sono cresciuti e si sono fatti più complessi: nel 2024, per esempio, una multinazionale di Hong Kong ha perso 25 milioni di dollari dopo che una videoconferenza contraffatta — un deepfake — aveva confermato la richiesta di trasferimento.
Recuperi, indagini e la parte ancora da trovare
I sistemi di allerta hanno limitato i danni: una banca cinese ha restituito immediatamente 40 milioni e ulteriori somme sono state recuperate grazie alle indagini coordinate dalla procura di Milano e all’azione di una banca in Portogallo. Complessivamente, dei 95 milioni trasferiti sono stati recuperati circa 59 milioni; rimangono quindi 36 milioni ancora non recuperati, che secondo gli investigatori potrebbero essere stati convertiti in criptovalute, principalmente bitcoin, per complicarne il tracciamento.

| Voce | Importo | Stato |
|---|---|---|
| Bonifici iniziali | Circa 95 milioni € | Effettuati |
| Recuperati dalla banca in Cina | 40 milioni € | Restituiti |
| Recuperati grazie a indagini internazionali | Circa 19 milioni € | Sequestrati / rientrati |
| Ancora mancanti | 36 milioni € | Probabilmente convertiti in criptovalute |
Il protagonista della vicenda, Paolo Molesini, non risulta indagato. A marzo aveva lasciato l’incarico per ragioni personali, decisione che era stata resa pubblica prima dello sviluppo delle indagini sulla frode.
Che cosa cambia per le banche e per i clienti
La vicenda sottolinea due punti concreti: le difese tradizionali possono essere aggirate quando l’attacco sfrutta la fiducia personale e la capacità dell’AI di replicare presenze reali; e la cooperazione internazionale delle autorità e degli istituti è cruciale per bloccare e recuperare fondi trasferiti all’estero.
- Controlli multilivello per autorizzazioni di pagamenti rilevanti e procedure indipendenti di verifica.
- Formazione continua sul social engineering per dirigenti e staff con accesso a flussi finanziari.
- Canali sicuri e verificati per comunicazioni sensibili, non basati solo su messaggistica istantanea.
- Accordi rapidi con corrispondenti esteri per la tempestiva segnalazione di frodi.
Per i lettori la lezione è chiara: anche istituzioni solide possono essere vulnerabili quando attacchi tecnologici e manipolazione psicologica si combinano. La diffusione di strumenti per clonare voci e creare contenuti sintetici rende urgente aggiornare protocolli e abitudini operative, in banca come nelle imprese.
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