Venerdì sera i lavoratori e i rappresentanti sindacali dell’ex ILVA di Taranto hanno deciso di porre fine allo sciopero e di rimuovere i blocchi stradali che per giorni avevano ostacolato il traffico sulle statali per Bari e Reggio Calabria. La scelta arriva in un momento critico: le proteste avevano già provocato carenze di carburante e difficoltà alla distribuzione locale, rendendo urgente una mediazione con le istituzioni.
La mobilitazione era iniziata all’inizio della settimana per opporsi a una possibile chiusura dello stabilimento, ma ha assunto rapidamente un carattere più ampio, coinvolgendo anche la viabilità e l’approvvigionamento energetico. Sul lato opposto della SS7 rispetto all’ex ILVA si trova la raffineria Eni di Taranto: secondo segnalazioni internazionali, mercoledì oltre cinquanta distributori del gruppo avevano esaurito le scorte, e in alcune aree si sono registrate mancanze anche sugli scaffali dei supermercati.
Non tutti i lavoratori hanno condiviso la decisione di sospendere l’azione; tuttavia i sindacati hanno esercitato pressione per evitare il peggioramento della situazione pubblica, citando problemi concreti a catena che coinvolgono stazioni di servizio e aeroporti in Puglia. Al tempo stesso, le organizzazioni sindacali hanno ritenuto raggiunti alcuni risultati parziali nelle trattative con le istituzioni locali.
Cosa è stato concordato
- Incontro con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e altri rappresentanti locali: impegno a sostenere le richieste dei lavoratori presso il governo.
- Richieste oggetto di tutela: la transizione verso processi meno inquinanti, indicata come decarbonizzazione dell’impianto, e misure economiche per l’uscita volontaria dal lavoro.
- Convocazione formale: il governo ha fissato per il 27 ottobre un incontro a Roma con i sindacati per discutere il futuro dello stabilimento.
Le proteste dell’ex ILVA si sono sommate a presidi avviati da autotrasportatori e agricoltori, motivati dall’aumento del costo del gasolio e dal calo del prezzo dell’olio, elementi che hanno amplificato la tensione sociale nel territorio.
Con la rimozione dei blocchi, la priorità delle istituzioni sarà ora ridurre l’impatto immediato sulla filiera dei rifornimenti e arrivare all’appuntamento romano con posizioni chiare. Per i lavoratori resta aperta la questione strutturale della riconversione industriale e della sostenibilità occupazionale: il tavolo con il governo sarà decisivo per capire se gli impegni veri sul piano economico e ambientale saranno messi nero su bianco.
Per i residenti e le imprese locali, la posta in gioco è concreta: la stabilità delle forniture energetiche, la tutela dei posti di lavoro e la riduzione dell’impatto ambientale di uno dei poli industriali più grandi d’Italia. Gli sviluppi di ottobre determineranno quindi non solo il prossimo capitolo delle relazioni sindacali, ma anche l’assetto produttivo e ambientale dell’area di Taranto.
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