Le indagini continuano per identificare i responsabili del furto avvenuto al Louvre, con la speranza di recuperare i preziosi gioielli della collezione di Napoleone. La Procura di Parigi si mostra fiduciosa, e a seguito delle vulnerabilità emerse nel sistema di sicurezza, alcuni tesori del museo sono stati trasferiti presso la Banca di Francia. Queste misure di sicurezza, purtroppo, sono state spesso criticate negli anni per non essere riuscite a prevenire altri furti storici nel museo.
I prelievi
La Procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha annunciato che sono stati effettuati oltre “150 prelievi di tracce di DNA e simili” nella scena del crimine. Sebbene “le analisi siano lente”, i risultati iniziali sono attesi “nei prossimi giorni” data l’alta priorità del caso. Beccuau ha espresso ottimismo riguardo l’esito delle indagini, suggerendo che i risultati potrebbero “fornire nuove piste, in particolare se gli autori fossero già noti alle forze dell’ordine”. Inoltre, ha menzionato che “l’eco mediatico del furto” suggerisce che i ladri “si guarderanno bene dal fare mosse azzardate con i gioielli”.
Le misure preventive
Venerdì mattina, nel frattempo, alcuni dei gioielli più preziosi del museo sono stati spostati ai caveau della Banca di Francia, situata a meno di 600 metri dal Louvre. L’operazione è stata condotta con massima discrezione: l’obiettivo è assicurare una protezione ottimale mentre si valutano le carenze nei sistemi di sorveglianza attuali.
I precedenti
Il direttore del museo ha riconosciuto mercoledì le lacune nel sistema di sicurezza, ma non è la prima volta che il Louvre è stato bersaglio di furti. Il più noto è il furto della Gioconda il 22 agosto 1911, quando non esistevano ancora sistemi di allarme e l’italiano Vincenzo Peruggia l’aveva semplicemente occultata sotto il suo cappotto. L’opera di Leonardo da Vinci era stata nascosta per mesi sotto il pavimento della sua camera da letto. Peruggia fu scoperto solo due anni dopo, nel tentativo di vendere l’opera a un antiquario di Firenze. Nel 1913, fu condannato a una breve pena detentiva, sia per la sua riconosciuta infermità mentale sia perché in Italia il suo gesto era stato interpretato come un atto di patriottismo.
Inizialmente a Parigi si pensava che il furto fosse opera di un giornalista. Un articolo del Guardian del 1911 riportava: “A Parigi si sta affermando la convinzione che la scomparsa della Gioconda dal Louvre sia stata orchestrata da un giornalista che voleva evidenziare l’inadeguatezza della sicurezza dei tesori artistici nazionali”. Sia il Matin che l’Excelsior avevano smentito questa teoria, così come il prefetto di polizia. Sempre il Guardian, commentava: “Ciò che genera stupore è quanto sia stato facile rimuovere l’opera dal suo posto e portarla via senza ostacoli”. Nel 1946, furono rubati gioielli del Secondo impero, e nel 1983 alcuni pezzi di un’armatura rinascimentale, ritrovati solo nel 2021 a Bordeaux. Trentacinque anni fa, furono invece sottratti due dipinti, incluso uno di Renoir, e otto anni più tardi, nel 1998, un’opera di Camille Corot fu anch’essa rimossa dal suo telaio.
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