Bologna, 5 giugno 2026 — Il Consiglio comunale ha appena dato un passo simbolico ma concreto: inserire il dialetto tra i beni immateriali della città. La decisione apre nuove prospettive per tutela, insegnamento e iniziative culturali, e rilancia il dibattito su come lingua locale e innovazione possano combinarsi nel presente urbano.
La proposta, promossa dal consigliere Marco Piazza, è stata approvata all’unanimità e presentata pubblicamente durante il vodcast cittadino a cui ha partecipato anche l’avvocato e divulgatore Roberto Serra, noto per il suo lavoro di valorizzazione della parlata locale.
Un riconoscimento istituzionale con effetti pratici
Con l’integrazione nell’articolo 2 dello Statuto comunale, il dialetto entra ufficialmente nel perimetro della tutela pubblica come patrimonio immateriale. Non si tratta solo di un gesto simbolico: la modifica apre la strada a politiche culturali dedicate, finanziamenti mirati e iniziative nelle scuole e nei centri culturali.
Secondo chi ha promosso la misura, l’obiettivo è creare strumenti concreti per la trasmissione linguistica, dalla documentazione alla formazione, evitando che la parlata locale rimanga confinata a espressioni informali o a ricordi familiari.
Il dialetto come strumento di inclusione e salute
Per Roberto Serra, il valore del dialetto non è esclusivamente identitario: la sua attività didattica ha attirato anche stranieri interessati a conoscere la città attraverso la lingua. Serra evidenzia come la diffusione del bilinguismo locale possa contribuire a un senso di appartenenza più ampio, nonché a benefici cognitivi documentati dalla ricerca.
- Inclusione: corsi aperti a residenti e nuovi arrivati favoriscono l’incontro intergenerazionale e interculturale.
- Patrimonio: archiviazione e studi per preservare lessico, espressioni e canti popolari.
- Salute cognitiva: il bilinguismo è associato a maggiore flessibilità mentale e a un possibile ritardo nell’insorgenza di demenze.
- Formazione: opportunità per inserire moduli linguistici e laboratori nelle scuole locali.
Musica e nuova scena in dialetto
Tra le iniziative a sostegno della parlata locale c’è il concorso Bulåggna Sound, ideato da Marco Piazza, che riunisce artisti contemporanei con canzoni scritte in bolognese. Alla prima edizione partecipano 27 musicisti di età superiore ai 20 anni: un segnale di vivacità creativa che intende collegare tradizione e linguaggi moderni.
La competizione vuole offrire visibilità agli autori e generare un archivio sonoro che contribuisca alla trasmissione del patrimonio linguistico attraverso forme popolari e facilmente accessibili.
Per la città, l’insieme delle azioni — dallo Statuto agli eventi culturali — rappresenta un’occasione per ripensare il ruolo del dialetto in un contesto urbano contemporaneo: non come retaggio chiuso nel passato, ma come risorsa viva per identità, educazione e partecipazione civica.
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