Con l’avvio della Cassa Integrazione previsto per il 1° luglio e tavoli istituzionali già fissati, lo stabilimento Primotecs di Avigliana è al centro di un allarme che rischia di tradursi in una rapida perdita di posti di lavoro. Le consigliere regionali Gianna Pentenero e Laura Pompeo sollecitano un intervento immediato della Regione Piemonte per chiarire il piano industriale e fermare un possibile smantellamento.
Allarme per l’occupazione
Secondo le esponenti del Partito Democratico, l’azienda avrebbe avviato una progressiva riduzione delle attività produttive, una dinamica che mette in grave difficoltà i dipendenti. Sul tavolo c’è il destino di 141 lavoratori, molti dei quali vivono da settimane in uno stato di forte incertezza.
Dal 1° luglio è prevista l’attivazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per cessata attività, con durata fino al 30 giugno 2027. Quel periodo, spiegano le consigliere, non fornisce però certezze sul futuro operativo dello stabilimento né sulle prospettive occupazionali a medio termine.
Impegni istituzionali e contraddizioni
Il clima di tensione si intreccia con gli accordi siglati nelle scorse settimane: il 13 maggio 2026 al Mimit si era ipotizzato un percorso di reindustrializzazione che prevedeva l’intervento di un advisor e la possibile cessione a condizioni agevolate per favorire un nuovo insediamento produttivo.
Per il Pd, la chiusura progressiva dei reparti sembra scontrarsi con quei patti: se le attività vengono smantellate prima che il processo di ricerca di un acquirente parta davvero, la possibilità di mantenere produzione e posti di lavoro si riduce drasticamente.
- Scadenze chiave: CIGS dal 1/7/2026 al 30/6/2027; tavoli istituzionali il 14 luglio al Mimit e il 15 luglio all’Amma di Torino.
- Richieste del Pd: intervento attivo della Regione, massima trasparenza sulle operazioni, garanzie per i lavoratori e accelerazione del percorso di reindustrializzazione.
- Attori coinvolti: ministero (Mimit), Regione Piemonte, Comune di Avigliana, vertici aziendali e il fondo Mutares, oltre all’advisor nominato per la ricerca di un nuovo investitore.
Perché è importante per la Val di Susa
La potenziale chiusura non è solo una questione aziendale: avrebbe ricadute dirette sull’economia locale, sui fornitori e sui servizi collegati. In una valle che già convive con fragilità produttive, la perdita di centinaia di posti può accelerare un degrado economico e sociale difficile da invertire.
Le rappresentanti regionali chiedono alla Regione di assumere un ruolo più incisivo nella gestione della crisi, non solo come osservatore ma come facilitatore di soluzioni concrete che mettano al centro la salvaguardia dell’occupazione e la riconversione produttiva del sito.
Prospettive e prossimi passi
Nei prossimi giorni saranno osservati con attenzione gli esiti dei tavoli del 14 e 15 luglio: se non emergeranno piani immediatamente realizzabili, cresce il rischio che i tempi di chiusura anticipino qualsiasi strategia di rilancio. Per il momento rimane aperta la domanda che le consigliere pongono con forza: quale progetto concreto può garantire il futuro degli stabilimenti e dei lavoratori?
Se la Regione intende evitare un aggravarsi della situazione, gli strumenti da utilizzare sono chiari: mediazione attiva tra le parti, controllo sullo smantellamento degli impianti, e misure per rendere appetibile la cessione a nuovi investitori con impegni occupazionali verificabili.
La partita su Primotecs è quindi anche una verifica della capacità delle istituzioni locali e nazionali di gestire una crisi industriale evitando che una “dismissione lampo” si traduca in un vuoto produttivo e sociale per l’intera comunità della Val di Susa.
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