Affitti brevi: governo chiede esenzione dal regolamento Ue, rischio per turismo e proprietà

Di : Lorenzo Dalmoro

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Il governo italiano ha avviato una forte opposizione a una proposta europea sul mercato immobiliare che definisce criteri comuni per limitare gli affitti brevi e, in alcuni casi, l’acquisto di seconde case nelle aree con prezzi molto elevati. La disputa è rilevante ora perché potrebbe cambiare le prerogative delle autorità locali, avere impatti sul turismo e sul diritto di proprietà, e ridisegnare il modo in cui si regolano gli alloggi nelle città più sotto pressione.

Cosa contiene la proposta della Commissione

Presentato il 9 settembre dal commissario Dan Jørgensen, il testo non impone divieti automatici ma stabilisce criteri uniformi per decidere quando è legittimo limitare gli affitti turistici o le seconde case. In particolare il provvedimento individua le cosiddette aree a “tensione abitativa”, basandosi su indicatori economici e demografici.

Rappresentazione di case in città con grafici che indicano prezzi e redditi
I parametri usati dalla Commissione per individuare le aree a tensione abitativa.

Tra i parametri principali usati dalla Commissione ci sono:

  • un rapporto tra prezzo di vendita e reddito medio della popolazione locale pari ad almeno otto volte;
  • un peggioramento del divario prezzi/redditi negli ultimi dieci anni;
  • previsioni che non mostrino un miglioramento nei tre anni successivi, tenendo conto domanda/offerta e dinamiche demografiche.

Perché la materia è controversa

Il nodo centrale è il bilanciamento tra il diritto delle autorità locali a intervenire per garantire abitazioni a prezzi accessibili e le regole del mercato unico europeo, che tutelano la libertà di prestare servizi. La Corte di giustizia Ue ha già ammesso che esigenze abitative possono giustificare restrizioni, ma non ha fissato un metodo unico per dimostrare l’esistenza di una crisi abitativa né la soglia di proporzionalità delle misure.

Di conseguenza, senza criteri comuni, ogni provvedimento regionale o comunale rischia di finire sotto contestazione giudiziaria. La Commissione sostiene che la nuova regolamentazione punta proprio a ridurre questa incertezza legale.

La reazione italiana

In Parlamento il ministro degli Affari europei Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) ha definito la proposta come un’ingerenza sulle politiche abitative nazionali e ha chiesto che nel testo venga inserita una forma di salvaguardia per gli Stati, una cosiddetta “clausola nazionale” che consenta maggior margine di manovra. Il governo vuole, in sostanza, poter scegliere se e come applicare le nuove regole.

Incontro istituzionale tra associazioni di proprietari e rappresentanti del governo
La reazione italiana: incontri tra Confedilizia e ministri sulle misure proposte.

Il ministro ha poi sollevato preoccupazioni sugli effetti sulle proprietà private e sul comparto turistico, sostenendo la necessità di tutelare “la casa degli italiani”. Queste critiche sono state riprese e amplificate da Confedilizia, che ha definito la proposta in termini molto critici e ha intensificato i contatti con esponenti del governo nelle settimane successive alla presentazione: incontri con il ministro del Turismo e con i ministri delle Infrastrutture e per gli Affari europei si sono svolti tra il 16 e il 21 settembre.

La posizione di Confedilizia è più dura di quella di piattaforme come Airbnb, che pur opponendosi a limitazioni stringenti preferiscono regole «proporzionate e basate sui dati», sottolineando la necessità di distinguere tra chi affitta occasionalmente la seconda casa e chi gestisce un’attività professionale con più immobili.

Le alternative proposte dalla Commissione

La stessa Commissione riconosce che vietare gli affitti brevi non è una soluzione unica per risolvere la carenza di abitazioni a prezzi accessibili. Per questo ha affiancato al regolamento una serie di raccomandazioni non vincolanti rivolte agli Stati membri.

  • snellire i processi autorizzativi per nuove costruzioni;
  • recuperare immobili inutilizzati e convertirli in abitazioni;
  • riqualificare il patrimonio di edilizia sociale per renderlo abitabile ed efficiente dal punto di vista energetico;
  • migliorare la pianificazione urbana per adeguare l’offerta alle esigenze demografiche.

Queste misure puntano a intervenire sull’offerta complessiva di case, più che a penalizzare singole forme di locazione.

Schieramenti politici e prospettive

Oltre alla maggioranza italiana e a Confedilizia, critiche sono arrivate anche dagli europarlamentari di Sinistra e Verdi, ma con argomentazioni opposte: i gruppi progressisti giudicano la proposta troppo timida, preoccupata di rispettare il mercato a scapito di interventi più incisivi per limitare la speculazione immobiliare.

Il dibattito resta acceso: la discussione ora si sposterà nelle sedi europee competenti e nel dialogo tra Commissione, Stati membri e interessi locali. Sul tavolo rimangono questioni pratiche — come la misurazione della «tensione abitativa» e la tipologia di strumenti ammessi — che decideranno se il testo diventerà uno strumento utile per dare certezza agli enti locali o un nuovo motivo di scontro politico e giudiziario.

Per i cittadini e gli operatori del settore, la posta in gioco è concreta: la normativa potrà influenzare disponibilità di alloggi, costi dell’affitto e dinamiche turistiche nelle aree più ambite d’Europa.

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