Embrione sbagliato a Napoli: bimba nasce con il dna di altri genitori

Di : Lorenzo Dalmoro

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Una coppia di Napoli ha reso pubblica una scoperta che riapre il dibattito sulla sicurezza dei centri di riproduzione assistita: la bambina nata a giugno 2025 sarebbe frutto dell’impianto di un embrione appartenente ad un’altra coppia, impiantato per errore nel reparto di Procreazione Assistita dell’ospedale San Paolo. Il caso solleva questioni immediate sulla responsabilità delle strutture e sulla tutela dei pazienti.

Secondo il racconto della coppia, le prime procedure erano iniziate nel 2024 dopo un impianto che non aveva dato esito; a giugno dello scorso anno è nata la bambina, e solo alla dimissione i genitori hanno notato una discrepanza: il gruppo sanguigno neonatale risultava diverso dal loro. Esami successivi, incluso un test del DNA richiesto dall’ospedale, hanno confermato che i genitori biologici non erano i coniugi napoletani.

Che cosa è successo e quali accertamenti sono in corso

La coppia ha dichiarato di non aver ricevuto informazioni dall’Asl Napoli 1 Centro per circa un anno sui cinque embrioni conservati presso il centro. I coniugi hanno spinto per chiarimenti e presentato denuncia; la procura di Napoli ha aperto un’indagine per lesioni colpose.

L’Azienda sanitaria ha pubblicato una nota affermando che non ci sarebbe stato uno scambio di embrioni, ma rimangono molte domande aperte sul come l’errore sia avvenuto e su eventuali altre persone coinvolte.

Controlli in laboratorio: cosa prevedono le procedure

Negli ambienti di embriologia è prassi applicare misure di tracciabilità e doppio controllo: solitamente ogni fase della manipolazione biologica viene eseguita da un operatore e verificata da un secondo, con confronti incrociati fra i dati delle provette e quelli delle pazienti. Questi protocolli dovrebbero ridurre al minimo il rischio di scambi.

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Laboratorio di embriologia con doppio controllo delle procedure e tracciabilità del materiale biologico
I protocolli di controllo in embriologia prevedono il doppio controllo di ogni fase di manipolazione

Tuttavia, come spiegano esperti del settore, gli incidenti non sono impossibili: si parla di frequenze molto basse (dell’ordine di uno ogni 10.000–12.000 cicli), e possono verificarsi per una concatenazione di circostanze impreviste che sfuggono anche al controllo umano.

  • Tempistica: procedure iniziate nel 2024; nascita della bambina a giugno 2025; confronto con il caso del San Raffaele di Milano, in cui un errore simile è stato individuato e bloccato tempestivamente a fine luglio.
  • Accertamenti sanitari: esami del gruppo sanguigno, ripetizione degli esami, test del DNA hanno portato alla scoperta della discrepanza.
  • Azioni istituzionali: denuncia della coppia, indagine della procura di Napoli per lesioni colpose, ispezioni dei carabinieri del NAS e chiusura temporanea del centro per oltre un anno.
  • Stato del centro: il centro del San Paolo ha riaperto all’inizio di agosto dopo verifiche interne; l’ASL dichiara di aver implementato nuove procedure e strumenti tecnologici per i controlli del materiale biologico.

Oltre alla dimensione giudiziaria, il caso evidenzia una questione sistemica: molte tecnologie di tracciabilità e controllo esistono ma non sono sempre obbligatorie, e la maggior parte dei centri sono strutture private in cui i costi per i pazienti sono elevati (un ciclo può superare i 5.000 euro).

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di attenzione pubblica verso le tecniche di procreazione assistita: la possibilità, seppur rara, di errori nei laboratori impone verifiche sia sui protocolli operativi sia sulla trasparenza delle comunicazioni verso i pazienti.

Implicazioni immediate

Per le coppie coinvolte la scoperta ha conseguenze pratiche e psicologiche profonde: si intrecciano aspetti di identità familiare, responsabilità clinica e diritto all’informazione. Sul piano istituzionale, il caso potrebbe spingere a valutare l’obbligatorietà di strumenti di tracciamento più avanzati e di procedure di audit più stringenti.

Le indagini giudiziarie e le verifiche interne promosse dall’ASL proseguono: solo i risultati ufficiali potranno chiarire la catena degli eventi e stabilire eventuali responsabilità.

Resta intanto la domanda centrale per i pazienti dei centri di fertilità: come garantire che simili errori restino estremamente rari e, quando avvengono, vengano individuati e gestiti tempestivamente?

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