Di recente l’Unesco ha inserito Tashkent nella lista del patrimonio dell'umanità per il suo patrimonio di architettura modernista: un riconoscimento che sposta l’attenzione internazionale su una capitale ricostruita dopo il terremoto del 1966 e trasformata in laboratorio urbano del Novecento. Per chi pianifica un viaggio in Asia centrale, il risultato ha conseguenze pratiche sul turismo, sulla conservazione e sul modo in cui la città viene raccontata oggi.
Perché questo riconoscimento conta
La decisione dell’Unesco mette in luce il valore storico e architettonico di edifici realizzati nell’epoca sovietica, spesso trascurati ma oggi considerati parte della memoria urbana contemporanea. Sul piano pratico, l’iscrizione può facilitare finanziamenti per il restauro, aumentare l’interesse dei visitatori e stimolare dibattiti sul bilancio tra modernità e identità storica.
Tashkent è la principale città dell’Asia centrale, con circa quattro milioni di abitanti: nodo politico, economico e di trasporto dell’Uzbekistan e scalo abituale per chi raggiunge le più famose Bukhara e Samarcanda lungo la Via della Seta. Non basta una sosta rapida: per comprendere la sua complessità servono almeno due giorni.
Primo giorno: centro e modernità
Il cuore civico è la piazza dedicata ad Amir Timur, dominata dalla statua equestre del condottiero timuride; l’area mette in relazione il patrimonio storico con edifici istituzionali, il museo dedicato al fondatore dell’impero e la facciata dell’Hotel Uzbekistan, esempio di architettura sovietica rivisitata con motivi locali.

L’Hotel, progettato negli anni Settanta per resistere ai terremoti, combina linee essenziali e richiami alla tradizione uzbeka e ospita un bar panoramico che offre una vista ampia sulla città.
La metropolitana di Tashkent è essa stessa un’attrazione: inaugurata nel 1977, molte stazioni sono decorate con mosaici, colonne e vetrate che raccontano frammenti di storia sovietica e uzbeka. Tra le più celebri c’è la stazione dedicata ai viaggi spaziali, dove vetri colorati e ritratti dei pionieri del volo spaziale sovietico contribuiscono a creare un’atmosfera teatrale.
A pochi chilometri dal centro si staglia la torre televisiva, costruita negli anni Ottanta: oltre alla funzione tecnica, la struttura offre un bel punto panoramico con ristorante rotante a quota 97 metri.
Secondo giorno: storia, mercati e artigianato
Nel quadrante storico la visita ruota intorno al complesso di Hazrati Imam, che comprende la moschea Tillya Sheikh, la madrasa Barak Khan e la biblioteca che custodisce antichi manoscritti coranici. Qui si coglie il lato religioso e intellettuale della città, con mausolei e spazi di devozione che si sono stratificati nei secoli.

Eski Shahar, l’antico nucleo urbano, è un dedalo di vicoli, cortili e madrase: tra queste la Kukeldash, edificio del XVI secolo ricostruito più volte, testimonia le trasformazioni funzionali subite dal patrimonio — da scuola coranica a caravanserraglio e poi a museo, fino al ripristino della sua funzione educativa.
A pochi passi il bazar di Chorsu è il mercato popolare per eccellenza: sotto una grande cupola color turchese si vendono spezie, frutta secca, carne e prodotti da forno. È il luogo migliore per assaporare la cucina di strada e osservare il lavoro quotidiano degli artigiani.
Non lontano, la Abul Kasim Sheyh Madrasa ospita botteghe e laboratori dove miniaturisti, tessitori, cesellatori e ricamatrici mostrano tecniche tradizionali ancora vive: un’opportunità per vedere il processo creativo e acquistare manufatti locali.
Cibo e abitudini locali
Il piatto simbolo è il plov, riso cucinato con carne, legumi, verdure, spezie e frutta secca, preparato in grasso di pecora e servito tradizionalmente a pranzo. Le varianti locali cambiano a seconda del luogo — mercato o ristorante — e vale la pena provarlo nei banchi del Chorsu o in uno dei locali specializzati in città.
Per chi cerca un’esperienza gastronomica differente: il ristorante della torre televisiva propone una cucina più internazionale, mentre molte bancarelle del mercato offrono spuntini tipici e piatti di strada.
Consigli pratici
- Quando andare: primavera (aprile-maggio) e autunno (settembre-ottobre) per clima piacevole.
- Muoversi: la metropolitana è efficiente e scenografica; per le distanze maggiori conviene taxi o app locali.
- Cosa mettere in valigia: abbigliamento leggero per l’estate, giacche calde per l’inverno; scarpe comode per i mercati e i vicoli storici.
- Cultura: rispetto per i luoghi di culto e per le usanze locali; nelle moschee è richiesta un’abbigliamento sobrio.
Il riconoscimento Unesco apre una nuova fase per Tashkent: non si tratta solo di un’etichetta turistica, ma di una spinta a proteggere e comprendere un patrimonio urbano complesso, dove il modernismo sovietico convive con secoli di storia islamica e tradizioni artigiane.
Risorse utili: ufficio turistico cittadino e i portali ufficiali del turismo dell’Uzbekistan forniscono aggiornamenti su aperture, mostre e itinerari consigliati.
Articoli simili
- Questa città è stata appena eletta “migliore gastronomia del mondo” da Time Out nella sua ultima classifica
- La città più sottocosto d’Europa: questa destinazione poco conosciuta è un vero gioiello
- Basilica: calendario di concerti da non perdere con musica sacra e arte contemporanea
- Alvar Aalto riconosciuto patrimonio Unesco: cosa cambia per musei e turismo
- Una spiaggia segreta lunga 10 km dove le foche si rilassano ogni giorno con la bassa marea: da non credere!

Lorenzo è un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.




