Aida Diouf Mbengue su TikTok: sfida stereotipi mostrando il velo con orgoglio

Di : Lorenzo Dalmoro

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Aida Diouf Mbengue è oggi una presenza riconoscibile sui social: prima creator italiana che porta il velo nelle clip di bellezza, ha trasformato una passione ereditata dalla madre in una piattaforma seguita da oltre 2 milioni di persone. Con un corto al cinema che affronta la discriminazione in arrivo e una carriera come attrice in divenire, la sua storia mette in luce questioni concrete per giovani, brand e media.

La sua vocazione per il mondo beauty nasce in famiglia: osservare la madre in Senegal è stata la scintilla che l’ha avvicinata a prodotti e tecniche, nella convinzione che cura e stile siano anche strumenti di identità. È sui social che Aida ha scelto di raccontarsi — non per moda, ma per rispondere a chi non si riconosceva nelle immagini diffuse fino a quel momento.

Ha iniziato a postare nel 2020 per dare sostegno a una compagna di classe vittima di bullismo; oggi il suo profilo è diventato uno spazio dove molti giovani trovano rappresentazione. Per Aida, la propria presenza pubblica non è solo visibilità personale ma un atto di risposta a chi — nella scuola, nella società, nei media — tende a rendere invisibili certi volti.

Tra pregiudizi e consapevolezza

La popolarità non ha cancellato le critiche: fin dall’esordio ha dovuto confrontarsi con commenti giudicanti, in particolare su come concilia la fede con il trucco. Con il tempo però è cambiata la prospettiva: oggi interpreta le reazioni come riflesso di ignoranza più che come attacco personale, e invita a considerare il make-up come una forma di espressione che non annulla la religiosità di nessuno.

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Per lei la parola bellezza non è solo estetica: significa energia, presenza, ironia e, soprattutto, sentirsi a proprio agio nella propria pelle. Il cosmetico, aggiunge, è uno strumento per comunicare senza parole, non un modo per cancellare le imperfezioni ma per valorizzarle con naturalezza.

Inclusività: promessa o pratica?

Aida racconta che il cambiamento dell’industria cosmetica si vede, ma resta spesso superficiale. La disponibilità di tonalità più ampie rappresenta un passo avanti, ma l’inclusione reale richiede risorse, competenza e attenzione: non basta invitare volti diversi in una campagna se poi non si offrono strumenti perché quella persona appaia al meglio.

Una esperienza personale le rimane impressa: in passato è stata truccata con nuance sbagliate che l’hanno fatta apparire spenta. Allora non ha protestato, ora lo cita come esempio di come l’apparente attenzione all’inclusione può tradursi in disattenzione concreta. Da qui il suo richiamo ai brand: la vera inclusività si misura nei dettagli — palette adeguate, formazione dei make‑up artist, ascolto autentico.

Fenty Beauty entra nella sua storia come un momento simbolico: il primo fondotinta che le si è perfettamente adattato le ha trasmesso la sensazione di essere finalmente vista dal mercato della bellezza. Quell’esperienza ha cambiato il modo in cui percepisce il settore e il suo ruolo al suo interno.

  • Per i giovani: trovare modelli che riflettano la propria esperienza aiuta a ridurre isolamento e insicurezza.
  • Per i brand: inclusività autentica richiede investimenti reali (toni di pelle, formazione, casting consapevole).
  • Per i media: raccontare volti diversi con continuità, non solo in occasioni simboliche, incide sulla percezione collettiva.
  • Per il pubblico: sostenere pratiche e prodotti che dimostrano attenzione concreta significa premiare il cambiamento effettivo.

Accanto all’attività sui social, Aida sta lavorando come attrice: il corto in cui comparirà affronta la discriminazione e per lei rappresenta l’opportunità di portare sullo schermo il messaggio che da tempo veicola online. È un passaggio che aspira a consolidare il suo ruolo pubblico e ad aprire nuove strade professionali.

La sua missione personale affonda le radici in un episodio scolastico: in terza media un’insegnante le disse che in Italia una ragazza con il velo avrebbe avuto poche prospettive. Quella frase le ha dato una forza in più a dimostrare il contrario. Oggi Aida rivendica che nessuno possa stabilire i limiti della propria vita: il punto di arrivo è diventare esempio per chi ancora si sente escluso.

La sua esperienza solleva interrogativi pratici e urgenti: come cambierà davvero il mercato della bellezza? In che modo i media possono contribuire a una rappresentazione non stereotipata? E soprattutto, quali strumenti si possono mettere nelle mani delle nuove generazioni per sentirsi riconosciute? Le risposte passano anche dalle scelte quotidiane — di creator, aziende e pubblico — che stanno plasmando il volto della cultura visiva contemporanea.

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