Costituzione Italiana: Una Storia di Doveri Prima dei Diritti! Scopri Come

Di : Teodoro Montani

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Recentemente è stato pubblicato da Guerini e Associati il libro “La rivoluzione del buon senso. Per un paese normale”, scritto da Giuseppe Valditara. Il testo riflette il pensiero del ministro dell’Istruzione riguardo l’educazione e la società. Di seguito, un estratto dell’opera.


La scuola deve trasmettere un messaggio chiaro: la responsabilità personale è un valore essenziale.

Il tema della responsabilità individuale è ricorrente nei dibattiti della Costituente. Giuseppe Saragat, il 13 febbraio 1947, ne parlava come di un elemento inscindibile dalla libertà umana. L’articolo 27 della Costituzione, al primo comma, afferma: «la responsabilità penale è personale», sottolineando che l’infrazione non è imputabile alla collettività ma all’individuo che ha agito. Il terzo comma stabilisce che la pena deve avere una funzione rieducativa, implicando che non può esserci redenzione senza un richiamo alla responsabilità personale.

Il termine “responsabilità” deriva dal latino respondere, che implica un nesso forte tra le azioni di un individuo e le relative conseguenze. Il cristianesimo, che ha fortemente influenzato i nostri valori e che è una religione della libertà, implica la responsabilità personale delle scelte fatte. Infatti, peccato e crimine possono essere redenti, ma solo attraverso il pentimento e la redenzione nel primo caso, e una pena rieducativa, come specificato dalla Costituzione, nel secondo. Libertà e responsabilità sono quindi strettamente correlate nelle radici culturali della nostra civiltà. […]

Per questo è cruciale riaffermare il valore della responsabilità individuale a partire dalle giovani generazioni nelle scuole, ignorando coloro che confondono una politica di responsabilizzazione con una meramente punitiva, come talvolta proposto da certi settori della stampa.

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Chi commette un errore deve assumersene le conseguenze. Questo principio l’ho ricordato spesso, specialmente in riferimento ai danni a scuole seguiti a occupazioni, trovando forte opposizione da parte di una certa sinistra che associa punizione a repressione. La necessità di sanzioni per affermare la responsabilità individuale è evidente dalla realtà e dall’analisi dei fenomeni storici. Una sanzione che non nasce da un desiderio di punire per crudeltà o sadismo, ma per educare e far crescere chi ha infranto le regole, garantendo così un’ordine sociale che permette il benessere collettivo.

AUTORITÀ

È fondamentale reintrodurre il concetto di autorità nella scuola per ristabilirlo nella società. Una docente mi ha raccontato un episodio accaduto poco dopo la mia nomina a ministro: mentre lei stava spiegando, una studentessa ha acceso il cellulare per ascoltare musica, ignorando le richieste dell’insegnante di spegnerlo. Con arroganza, la ragazza ha risposto: «Io non riconosco la tua autorità». Una situazione simile si è verificata in una scuola lombarda, dove il rifiuto di spegnere il cellulare e la contestazione dell’autorità dell’insegnante hanno portato a un esito violento: lo studente ha colpito il docente al viso, fratturandogli il setto nasale. La crisi dell’autorità scolastica, aggravata negli ultimi trent’anni dalla perdita dell’alleanza tra famiglia e scuola, è stata analizzata da Luca Ricolfi in un articolo sul Messaggero. Secondo Ricolfi, il deterioramento del dialogo tra genitori e figli non deriva da un deficit di empatia, ma dal fatto che i genitori hanno iniziato a comportarsi come sindacalisti dei propri figli, perdendo così il loro alleato più importante: l’insegnante. I giovani oggi crescono senza regole chiare e rispettate, in un ambiente di iperprotezione e tolleranza pedagogica che ha eroso il concetto di autorità, portando a situazioni di anarchia e violenza.

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L’EREDITÀ DI MAZZINI

La Costituzione italiana pone sempre accanto ai diritti, i doveri. È emblematico l’articolo 2 che afferma: «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo […] e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». La Parte prima della Costituzione è intitolata «Diritti e doveri dei cittadini», riflettendo l’influenza di Giuseppe Mazzini e il suo “Doveri dell’uomo”, un vero manuale di educazione civile. Durante i dibattiti della Costituente, il relatore Umberto Merlin e altri facevano spesso riferimento a Mazzini, sottolineando l’importanza dell’educazione ai doveri per fondare una società armoniosa e durevole. Aldo Moro, pochi giorni prima del suo rapimento, esprimeva un concetto simile: il paese non potrà progredire senza un rinnovato senso del dovere.

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