Piemonte stanzia 2 mln per donne vittime di violenza: potenziati centri e rifugi

Di : Teodoro Montani

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La Regione Piemonte ha destinato oggi oltre 2,18 milioni di euro per rinforzare i servizi di tutela rivolti alle donne vittime di violenza: un intervento pensato per potenziare ascolto, accoglienza e percorsi di autonomia. La decisione arriva in un periodo segnato da casi recenti che rimettono al centro l’urgenza di attivare protezioni tempestive sul territorio.

Misure e destinatari

Il pacchetto finanziario, approvato con risorse del Fondo per le politiche sui diritti e le pari opportunità, è rivolto ai soggetti iscritti all’Albo regionale: attualmente la rete comprende 23 Centri antiviolenza e 13 Case rifugio, che operano in collegamento con servizi sociosanitari e assistenziali locali.

Ingresso di un centro antiviolenza con volantini informativi e area accoglienza
I centri antiviolenza dell’Albo regionale offrono ascolto e prima accoglienza.

Gli obiettivi sono multipli: rafforzare la prima accoglienza e l’assistenza legale e psicologica, sostenere interventi di emergenza e finanziare soluzioni abitative temporanee, ma anche favorire i percorsi verso l’autonomia economica e abitativa dopo la fase critica.

Ripartizione delle risorse

  • Totale stanziato: €2.185.712,77
  • Centri antiviolenza: €863.466 — potenziamento delle attività di ascolto, assistenza e presa in carico
  • Case rifugio: €706.491 — gestione dei posti letto e accoglienza immediata
  • Accoglienza d’emergenza: €307.877,88 — risorse per bisogni straordinari e urgenti
  • Soluzioni di secondo livello: €307.877,89 — percorsi di transizione verso autonomia residenziale

Modalità di assegnazione

La distribuzione interna tiene conto di criteri di equità e di utilizzo effettivo dei servizi nel corso del 2025, privilegiando sia una quota fissa per garantire coperture minime sia quote variabili legate all’attività svolta.

In particolare, la Regione ha previsto criteri diversi a seconda del tipo di struttura:

  • Per i Centri antiviolenza: il 60% delle risorse sarà suddiviso in parti uguali tra i centri iscritti all’Albo; il 40% verrà ripartito in base al numero di donne oltre i 14 anni seguite nel 2025.
  • Per le Case rifugio: il 60% del finanziamento segue il numero di posti letto, il restante 40% tiene conto delle donne accolte e della durata della permanenza nel 2025.
  • Per l’accoglienza in emergenza: il 50% delle risorse sarà ripartito in egual misura tra i soggetti titolari dei posti; il 30% sarà distribuito in base al numero di donne accolte e il 20% in base alle giornate totali di accoglienza.
  • Per le soluzioni di secondo livello: il 50% in quota uguale, il 20% legato alle persone accolte e il 30% alle giornate complessive di accoglienza.

Integrazione con la rete territoriale

Il provvedimento promuove inoltre un rafforzamento della collaborazione tra amministrazioni pubbliche, terzo settore e associazioni locali, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento e il collegamento dei Centri antiviolenza con il numero nazionale di pubblica utilità 1522.

Incontro di rappresentanti di associazioni e istituzioni in una sala riunioni
Coordinamento tra amministrazioni, terzo settore e associazioni locali per risposte integrate.

Secondo l’assessora regionale alle Pari Opportunità, Marina Chiarelli, le risorse servono non solo a sostenere le strutture ma anche a permettere interventi tempestivi prima che le situazioni degenerino: è fondamentale intercettare segnali di rischio, rompere l’isolamento e garantire risposte immediate.

Perché questa decisione conta adesso

Le risorse approvate hanno un impatto concreto su chi cerca aiuto oggi: più posti, più sostegno psicologico e legale, capacità di intervenire nelle emergenze e strumenti per accompagnare la ricostruzione di autonomia personale e abitativa.

Nel breve termine, il rafforzamento della rete riduce i tempi di risposta; nel medio periodo, investire in percorsi di autonomia significa diminuire il rischio che le vittime ricadano in situazioni di dipendenza o vulnerabilità economica.

Rafforzare i servizi locali e la loro capacità di coordinamento con i numeri di pubblica utilità rimane una leva cruciale per prevenire escalation di violenza e offrire protezioni tempestive alle donne e ai loro figli.

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