Alto Adige e Valle d’Aosta: sapori d’alta quota e ghiacciai che trasformano il territorio

Di : Lorenzo Dalmoro

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Due piccole storie di fondovalle raccontano due facce dell’Alpi: una custodisce secoli di storia religiosa e viticola, l’altra mostra come il paesaggio alpino si stia trasformando, con colture inattese che emergono grazie a microclimi e risorse idriche. Sono episodi che oggi parlano di patrimonio, economia locale e di come il clima stia rimodellando ciò che è coltivabile in quota.

Novacella (BZ): un’abbazia che fa anche vino

Lungo la bassa Val d’Isarco, a pochi minuti dallo svincolo autostradale di Bressanone, si trova l’Abbazia di Novacella, fondata nel XII secolo. Il complesso monastico ha accumulato nei secoli una collezione di arte e libri, ma è noto soprattutto per la sua attività viticola, tra le più longeve delle Alpi.

Architettura gotica, una chiesa barocca e una biblioteca in stile rococò che conserva centinaia di migliaia di volumi convivono con cantine che producono vini legati al territorio. I vigneti dell’abbazia sfruttano suoli morenici e forti escursioni termiche: alcune parcelle arrivano fino a 900 metri di altitudine, contribuendo a profili aromatici distinti.

Dal punto di vista ambientale, l’abbazia ha adottato pratiche orientate alla riduzione dell’impatto climatico già da alcuni decenni, puntando su gestione del suolo e pratiche agricole sostenibili.

Con la bella stagione sono ripresi i percorsi di visita: il giardino storico — che comprende un orto officinale — la biblioteca, la chiesa e una passeggiata tra i filari che si conclude con una degustazione guidata. Esiste anche una formula ampliata che consente accessi a spazi abitualmente chiusi al pubblico e una selezione più ampia di etichette per la degustazione.

Elemento Novacella (BZ) Montjovet (AO)
Tipo Complesso monastico e cantina Azienda olivicola su fondovalle alpino
Origine / anno Abbazia fondata nel 1142 Les Cents Oliviers, iniziativa dal 2019
Prodotto principale Vino Olio extravergine
Altitudine coltivazioni Vigneti fino a ~900 m Ulivi su un ettaro collinare; esposizione sudovest
Caratteristica ambientale Suoli morenici, ampie escursioni termiche Irrigazione con acqua da ghiacciaio (Verra), microclima in cambiamento
Visite Itinerari culturali e degustazioni; opzione ampliata Produzione limitata, assaggi disponibili in locali locali

Montjovet (AO): l’olivo che guarda al Monte Rosa

In Valle d’Aosta, su una collina tra la bassa e la media valle, si è sviluppata un’esperienza agricola apparentemente anomala: 150 piante di olivo messe a dimora su un ettaro che apparteneva ai nonni di chi oggi cura l’azienda.

La realtà si chiama Les Cents Oliviers, avviata nel 2019 da Rudy Perronet, guida alpina di professione e assaggiatore. Il prodotto porta un nome evocativo, “Huile des Glaciers – Olio dei Ghiacciai”, che riflette un elemento concreto: l’irrigazione proviene dalle acque provenienti dal ghiacciaio di Verra, sul Monte Rosa.

Non si tratta solo di una trovata; la produzione è limitata e le bottiglie vengono spesso esaurite rapidamente. Degustatori e ristoratori locali hanno iniziato a includere quest’olio nelle loro proposte, segnale che il territorio può mettere a punto qualità organolettiche di rilievo.

Questo episodio va interpretato con cautela: l’espansione dell’olivicoltura in aree storicamente non vocate può dipendere tanto dall’aumento delle temperature quanto da risorse idriche locali, ma comporta anche interrogativi su gestione dell’acqua, conservazione del paesaggio terrazzato e sostenibilità a lungo termine.

  • Origine delle acque: ghiacciaio di Verra, che alimenta la rete irriguo locale.
  • Estensione: circa un ettaro con 150 olivi.
  • Produzione: quantitativi contenuti, rapida esauribilità sul mercato locale.
  • Contesto: sperimentazione agricola in un’area alpina in evoluzione climatica.

La comparazione tra i due casi è significativa: da una parte, un luogo che per secoli ha plasmato economia e identità culturale attorno a pratiche consolidate e che oggi integra sostenibilità nella gestione; dall’altra, un progetto recente che sfrutta un microclima e risorse idriche straordinarie, mettendo in luce come le Alpi diventino sempre più teatro di innovazioni agricole, talvolta fragili e soggette a variabili ambientali.

Per il lettore interessato a turismo culturale e gastronomico, queste storie indicano due tendenze rilevanti: la conservazione del patrimonio produttivo tradizionale e la nascita di nuove produzioni legate ai cambiamenti climatici. Entrambe impongono scelte di tutela del territorio e di trasparenza sulle pratiche agricole, elementi che determineranno la sostenibilità e la qualità delle produzioni alpine nei prossimi anni.

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