Natuzzi e Stellantis: crisi parallele mettono a rischio posti di lavoro e fornitori

Di : Lorenzo Dalmoro

Condividi con i tuoi amici!

Al centro di un negoziato decisivo al ministero delle Imprese e del Made in Italy cโ€™รจ il futuro produttivo e occupazionale di Natuzzi, la storica azienda di divani con sede a Santeramo in Colle. Le parti si sono incontrate per la prima volta il 16 marzo: in gioco ci sono la chiusura di impianti, centinaia di posti di lavoro e la possibilitร  che il gruppo resti senza sufficiente liquiditร  entro il 2026.

Che cosa si negozia

Il confronto tra azienda, sindacati e istituzioni riguarda un piano industriale che propone la chiusura di due stabilimenti su cinque in Italia e pone formalmente 479 lavoratori come in esubero su un organico nazionale che sfiora le 1.800 persone. Non รจ stato raggiunto ancora un accordo: dopo lโ€™incontro del 16 marzo sono previsti altri tavoli.

Natuzzi, quotata a New York e proprietaria del marchio Divani&Divani, realizza circa un terzo del fatturato negli Stati Uniti. Le tensioni sui dazi e i cambiamenti nei mercati esteri sono tra le cause piรน recenti della contrazione delle vendite, ma il problema affonda radici piรน lunghe: riduzione della domanda, scelte strategiche sul posizionamento e delocalizzazioni hanno eroso i margini nel tempo.

Numeri chiave

  • Reti commerciali: circa 577 negozi nel mondo.
  • Personale in Italia: quasi 1.800 addetti; 479 dichiarati in esubero.
  • Produzione estera: circa 600 lavoratori in Romania; attivitร  produttive anche in Cina.
  • Fatturato: sceso da ~468 milioni di dollari a ~300 milioni negli ultimi quattro anni.
  • Patrimonio netto: passato da 480 milioni di dollari a 40 milioni (circa 35 milioni di euro) in quindici anni.
  • Piani di investimento annunciati: 17,5 milioni di euro lโ€™anno fino al 2028.

Le scelte che hanno ridotto i margini

Negli anni lโ€™azienda ha spostato una parte significativa della produzione allโ€™estero, privilegiando Paesi con costi inferiori. Questa strategia ha abbassato i costi unitari ma ha anche cambiato il posizionamento commerciale della gamma, orientandola verso segmenti di prezzo piรน contenuti e, di conseguenza, a bassa marginalitร .

Il risultato รจ una contrazione dei ricavi e una minore capacitร  di assorbire gli sprechi fissi: gli impianti italiani, pensati per i modelli piรน pregiati, oggi non lavorano a pieno ritmo perchรฉ la domanda si รจ spostata verso prodotti meno costosi.

Interventi pubblici e tentativi di rilancio

Negli ultimi anni Natuzzi ha beneficiato di supporto pubblico e programmi di riorganizzazione: nel 2022 รจ stato siglato un contratto di sviluppo con Invitalia che ha messo a disposizione 36 milioni di euro, di cui 10 a fondo perduto, per ammodernare impianti e finanziare ricerca e progettazione. Nonostante queste risorse, i risultati non sono stati sufficienti a invertire la tendenza.

Per mitigare lโ€™impatto occupazionale lโ€™azienda ha fatto ampio ricorso alla cassa integrazione, utilizzata in modo frammentato per oltre ventโ€™anni e in modo continuativo negli ultimi cinque: secondo il fondatore, questo strumento ha evitato licenziamenti immediati, ma ha ridotto progressivamente il lavoro effettivo per molti dipendenti.

Il piano presentato ai lavoratori

A fine febbraio Natuzzi ha comunicato ai dipendenti un progetto di investimenti da 17,5 milioni lโ€™anno fino al 2028 finalizzato a marketing, sviluppo punti vendita, ricerca e miglioramento dei processi produttivi. Il piano include perรฒ la chiusura di un sito a Matera e la vendita di un impianto e di un polo logistico a Ginosa, con conseguente riduzione di personale.

Lโ€™azienda ha annunciato lโ€™intenzione di trasferire 100 addetti ai compratori degli impianti venduti e di avviare percorsi formativi per altri 380 lavoratori in collaborazione con la Regione Puglia, con lโ€™obiettivo di ricollocarli in altri settori.

Perchรฉ la riconversione in Italia รจ difficile

Tra le richieste sindacali cโ€™รจ il ritorno di alcune produzioni in Italia per evitare esuberi. Ma la competitivitร  del territorio รจ stata indebolita dalla cessazione di agevolazioni contributive โ€” giudicate dalla Commissione europea come aiuti di Stato โ€” che fino a poco tempo fa riducevano il costo del lavoro nel Mezzogiorno di quasi il 10%.

Con costi del lavoro piรน alti relative ai concorrenti esteri, il recupero di volumi produttivi in Puglia risulta complesso senza misure di mercato favorevoli o nuovi investimenti strategici.

Scenari e rischi

Sul piano finanziario, lโ€™indebolimento del patrimonio netto e la perdita di ricavi pongono il gruppo sotto pressione di liquiditร : gli analisti interni temono che, senza una svolta significativa, il gruppo potrebbe avere risorse limitate giร  nel 2026.

In questo contesto, il tavolo ministeriale assume un rilievo cruciale: le decisioni assunte nelle prossime settimane determineranno non solo il destino di stabilimenti e posti di lavoro, ma anche la possibilitร  di riposizionare il marchio su segmenti piรน remunerativi.

Resta comunque aperto il nodo politico e sindacale: trovare un equilibrio tra sostenibilitร  industriale e tutela dellโ€™occupazione sarร  la sfida principale per le parti coinvolte.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!
Leggi anche  Zona Rossa a Bologna: il Questore Sbordone Urga, "Non Usate Questo Termine", Miglioramenti in Piazza XX Settembre!

Lascia un commento

Share to...