Frana a Petacciato: cosa cambia per residenti e viabilità

Di : Lorenzo Dalmoro

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Da Petacciato la costa adriatica è diventata una linea spezzata: in pochi giorni uno smottamento storico ha interrotto trasporti, isolato frazioni e costretto decine di persone a lasciare le loro case. La frana, riattivata dalle piogge, rimette al centro il tema della gestione del territorio e della sicurezza sulle coste molisane.

Dal belvedere del corso principale si percepisce l’entità del fenomeno: la fascia interessata supera i 4 chilometri quadrati e mostra più livelli di terreno che scivolano verso il mare. Le deformazioni non sono sempre vistose a colpo d’occhio, ma si notano dalle cavità nelle strade, dalle crepe sull’asfalto e dai cedimenti dei marciapiedi e dei muri.

Anche il punto panoramico ha subito uno scorrimento: poco più in là sono scesi giardini privati e un piccolo parco con panchine affacciate sul mare. Cesidio di Nuoscio, 78 anni e residente della zona, racconta che il fronte ha inghiottito i suoi fichi d’India ma si è fermato davanti al cancello di casa. È abituato a questi eventi — ricorda smottamenti anche del 2015 — ma ora, con la sua abitazione sul ciglio, la preoccupazione è diversa.

La natura del dissesto

Secondo studi geologici locali, il problema nasce nel sottosuolo: sotto la collina ci sono strati di argilla coperti da sabbie e ghiaie più compatte, talvolta spesse fino a quaranta metri. Questi orizzontamenti sono inclinati verso il mare di circa sette gradi; quando le argille si saturano d’acqua perdono coesione e diventano scivolose, favorendo il movimento della massa sovrastante.

Il fenomeno non è nuovo: la collina che ospita il paese si muove lentamente da almeno un secolo. Eventi documentati del passato (tra cui spostamenti dei binari ferroviari e chiusure temporanee di strada e autostrada) confermano la periodicità delle riattivazioni legate a piogge intense e prolungate.

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Impatto sui trasporti e sull’abitato

La riattivazione avvenuta nella mattina del 7 aprile, favorita dalle piogge persistenti, ha deformato infrastrutture e assi viari: la statale 16 è sprofondata di circa un metro e mezzo, l’autostrada A14 e la linea ferroviaria hanno subito danni e i binari risultano in alcuni punti disallineati di circa 10 centimetri.

Di fatto si è creata una vasta area interdetta — una «zona rossa» di fatto — dove gli accessi sono stati chiusi, i treni sospesi e il traffico dell’Adriatica deviato su strade interne secondarie. L’unica via di collegamento con il capoluogo rimaneva una panoramica che sale dalla marina e una vecchia stradina proveniente da Montenero di Bisaccia, stretta e in parte non asfaltata.

La situazione si è aggravata già dal 2 aprile, quando la piena del fiume Trigno, alimentata dalle stesse precipitazioni e da nevicate precedenti, aveva distrutto un ponte a nord, provocando anche una vittima e costringendo alla chiusura preventiva di tratti di statale.

Reazioni istituzionali e preoccupazioni locali

Il 9 aprile il ministro delle Infrastrutture ha visitato il viadotto danneggiato e ha annunciato finanziamenti per interventi immediati e un nuovo ponte «entro l’anno». Una carreggiata dell’autostrada è stata riaperta in seguito ai lavori, ma la circolazione ferroviaria resta bloccata fino a che non sarà garantita la stabilità dell’area. Tecnici delle ferrovie spiegano che anche piccoli spostamenti millimetrici dei binari possono creare rischi rilevanti.

Il presidente dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (OGS) ha definito il dissesto tra i più rilevanti in Europa per estensione e complessità, paragonandolo ad altri grandi movimenti franosi nazionali. L’ex vicesindaco locale sintetizza l’immagine parlando di un «cucchiaio» che scivola dal paese fino al mare, con case e terreni cancellati nel tempo.

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Al momento sono circa cinquanta le persone evacuate dalle abitazioni a ridosso della frana; molti residenti denunciano che non sono state ancora effettuate verifiche pubbliche complete sull’agibilità dei loro immobili.

  • Estensione del dissesto: oltre 4 km² di terreno interessato, con più livelli di scorrimento.
  • Danni alle infrastrutture: statale 16 affondata (~1,5 m), binari disallineati fino a 10 cm, autostrada A14 lesionata.
  • Conseguenze per la mobilità: treni fermi, carreggiate deviate, accessi al territorio fortemente limitati.
  • Popolazione coinvolta: decine di sfollati, almeno una cinquantina; rischio per edifici storici e chiese vicino al fronte.
  • Cause tecniche: saturazione delle argille di base e pendenza verso il mare che riattivano il movimento.

Esperti e amministratori sottolineano che il fenomeno non ha soluzione rapida: la gestione richiede piani di protezione civile aggiornati, monitoraggio continuo e interventi mirati di consolidamento. Nel breve periodo la priorità è circoscrivere l’area per garantire sicurezza, completare le verifiche di agibilità e programmare opere di emergenza che limitino ulteriori cedimenti.

Per la comunità locale resta il problema pratico e psicologico: oltre ai danni materiali, c’è l’incertezza sul futuro di chi vive sul bordo della frana e la necessità di un dialogo trasparente tra istituzioni, tecnici e cittadini per decidere le prossime mosse.

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