Nei primi sei mesi del 2026 si intravede un miglioramento nelle liste d’attesa per visite ed esami: i dati preliminari pubblicati da Agenas mostrano un aumento delle prestazioni erogate entro i tempi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con 1,6 milioni di appuntamenti in più rispettati. Il cambiamento, seppur modesto, segna una svolta nella gestione delle agende e solleva domande sulle misure appena approvate a livello nazionale.
Cosa emerge dai numeri
Secondo l’analisi di Agenas, il rispetto dei tempi per le prime visite è salito dal 76,4% al 78,5% (+2,1 punti), mentre per gli esami diagnostici è passato dall’82,8% all’84,6% (+1,8 punti). I miglioramenti più netti si osservano sulle prestazioni classificate come urgenti.
Le prenotazioni totali sono aumentate: da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nello stesso periodo del 2026. Di queste, circa 8,4 milioni riguardano prime visite e 6,6 milioni esami diagnostici.
- Prestazioni rispettate: +1,6 milioni rispetto al 2025.
- Visite in ritardo: 2,8 milioni di persone nel primo semestre 2026.
- Quota di richieste in ritardo: 21,5% per le visite, 15,4% per gli esami.
- Riduzione delle prestazioni oltre il termine: prime visite dal 19,3% al 17,2%; esami diagnostici dal 13,3% all’11,6%.
Come vengono classificati i tempi d’attesa
Per valutare la tempestività, Agenas utilizza le classiche categorie delle ricette: U (urgente, entro 72 ore), B (priorità breve, entro 10 giorni), D (differibile, entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami) e P (programmata, entro 120 giorni). Le performance migliori si registrano proprio nella categoria U, con un salto significativo sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici.
Alcuni esempi per specialità: le visite oncologiche mostrano livelli di rispetto dei tempi molto elevati (da 94,2% a 95,2%). Tra le visite che migliorano più rapidamente si segnalano gastroenterologia e pneumologia. Tra gli esami, il progresso più marcato riguarda le colonscopie (da 60,8% a 69,8%), seguite da gastroscopie ed ecografie mammarie. L’unico esame che registra un lieve peggioramento è la risonanza magnetica del tronco encefalico (da 83,9% a 81,9%).
Ridurre la domanda anziché aumentare subito l’offerta
Un elemento nuovo delle politiche recenti è lo spostamento dell’attenzione dall’aumento immediato dell’offerta alla razionalizzazione della domanda. Il piano nazionale varato a giugno punta sulla qualità delle prescrizioni: i medici devono indicare con precisione il quesito diagnostico su ogni ricetta, rendendo la compilazione più stringente per valutare l’appropriatezza prescrittiva.
Questa scelta non è tuttavia del tutto sperimentale: alcune regioni avevano già adottato misure simili con risultati concreti. In Toscana, per esempio, una regolazione mirata sulle visite dermatologiche ha ridotto del 5% le nuove prescrizioni per prime visite nello stesso trimestre dell’anno precedente — quasi tremila ricette in meno — e ha migliorato i tempi di accesso alle visite tempestive.
Il Piemonte ha invece sperimentato un approccio tecnologico: un sistema automatico assegna in modo dinamico le disponibilità rimaste libere, dando priorità alle richieste più urgenti e rendendo consultabili come slot aperti gli appuntamenti liberi a 48-72 ore. L’obiettivo è ridurre i vuoti nelle agende e accelerare le valutazioni più necessarie.
Cosa cambia per i pazienti e perché è importante
La novità principale è che il miglioramento non deriva da una diminuzione delle prenotazioni — anzi, le richieste sono aumentate — ma da una gestione più efficiente delle liste. Questo ha effetti pratici: meno ritardi significano diagnosi tempestive e minor rischio di aggravamento per molte patologie.
Tuttavia la quota di persone che ancora riceve appuntamenti in ritardo rimane elevata: oltre 2,8 milioni nei primi sei mesi dell’anno. Per questo motivo il governo e le regioni parlano di risultati incoraggianti, ma non decisivi: servono monitoraggio continuativo e un’estensione delle pratiche efficaci su scala nazionale.
Variazioni regionali e prossimo monitoraggio
I progressi si distribuiscono in modo non omogeneo. Liguria e Lombardia figurano tra le regioni con i maggiori miglioramenti sia per le visite sia per gli esami diagnostici, mentre alcune aree — tra cui Abruzzo, Sicilia, Sardegna e la Provincia autonoma di Trento — segnano lievi peggioramenti.
Poiché i dati pubblicati coprono il periodo precedente l’approvazione del piano nazionale di giugno, la misura piena dei nuovi interventi potrà essere valutata solo con i prossimi rilevamenti. È dunque cruciale seguire le prossime rilevazioni di Agenas per capire se la maggiore stringenza sulle prescrizioni e le soluzioni digitali produrranno un miglioramento stabile.
In sintesi: il quadro è migliorato ma lontano dall’essere risolto. Le prime risposte di alcune regioni offrono vie praticabili per ridurre i ritardi, ma la sfida resta estendere queste buone pratiche in modo coerente su tutto il Paese.
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