Giovani rifiutano il management: la carriera dirigenziale è passata di moda?

Di : Lorenzo Dalmoro

Condividi con i tuoi amici!

Un tempo l’ascesa nelle gerarchie aziendali era considerata un traguardo ambito e universalmente accettato: avanzare nella carriera significava aspirare a un ufficio panoramico, al titolo di “manager” e ai relativi vantaggi. Oggi, tuttavia, la situazione appare diversa. La Generazione Z, ovvero i giovani nati tra la fine degli anni ’90 e il 2010, mostra poco interesse nei confronti dei tradizionali ruoli di gestione. Un’indagine realizzata da Robert Walters, che ha coinvolto 3.600 giovani lavoratori, rivela che il 72% di essi preferirebbe avanzare in un ruolo specialistico piuttosto che assumersi la responsabilità di gestire altri.

Questo dato non sorprende se si considerano le attuali tendenze del mercato del lavoro. Il Work Change Report di LinkedIn evidenzia come il concetto di carriera stia evolvendo rapidamente, con i lavoratori moderni che cambiano ruolo molto più frequentemente rispetto a quindici anni fa. Il management tradizionale, con le sue gerarchie e rigidità, è sempre meno attraente per una generazione che valorizza la flessibilità e l’indipendenza.

L’incidenza dello stress e le nuove priorità

Dal Workforce Confidence Index di LinkedIn emerge un altro dato rilevante: il 69% dei giovani italiani della Gen Z sarebbe pronto a dimettersi se il proprio capo non rispondesse alle aspettative, a fronte del 46% dei Boomer. Ciò indica un rapporto più complesso con la figura del manager: a differenza delle generazioni passate, che potevano tollerare una leadership mediocre per progredire professionalmente, i giovani di oggi cercano ambienti di lavoro stimolanti e leader che offrano un supporto concreto.

Non stupisce, quindi, che il 75% dei manager Millennial si senta oppresso e stressato dal proprio carico di lavoro. Le nuove generazioni osservano i loro superiori alle prese con giornate lavorative estenuanti, email continue, responsabilità incessanti e un equilibrio tra vita e lavoro sempre più instabile. Inoltre, uno studio di ADP evidenzia che molti lavoratori ritengono che i loro datori di lavoro potrebbero impegnarsi di più nello sviluppo delle competenze. Di conseguenza, il ruolo di middle management non appare più come un obiettivo desiderabile, ma come una trappola da evitare.

Leggi anche  Volley: Italia Campione del Mondo! Maschi e Femmine Trionfano, Fefé De Giorgi Entra nella Storia

L’ascesa di fondatori e influencer

Se la carriera manageriale non è più l’obiettivo principale, quale è l’alternativa? Secondo LinkedIn, la professione di “fondatore” è tra le carriere con la crescita più rapida tra i laureati della Gen Z. Il nuovo sogno non è più quello di scalare i ranghi aziendali, ma di creare qualcosa di personale, di diventare imprenditori o professionisti autonomi.

Questa tendenza è rafforzata dal fenomeno del conscious unbossing, la decisione consapevole di evitare ruoli di leadership convenzionali. Robert Walters segnala che, anche tra coloro che potrebbero assumere un ruolo manageriale in futuro, il 36% ammette di non desiderarlo realmente.

Non si tratta solo di una questione di carriera imprenditoriale: la Gen Z è particolarmente attratta da opportunità lavorative che valorizzino la creatività e l’autenticità. Infatti, più della metà dei giovani di oggi sarebbe disposta a diventare un influencer a tempo pieno, se ne avesse l’opportunità. Perché gestire un team, quando si può gestire il proprio brand personale e lavorare alle proprie condizioni?

Il management è morto? No, ma necessita di evolversi

Se le aziende desiderano attrarre e trattenere i talenti della Gen Z, devono rivedere il proprio approccio alla leadership. I dati di LinkedIn mostrano che il 50% della Gen Z e il 45% dei Millennial sentono di ricevere supporto dai propri manager, mentre i dipendenti più anziani tendono a percepire meno sostegno. Inoltre, il 42% degli italiani ritiene essenziale incontrare fisicamente i propri responsabili per aspirare a una promozione, indicando che il contatto umano e il supporto diretto sono ancora fondamentali.

In Italia, questa trasformazione è ancora più evidente. Le donne, ad esempio, si sentono più supportate dai propri manager rispetto agli uomini (41% contro 28%), ma lamentano anche maggiori difficoltà nel ricevere il supporto adeguato a causa dello stress dei loro capi (34%). Tuttavia, sono proprio le donne a mostrare un maggiore interesse verso i ruoli manageriali (31% contro il 28% degli uomini), segnalando che la leadership sta cambiando, diventando più inclusiva.

Leggi anche  Addio al Servizio Militare Obbligatorio: Italia, 20 Anni Fa la Svolta Storica

Allo stesso tempo, il 34% dei lavoratori italiani ritiene di non essere adeguatamente retribuito per il proprio ruolo, con una soddisfazione che diminuisce tra i più giovani (solo il 28% della Gen Z si sente ben pagato). Questo può spiegare perché molti preferiscono esplorare percorsi alternativi al management aziendale, optando per carriere più autonome e remunerative.

Più che una mera avversione al management, la riluttanza della Gen Z riflette una profonda trasformazione del mondo del lavoro. Le aziende che sapranno adattarsi a questa nuova realtà, abbandonando le rigide gerarchie del passato e adottando modelli di leadership più flessibili e orientati alla crescita, saranno quelle che prospereranno nel lungo periodo.

Fonte : I giovani snobbano i ruoli dirigenziali: il management non è più di moda?

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!

Lascia un commento

Share to...