Tre ex calciatori dell’Ac Bra condannati: 12 anni complessivi per violenza su una donna torinese

Di : Teodoro Montani

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Una sentenza del Tribunale di Asti chiude il primo grado del processo per presunta violenza sessuale che vede coinvolti tre ex calciatori del Bra Calcio: il giudice ha inflitto pene detentive e disposto un risarcimento immediato alla ragazza che aveva denunciato l’episodio. Il verdetto, pronunciato oggi con il rito abbreviato, ridisegna la vicenda giudiziaria e apre la strada al secondo grado di giudizio.

La decisione interessa non solo le persone coinvolte, ma anche il dibattito pubblico sul tema della responsabilità e della tutela delle vittime: l’esecuzione immediata di una provvisionale sottolinea la rilevanza degli aspetti civili collegati alla vicenda penale.

Le condanne

Il Gup del Tribunale di Asti, Victoria Dunn, ha letto il dispositivo alla presenza degli imputati. Le pene stabilite in primo grado con rito abbreviato sono le seguenti:

Interno di un'aula di tribunale con banco del giudice e martelletto
Il tribunale dove è stata pronunciata la sentenza in primo grado.

  • Fausto Perseu – 4 anni e 2 mesi di reclusione
  • Alessio Rosa – 4 anni e 2 mesi di reclusione
  • Christ Jesus Mawete – 3 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione

Il tribunale ha inoltre riconosciuto alla parte civile una provvisionale immediatamente esecutiva di 50.000 euro, e un risarcimento di 5.000 euro destinato a ciascuno dei genitori della vittima. La donna si è costituita parte civile con l’avvocato Luca Cavallo.

Fatti e accertamenti

I fatti contestati risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno, nell’abitazione a uso di Perseu, durante i festeggiamenti per la promozione del Bra in Serie C. Secondo l’accusa, la ventenne torinese sarebbe stata vittima di abusi nell’abitazione indicata.

La Procura, seguita dal pubblico ministero Davide Greco, ha fondato la propria ricostruzione su una serie di dichiarazioni ritenute coerenti e credibili dal giudice. Gli imputati, attraverso le rispettive difese, avevano invece sostenuto che il rapporto fosse stato consensuale.

Reazioni in aula e prossimi passi

Alla lettura della sentenza la tensione in aula è aumentata: la madre di uno degli imputati ha avuto uno sfogo, contestando alcune valutazioni e rivolgendo accuse all’avvocato della parte civile. All’esterno del palazzo di giustizia, assistita dai legali Lidia Rossi e Gianluca De Bonis, ha espresso amarezza per il verdetto, dichiarando di aver esaminato gli atti e di non aver riscontrato segnali di coercizione nel comportamento dei ragazzi.

Parente in aula con gesto di sfogo, altri presenti tesi
Tensione in aula durante la lettura del dispositivo e reazioni dei familiari.

I difensori hanno già annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza: il termine entro cui il tribunale dovrà depositare le motivazioni è di novanta giorni, dopo i quali sarà possibile presentare appello e ottenere l’esame del giudizio di secondo grado.

Perché la sentenza è rilevante

L’esito del processo ha ricadute pratiche e simboliche: da un lato definisce responsabilità penali e obblighi risarcitori, dall’altro influisce sulla percezione pubblica di casi analoghi nel mondo dello sport e tra i giovani. La pronuncia di una provvisionale immediata sottolinea la necessità di tutela economica per la parte offesa già in fase di primo grado.

  • Impatto legale: condanne con rito abbreviato e possibilità di sconto di pena al momento dell’eventuale sentenza definitiva.
  • Tempi processuali: motivazioni entro 90 giorni, poi appello se le difese lo riterranno opportuno.
  • Aspetti civili: provvisionale esecutiva per la presunta vittima, che garantisce un ristoro immediato prima della definizione definitiva del processo.

La vicenda resta dunque aperta: il percorso giudiziario proseguirà nei gradi successivi e sarà possibile verificare, alla luce delle motivazioni che saranno depositate, come il tribunale abbia valutato le singole prove e i conflitti di versione emersi in dibattimento.

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