Gianni Berengo Gardin: Il maestro che ha immortalato Venezia in bianco e nero!

Di : Teodoro Montani

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La scomparsa di Gianni Berengo Gardin a 94 anni

Il celebre fotografo Gianni Berengo Gardin è deceduto all’età di 94 anni. Nato il 10 ottobre 1930 a Santa Margherita Ligure, Genova, proveniva da una famiglia originaria di Venezia. Durante un’intervista nel 1987, raccontò di percepire e immortalare il mondo essenzialmente in bianco e nero. La sua carriera è stata un impegno costante verso la fotografia e la responsabilità sociale.

Armato della sua fidata Leica, Berengo Gardin ha catturato oltre due milioni di immagini, esplorando tematiche sociali e ambientali in Italia e nel mondo. Fu un fervente critico delle grandi navi che, secondo lui, minacciavano e deturpavano la città di Venezia, utilizzando le sue fotografie come strumento di protesta.

Nel 1963, il fotografo si aggiudicò il rinomato premio World Press Photo. Tra le sue principali fonti di ispirazione vi furono i lavori di Dorothea Lange ed Eugene Smith, che scoprì attraverso due volumi raccomandati da nientemeno che Robert Capa.

Esposizioni significative

Una mostra organizzata dal FAI (Fondo Ambiente Italiano), in collaborazione con la Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto, si tenne dal 22 ottobre 2015 al 6 gennaio 2016 presso il Negozio Olivetti in Piazza San Marco, gestito dal FAI. La mostra includeva trenta fotografie scattate da Gianni Berengo Gardin tra il 2012 e il 2014, che documentavano il passaggio quotidiano delle Grandi Navi da crociera nella laguna di Venezia.

Le opere esposte, seguendo l’intento dell’autore, miravano a documentare il transito delle navi senza proporre alternative. Il caratteristico bianco e nero delle sue foto mirava a evidenziare con sensibilità e spirito critico i contrasti della realtà, della società e del paesaggio, mostrandoli senza filtri o attenuazioni, nella loro essenza più pura.

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Gianni Berengo Gardin non si considerava un artista; la sua vocazione era quella di documentare e testimoniare il suo tempo. Anche di fronte a questi elementi anomali e estranei al contesto veneziano – le Grandi Navi – il fotografo ha continuato a fare ciò che sapeva fare meglio: comunicare attraverso le sue immagini.

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