La polemica scoppiata in Australia dopo test indipendenti che hanno mostrato SPF inferiori a quelli indicati in etichetta ha riacceso il dibattito sull’affidabilità delle creme solari anche in Europa. La domanda che molti si pongono oggi è semplice: possiamo fidarci delle protezioni vendute nei nostri mercati e, soprattutto, come usarle per proteggere davvero la pelle?
Cosa è successo in Australia e perché importa
La scorsa estate alcuni esperimenti indipendenti hanno rilevato discrepanze tra il valore di protezione pubblicizzato e quello misurato su diversi prodotti solari molto diffusi: in alcuni casi l’SPF reale era nettamente più basso. La questione ha avuto risonanza internazionale soprattutto perché l’Australia registra tra le incidenze più alte al mondo di melanoma cutaneo (fino a 50 casi l’anno per 100.000 abitanti), un dato che rende la correttezza delle etichette un tema di salute pubblica.
Anche in Europa e in Italia — dove l’incidenza è inferiore ma la prevenzione resta strategica — la notizia ha generato allarme. Sui social sono circolate teorie errate e paure non dimostrate: per questo è utile fare chiarezza sulle modalità di test e sulle regole che disciplinano i solari nel mercato europeo.
Come si calcola l’SPF in Europa
Secondo il metodo applicato negli studi europei più affidabili, la misura dell’SPF si basa su test clinici condotti con volontari. Il prodotto viene steso su aree di pelle e la cute è poi esposta a dosi crescenti di radiazione ultravioletta fino a individuare la quantità minima che provoca arrossamento.
Il rapporto tra la dose minima necessaria per provocare eritema sulla pelle protetta e quella sulla pelle non protetta definisce l’SPF. Nel protocollo sono standardizzati diversi parametri:
- Quantità applicata: 2 milligrammi per centimetro quadrato di cute;
- Fototipi: vengono coinvolti soggetti con diversi tipi di pelle;
- Composizione nota: al momento del test si conoscono già percentuali e tipologie di filtri presenti nella formula — tipicamente i filtri rappresentano circa il 20% della composizione.
Gisberto Caccia, chimico farmaceutico e docente di cosmetologia, ricorda che il valore di laboratorio è un’indicazione rigorosa della potenza del prodotto, ma non elimina la necessità di corretto uso quotidiano.
Perché in spiaggia la protezione può scendere
Il divario tra protezione misurata in laboratorio e protezione effettiva sul bagnasciuga è spesso legato all’uso improprio: si applica meno prodotto di quanto previsto, si suda, ci si bagna o si sfrega la pelle con l’asciugamano. Tutti questi fattori riducono il film protettivo e quindi la protezione reale.
La soluzione non è cambiare radicalmente tipo di solare, ma adottare comportamenti più rigorosi: riapplicare frequentemente, usare la dose corretta e integrare con indumenti protettivi.
Regole e sicurezza: il quadro normativo europeo
In Europa ogni cosmetico immesso sul mercato deve essere registrato attraverso il Cosmetic Product Notification Portal (CPNP), dove vengono depositati i dati sul prodotto e gli ingredienti. Le valutazioni di tollerabilità e i profili tossicologici sono basati su analisi condotte da enti indipendenti e strutture accademiche.
Secondo Caccia, oltre ai filtri chimici e fisici è importante anche la presenza di componenti antiossidanti che supportano la difesa della pelle contro i danni indotti dai raggi UV.
Consigli pratici per usare bene un solare
- Quantità: applicare abbondantemente — non meno di 2 mg/cm² come riferimento di laboratorio; in pratica questo corrisponde a circa una quantità generosa per ogni area corporea;
- Tempistica: stendere la crema 15–30 minuti prima dell’esposizione al sole e riapplicare ogni 2–3 ore;
- Dopo il bagno: riapplicare sempre dopo esserti asciugato, anche se sull’etichetta c’è scritto “resistente all’acqua”;
- Protezione combinata: usare indumenti, cappello e occhiali da sole e cercare l’ombra nelle ore centrali;
- Scegliere prodotti notificati: prediligere marche e confezioni con informazioni chiare sugli ingredienti e la presenza di notifica al portale europeo quando disponibile.
In mancanza di certezza sul prodotto a disposizione, i consigli rimangono gli stessi suggeriti dagli enti di prevenzione: coprirsi, applicare la crema e proteggere testa e occhi. L’approccio più prudente combina schermi solari e misure fisiche di protezione.
In sintesi: i test europei di laboratorio per l’SPF sono rigorosi e scientificamente standardizzati, ma l’efficacia reale dipende dall’uso corretto. La vicenda australiana sottolinea l’importanza dei controlli indipendenti e della trasparenza, mentre per i consumatori la cura quotidiana e la riapplicazione rimangono le armi migliori contro i danni del sole.
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Lorenzo è un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.




