La pista dell’omicidio prende sempre più corpo a Bologna: nuovo materiale peritale consegnato alla Procura rafforza l’ipotesi che la morte di Tania Bellinetti, precipitata dal balcone il 8 aprile dello scorso anno, non sia stata né un incidente né un suicidio. Per chi segue il processo, la novità è significativa: l’udienza riprenderà il 1° luglio con l’accusa riformulata in base alle ultime analisi tecniche.
Le risultanze degli accertamenti
I consulenti nominati dalla Procura hanno messo a confronto rilievi di scena, esami medico-legali e una consulenza cinematica che ricostruisce dinamiche e posizione della vittima al momento della caduta. Secondo la relazione della polizia scientifica e il lavoro dell’ingegnere che ha curato la ricostruzione, le tracce rinvenute sul bordo della copertura in lamiera del parapetto sono compatibili con un contatto delle dita in corrispondenza del punto indicato come inizio della caduta.
La posizione individuata dagli esperti è quella di una persona seduta sul parapetto, con il torso rivolto verso l’esterno del balcone: in questa condizione il baricentro risulterebbe oltre il piano superiore del parapetto, situazione che può spiegare lo sbilanciamento e la caduta. Il consulente cinematica ha escluso — sulla base dei parametri analizzati — sia la semplice dinamica accidentale che l’ipotesi del suicidio.
| Elemento | Quanto emerso |
|---|---|
| Data della tragedia | 8 aprile (anno precedente) |
| Luogo | Appartamento in via Tolstoj, Bologna |
| Indagato | Faiez Selmi, 38 anni — ex compagno della vittima |
| Capo d’imputazione | Riformulato in omicidio volontario (oltre a accuse di maltrattamenti) |
| Perizie chiave | Consulenza cinematica (ing. Giuseppe Monfreda) e rapporto della Scientifica (Pasquale Luca Iafelice) |
| Prossima udienza | 1° luglio |
Cosa dicono gli inquirenti e le difese
Secondo il pubblico ministero Marco Forte, la combinazione tra rilievi di scena e ricostruzione cinematica porta a ritenere che la caduta sia stata provocata da un’azione volontaria dell’indagato: gli investigatori considerano più probabile l’ipotesi della spinta rispetto a quella dell’automatismo. Nel rapporto della Scientifica, firmato da Pasquale Luca Iafelice e depositato nei giorni scorsi, vengono messe in relazione le tracce fisiche con la dinamica ricostruita.
L’imputato è difeso dall’avvocato Roberto D’Errico; i familiari di Tania si sono costituiti parte civile con gli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini.
- Prove fisiche: impronte e depositi sul bordo metallico del parapetto coerenti con un contatto manuale.
- Ricostruzione dinamica: postura seduta con schiena verso l’esterno e baricentro oltre il parapetto.
- Esiti processuali: modifica dell’imputazione in udienza preliminare sulla base delle perizie.
Perché questa svolta conta ora? La riformulazione dell’accusa e i nuovi elementi tecnici possono incidere sulla strategia probatoria in Corte d’assise, influenzando la valutazione di responsabilità penale e la posizione delle parti civili. Sul piano pratico, la vicenda richiama anche l’attenzione sulle indagini tecniche nei casi di cadute da altezze: piccoli dettagli di scena possono determinare l’esito di un procedimento.
Il processo, che riprenderà il 1° luglio, sarà l’occasione per contrapporre le conclusioni dei periti alle osservazioni della difesa e per valutare la fondatezza delle ipotesi al momento sul tavolo dell’accusa.
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