A Bologna la rete di assistenza territoriale si sta trasformando: sono operative 13 AFT su 15-16 previste, un cambio che modifica l’accesso quotidiano alle cure primarie e può alleggerire il carico sui pronto soccorso. L’avvio della riorganizzazione, partito a marzo, comincia a mostrare dati concreti e prime criticità da monitorare.
Cosa significa il nuovo modello
Secondo il direttore sanitario dell’Ausl di Bologna, Michele Meschi, le Aggregazioni funzionali territoriali (AFT) costituiscono il nucleo dell’assistenza di prossimità: gruppi di medici che garantiscono continuità dell’attività, compresi turni notturni in alcuni punti. L’obiettivo è portare la risposta ai bisogni più comuni — febbre, mal di gola, piccoli problemi dermatologici — sempre più vicino al cittadino.
Il percorso è iniziato il 25 marzo con le prime aperture e prevede l’integrazione progressiva dei servizi oggi erogati dai CAU all’interno degli ambulatori delle AFT, così da evitare sovrapposizioni e razionalizzare le risorse.
Orari e modalità operative
Il modello non è uniforme: nelle sedi più grandi, definite hub, è garantita assistenza h24, sette giorni su sette; nelle strutture più piccole l’attività ambulatoriale è organizzata su fasce diurno-serali e la copertura è tipicamente di 12 ore dal lunedì al sabato, mentre domenica e festivi interviene la guardia medica.
La logistica si basa su un coordinamento tra attività privata del medico e servizio in AFT, per mantenere continuità verso gli assistiti senza interrompere i rapporti di cura personali.
Primo test: il ponte del 2 giugno
Il ponte del 2 giugno è stato il primo banco di prova per la riorganizzazione territoriale: i dati preliminari riportati dall’Ausl segnalano oltre 240 accessi agli ambulatori AFT nel fine settimana, con concentrazione su alcune sedi cittadine e periferiche.
- Locali con maggior affluenza: via Mengoli, via Colombi, Crevalcore e via Faenza.
- Esito degli accessi: circa il 98% dei pazienti è stato valutato e dimesso a domicilio.
- Impatto sui pronto soccorsi: non sono state registrate ondate o picchi di afflusso anomali.
Dove sono operative le AFT
Le AFT già attivate comprendono sedi sia cittadine sia provinciali. Di seguito una sintesi delle principali ubicazioni.
- In città
- Casa di Comunità Porto-Saragozza
- Via Colombi
- Pilastro
- Mengoli
- Via Faenza
- In provincia
- Crevalcore
- San Giovanni in Persiceto
- Calderara
- Bazzano
- Budrio
- Castenaso
- Baricella
- Sasso Marconi
- Zola Predosa
- In Appennino è operativa la Casa di Comunità con CAU; in avvio l’AFT di Castiglione dei Pepoli. Molinella procede più lentamente verso l’attivazione.
Meschi ha confermato che entro ottobre si completerà la contrattazione locale con i sindacati, identificando ulteriori punti di erogazione in zone sensibili. È inoltre in programma un’AFT interaziendale con Ferrara (Pieve di Cento) e valutazioni per iniziative a Pianoro.
CAU, Osco e posti letto: come cambia la rete
I CAU che restano attivi sono concentrati in alcune sedi strategiche: San Lazzaro, Navile, Casalecchio di Reno, Budrio e Vergato. Queste strutture continueranno a operare fino alla completa integrazione nei percorsi delle AFT.
Gli Osco (ospedali di comunità) sono già tutti attivi: interventi in Palagi (interno Sant’Orsola), Bazzano, Loiano, San Giovanni in Persiceto e San Pietro in Casale, oltre ai 10 posti letto a Vergato dedicati a cure intermedie. Complessivamente sono disponibili 101 posti per bisogni prevalentemente assistenziali o per riattivazione motoria.
Chi può rivolgersi alle AFT
Se il medico di famiglia non aderisce al modello AFT o è temporaneamente assente (per ferie, assistenze, ecc.), i cittadini possono comunque essere visitati dagli operatori delle AFT. Le strutture inserite nelle Case di Comunità sono infatti aperte a tutta la popolazione residente o domiciliata in Emilia-Romagna, comprese le persone che lavorano o studiano in regione.
Prospettive e criticità da seguire
La rete è ancora in fase di avvio: servono tempo e monitoraggio per valutare efficacia, coperture orarie e capacità di decongestionare i pronto soccorso. L’attivazione della centrale di continuità assistenziale, che metterà le varie strutture in rete, è considerata una tappa chiave per ampliare i servizi e migliorare i percorsi per i pazienti.
Per i cittadini la posta in gioco è concreta: accesso più rapido a cure primarie di base, minori tempi di attesa e riduzione degli accessi inappropriati al pronto soccorso, ma il successo dipenderà dall’adesione dei medici e dalla gestione operativa nelle prossime settimane.
Articoli simili
- Tempi d’attesa nei pronto soccorso: Scopri quanto sono realmente lunghi!
- Scandalo Immigrazione: Il Sistema Parallelo per Entrare in Italia con Soldi
- Escursionista in pericolo a Grizzana Morandi: salvataggio spettacolare con elicottero!
- Protezione civile e Covid: Pedi svela interventi e criticità sul territorio
- Sanità a Cuorgnè in allarme: sindacati pronti a mobilitarsi contro tagli

Lorenzo è un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.




