Il governo ha confermato per il 2026 un trasferimento allo CNR vicino ai 734 milioni di euro: una cifra che, al netto delle esigenze correnti, non cambia la sostanza del problema. Con la legge di bilancio alle porte, la partita sui fondi e sulle stabilizzazioni dei ricercatori tornerร al centro del dibattito politico e sindacale.
Quel mezzo miliardo e piรน che lo Stato versa ogni anno al Consiglio nazionale delle ricerche rappresenta oggi quasi esclusivamente il costo del personale: circa il 90% del contributo statale รจ assorbito dagli stipendi dei quasi 9.000 dipendenti permanenti. Il margine rimasto รจ poco e non basta a finanziare la ricerca โliberaโ, le nuove assunzioni nรฉ a risolvere il problema della precarietร .
Il finanziamento statale per gli enti pubblici di ricerca passa attraverso il fondo ordinario istituito nel 1998, noto come FOE, che nel 2026 vale intorno a 1,5 miliardi di euro. Oltre al CNR, tra i principali beneficiari figurano lโIstituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e lโIstituto nazionale di astrofisica (INAF), ma il quadro finanziario resta frammentato.
Il bilancio complessivo del CNR รจ quasi il doppio del solo stanziamento statale: gli altri circa 600 milioni provengono da progetti competitivi, finanziamenti europei, contratti con lโindustria e commesse. Ciรฒ significa che la capacitร di produrre ricerca dipende sempre piรน dalla capacitร dei ricercatori di attrarre risorse esterne.

- Trasferimento statale 2026: ~734 milioni di euro
- FOE totale: ~1,5 miliardi di euro
- Contributi esterni al CNR: ~600 milioni
- Personale CNR: ~9.000 dipendenti
- Precari stimati: circa 4.000
La trasformazione del modello organizzativo e finanziario รจ cominciata soprattutto dagli anni Duemila: allโinizio del secolo gli istituti interni erano molti e piรน piccoli, con risorse dedicate a progetti non vincolati a bandi. Le riforme successive hanno ridotto il numero degli istituti e reso cruciale il ricorso a finanziamenti esterni, accentuando la logica โdi mercatoโ nella ricerca pubblica.
Per comprendere la dinamica attuale รจ utile ricordare una norma del 2001 che ha cambiato i conti interni: da allora gli enti di ricerca devono trovare autonomamente le risorse per coprire gli aumenti contrattuali. In pratica, ogni rinnovo di contratto nazionale incrementa i costi che il CNR deve assorbire nel proprio bilancio, senza ulteriori stanziamenti statali dedicati.
Il risultato รจ una strettoia sui nuovi ingressi: le assunzioni avvengono soprattutto con i posti che si liberano per pensionamento e i bandi sono stati pochi. Aumentano cosรฌ contratti temporanei, assegni di ricerca e collaborazioni: forme contrattuali che, sommate al ricorso massiccio al PNRR per progetti a tempo, hanno gonfiato il numero dei precari.

Precariato che non รจ un fenomeno solo numerico ma ancor prima una questione organizzativa. Secondo associazioni interne e sindacati, la conta dei precari รจ approssimativa: si parla di circa quattromila persone, ma la cifra reale resta incerta perchรฉ mancano censimenti completi, in particolare per chi rientra nel cosiddetto comma 2 della legge Madia.
La legge Madia, utilizzata in passato per stabilizzare parte del personale, distingue chi ha giร superato selezioni con piรน anni di contratto determinato (comma 1) da chi, invece, ha lavorato solo con forme piรน flessibili e richiede concorsi riservati (comma 2). Negli ultimi anni gli interventi in emergenza hanno prodotto numeri modesti rispetto al bisogno reale: nella legge di bilancio 2025, ad esempio, 10,5 milioni permisero la stabilizzazione di 185 ricercatori, lasciandone fuori centinaia giudicati idonei.
Molti ricercatori denunciano che lโesperienza italiana con il modello โaziendaleโ della ricerca ha effetti diversi rispetto ad altri Paesi: dove esiste un tessuto industriale pronto ad assorbire competenze scientifiche il passaggio fuori dallโaccademia รจ piรน semplice. In Italia, invece, lโinterscambio con lโindustria รจ limitato e la ricerca pubblica si trova spesso โcon il peggio di due mondiโ: precariato numeroso e retribuzioni inferiori rispetto agli omologhi europei.
| Paese | Etร media per posto fisso | Commento |
|---|---|---|
| Francia | 33 anni | Concorsi annuali e piรน assunzioni stabili |
| Regno Unito | 34 anni | Modello misto con percorsi stabili |
| Stati Uniti | 39 anni | Forte integrazione con industria, ma carriera piรน lunga |
| Italia | 43 anni | Accesso alla stabilitร ritardato e percorsi bloccati |
Le tensioni sul fronte contrattuale hanno provocato ondate di mobilitazione nel tempo: nel dicembre 2017, a seguito di proteste eclatanti, furono stanziati 57 milioni per la stabilizzazione dei precari negli enti di ricerca, di cui 41 andarono al CNR. Gli interventi straordinari hanno mitigato alcune criticitร , ma non hanno risolto il problema strutturale.
Un altro nodo รจ il blocco degli avanzamenti di carriera: i concorsi interni previsti dal contratto (articolo 15) non sono stati regolari per anni. Solo nel 2022 il governo ha stanziato 40 milioni per promuovere progressioni di livello e circa 1.800 posizioni sono state sbloccate grazie a risorse destinate al CNR, con procedure che si sono concluse solo nella primavera del 2026.
Tuttavia rimangono altri 1.500 idonei ancora senza passaggio a causa della mancanza di stanziamenti: da qui รจ nato il movimento Miart, che chiede finanziamenti stabili per attuare gli esiti concorsuali. Le stime parlano di circa 23 milioni di euro lโanno necessari soltanto per onorare quei risultati.
La gestione attuale della dirigenza del CNR privilegia accordi con partner privati e autofinanziamento: secondo il presidente e la direzione generale dellโente sono previste circa 300 assunzioni aggiuntive nei prossimi mesi, molte delle quali destinate alla stabilizzazione dei precari. I sindacati giudicano perรฒ lโimpegno insufficiente e chiedono risposte anche per chi rientra nel comma 2 della Madia e per chi attende progressioni di carriera.
La questione non รจ soltanto interna al CNR: la limitata capacitร di spesa discrezionale penalizza la strategia complessiva dellโente e la sua attrattivitร internazionale. Come piรน volte fatto notare anche da figure della comunitร scientifica, se si investisse in modo organico e continuativo ci sarebbero ricadute significative sulla qualitร della ricerca e sulla capacitร di trattenere talenti.
Per i prossimi giorni la posta in gioco รจ chiara: la legge di bilancio che il governo presenterร sarร lโultima di questa legislatura e deciderร se il Paese continuerร a intervenire ripetutamente in emergenza o se sceglierร una prospettiva di medio-lungo periodo per il sistema della ricerca pubblica.
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Lorenzo รจ un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.




