Festival del clima sbarca in Valle di Susa: eventi e dibattiti a Bardonecchia, Oulx e Torino

Di : Teodoro Montani

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Dal 5 giugno al 30 luglio 2026 un festival diffuso tra città e alta quota mette le montagne al centro del dibattito sul clima: ciò che oggi si osserva sui ghiacciai e nei boschi alpini anticipa scenari che riguardano direttamente l’acqua, l’economia e la qualità della vita delle aree urbane. L’edizione di quest’anno trasforma dati e ricerche in incontri, uscite sul territorio e iniziative pensate per coinvolgere famiglie e scuole.

La manifestazione, promossa dall’Associazione CentroScienza nell’ambito delle Settimane della Scienza, parte simbolicamente il 5 giugno — Giornata Mondiale dell’Ambiente — e si svolge tra Torino, Bardonecchia e Oulx fino alla fine di luglio. L’obiettivo dichiarato è rendere tangibile il messaggio che dalle montagne arrivano segnali concreti sulle traiettorie del clima globale.

Al centro del progetto c’è un riferimento chiaro agli obiettivi climatici internazionali: contenere il riscaldamento entro 1,5 °C rispetto all’era preindustriale. Questo numero diventa la cornice per programmi che uniscono divulgazione scientifica, arte visiva e attività pratiche sul territorio.

Elisa Palazzi, climatologa e presidente del Comitato Scientifico di CentroScienza, cura il percorso scientifico: insieme a ricercatori, storici dell’ambiente, artisti e divulgatori guiderà conversazioni e uscite che spiegano perché le montagne sono indicatori privilegiati del cambiamento.

Torino funge da base urbana del festival: il Museo Nazionale della Montagna ospita talk su resilienza climatica, gestione delle risorse idriche e ruolo delle foreste, con ospiti provenienti dal mondo scientifico e culturale. Gli incontri combinano dati, narrazioni e osservazioni del paesaggio per mettere in relazione la vita cittadina con i processi alpini.

  • Date: 5 giugno – 30 luglio 2026 (apertura il 5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente)
  • Luoghi: Torino, Bardonecchia, Oulx e alta quota
  • Curatela scientifica: Elisa Palazzi
  • Attività principali: incontri, laboratori per famiglie e scuole, visite guidate scientifiche, esperienze in quota
  • Elementi visivi: mostra fotografica Sottoterra di Jacopo Pasotti (Islanda, Ande, ambienti estremi)

Tra gli appuntamenti previsti, alcuni puntano a raccontare il rapporto tra esplorazione, paesaggio e ricerca: uscite guidate al Museo della Montagna con letture del territorio, dialoghi in alto con voci della divulgazione e della letteratura d’alpinismo, e un incontro in quota al Bivacco del Sommeiller con il climatologo Luca Mercalli, pensato per pochi partecipanti e con attenzione a contenere l’impatto ambientale.

Il programma include anche laboratori per bambini e ragazzi, realizzati con enti come il CNR di Torino e il Museo Regionale di Scienze Naturali: attività pratiche volte a far comprendere, con metodologie accessibili, i legami tra ciclo dell’acqua, biodiversità alpina e città. In parallelo si esplorano linguaggi diversi per raccontare il cambiamento climatico, dalla fotografia-documento alla fumettistica, con presenze come Alessia Iotti (Alterales).

Per il pubblico urbano l’edizione 2026 punta a mettere in connessione osservazioni scientifiche e scelte quotidiane: la riduzione dei rischi idraulici, la conservazione delle fonti d’acqua dolce e il mantenimento dei servizi ecosistemici dipendono anche da quanto si riesce a capire oggi delle montagne. Per le comunità di montagna, invece, il festival offre una vetrina su pratiche di gestione sostenibile e prospettive di adattamento.

Per chi segue le questioni climatiche, l’interesse è pratico e immediato: eventi come questo contribuiscono a trasformare misure e scenari in esperienze concrete, utili a orientare politiche locali e comportamenti individuali. Osservare l’evoluzione delle aree alpine significa leggere, in anticipo, problemi che presto saranno più evidenti anche nelle città.

La manifestazione si configura dunque come un laboratorio culturale e scientifico distribuito sul territorio: non solo informazione, ma occasioni di confronto diretto con gli ambienti che segnalano per primi le conseguenze del riscaldamento globale.

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