Torino è stata scelta come sede dell’EuroPride 2027: dal 18 al 26 giugno la città piemontese ospiterà nove giorni di appuntamenti dedicati ai diritti civili e alla comunità LGBTQIA+. La decisione arriva in un momento politico teso in Italia, con leggi incompiute e un dibattito pubblico acceso, e promette impatti culturali ed economici che oltrepassano il calendario della manifestazione.
Un evento pensato come segnale politico e culturale
Gli organizzatori presentano l’EuroPride non solo come una serie di eventi festivi, ma come un’occasione di mobilitazione civile. La cerimonia di lancio è avvenuta in una scuola — scelta voluta per ribadire il dissenso verso il decreto Valditara — e per collegare il tema dei diritti all’educazione e alle nuove generazioni.
Alessandro Battaglia, presidente del comitato organizzatore, ha sottolineato che l’intento è incidere su due piani: sociale e legislativo. La manifestazione, ha spiegato, nasce per mettere in luce le discriminazioni ancora presenti nel Paese e per «trasformare l’attenzione pubblica in pressione sul piano delle politiche». La candidatura torinese era stata scelta dall’assemblea dell’EPOA a novembre 2024, prevalendo su altre quattro proposte europee.
Numeri, flussi e ritorni economici
Le stime fornite dagli organizzatori variano a seconda delle fonti: su scala giornaliera la città potrebbe vedere afflussi complessivi che sfiorano le centinaia di migliaia di partecipazioni nel corso dei nove giorni, mentre il dossier ufficiale parla di 40.000–60.000 turisti internazionali attesi.
Secondo i calcoli del comitato, la spesa diretta dei visitatori dovrebbe collocarsi tra i 15 e i 25 milioni di euro; l’impatto economico complessivo — tenendo conto degli effetti indiretti sull’indotto — viene stimato fino a circa 50 milioni. Per alcuni osservatori questi numeri rendono l’appuntamento comparabile ad altri eventi internazionali che hanno contribuito a rilanciare la visibilità della città.
- Date: 18–26 giugno 2027
- Luogo: Torino, con iniziative diffuse sul territorio
- Partecipazione prevista: afflussi complessivi elevati; 40.000–60.000 turisti internazionali stimati
- Impatto economico stimato: spesa diretta 15–25 milioni; ricadute totali fino a ~50 milioni
- Ospite d’onore: Luciana Littizzetto (ambasciatrice dell’evento)
Dimensione europea e alleanze
Per Patrick Orth, presidente dell’associazione che coordina i Pride in Europa, l’EuroPride serve a rafforzare reti di scambio tra organizzazioni e a riaffermare la diversità come valore europeo. Secondo Orth l’evento avrà ricadute durature sulle comunità locali e aiuterà a consolidare pratiche comuni nella difesa dei diritti.
Nel suo intervento ha ricordato come le mobilitazioni transnazionali abbiano spesso accelerato cambiamenti politici e sociali, citando esperienze di solidarietà da altri Paesi come esempio di come la cooperazione possa produrre aperture e riforme.
Ospiti e temi al centro del dibattito
Tra gli ospiti annunciati c’è la comica e autrice Luciana Littizzetto, che ha descritto la scelta di Torino e il format che partirà dalla scuola come un «segnale forte». Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla norma contro l’omotransfobia — il cosiddetto Ddl Zan — tuttora bloccata in Parlamento: per Littizzetto la priorità è tutelare chi subisce violenze e discriminazioni, e a preoccupare è soprattutto l’«odio» sociale più che qualsiasi forma d’affetto.
La presenza di figure di primo piano dello spettacolo e della società civile punta a tenere alta l’attenzione mediatica e a collegare la dimensione celebrativa con quella dei diritti concreti e delle richieste legislative.
Il sindaco: Torino come «laboratorio»
Il sindaco Stefano Lo Russo ha definito la candidatura torinese un atto di valore simbolico e culturale. Per il primo cittadino la forza della città risiede nell’abilità di costruire reti e progetti condivisi: in momenti di polarizzazione politica, ha detto, la capacità di collaborazione diventa cruciale per preservare conquiste civiche e sociali.
Lo Russo ha invitato ad interpretare l’appuntamento come un’opportunità per mostrare la Torino che «sa confrontare visioni diverse» e per dimostrare come progetti culturali e diritti possano alimentare sviluppo e coesione.
Né solo festa né pura protesta: gli organizzatori immaginano una settimana che combinerà parate con conferenze internazionali, spettacoli e iniziative diffuse nei quartieri, con l’obiettivo di lasciare un’eredità oltre i giorni dell’evento.
Con meno di un anno all’apertura, il conto alla rovescia è iniziato. Per la città la sfida sarà gestire flussi, sicurezza e impatti economici, mentre sul piano nazionale l’EuroPride potrebbe riaccendere il confronto sulle leggi a protezione delle persone LGBTQIA+ e sull’educazione civica nelle scuole.
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