Bayesian verso tagli e rischio fallimento: impatto su clienti e dipendenti

Di : Lorenzo Dalmoro

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La perdita di fiducia negli asset del gruppo che produce yacht di lusso italiana è esplosa dopo il tragico naufragio di una barca legata al suo marchio: da allora gli effetti si sono propagati tra ordini, conti e posti di lavoro. Oggi la situazione finanziaria e industriale di The Italian Sea Group è sotto pressione, con ripercussioni concrete per dipendenti, fornitori e investitori.

Il punto di rottura risale alla notte tra il 18 e il 19 agosto 2024, quando la barca a vela nota come Bayesian affondò davanti a Palermo causando sette vittime. Costruita dal cantiere storico Perini Navi, la barca — commissionata nel 2005 e varata nel 2008 — aveva dimensioni e caratteristiche di rilievo, incluso un albero di alluminio alto circa 75 metri. Da quel giorno il cantiere ha perso commesse e la reputazione del marchio ha subito un duro colpo.

Inchiesta aperta e contendenti in tribunale

La Procura di Termini Imerese sta ancora indagando sulle cause del disastro. Sul tavolo ci sono più ipotesi: possibili errori di gestione dell’equipaggio (in particolare la mancata chiusura dei portelloni di sicurezza) e profili di vulnerabilità strutturale legati al progetto della nave — tra cui l’impatto dell’albero sul centro di gravità dello scafo.

Nel frattempo The Italian Sea Group ha avviato una causa civile chiedendo risarcimenti alla società proprietaria della Bayesian, Revtom, per danni stimati in 456 milioni di euro. La controparte ribatte evidenziando i presunti difetti intrinseci del design.

Effetti economici e segnali di sofferenza

Le ricadute non si sono limitate al solo cantiere. Negli ultimi mesi mercato e fornitori hanno registrato segnali di allarme: ritardi nei pagamenti, contestazioni sui costi di produzione e interruzioni negli approvvigionamenti.

  • Mercato azionario: il titolo ha perso peso significativo, con un crollo che ha toccato picchi del -40% e si è stabilizzato intorno a un -35% rispetto ai livelli precedenti.
  • Liquidità aziendale: il fondatore e azionista di maggioranza, Giovanni Costantino (53,6% del capitale), ha concesso un prestito da 25 milioni di euro, rimborsabile entro il 2032.
  • Credenziali industriali: l’azienda annuncia due nuovi contratti per yacht oltre gli 80 metri, ma il mercato resta scettico e chiede verifiche indipendenti.

La società ha inoltre comunicato l’avvio di un audit indipendente per ricostruire costi e gestione commesse; resta però opaca la natura precisa degli scostamenti rispetto alle previsioni (aumenti del costo del lavoro, rincari materiali o errori nelle stime iniziali).

Impatto sul lavoro e reazioni sindacali

All’interno dei cantieri di Marina di Carrara la tensione è aumentata: circa 550 dipendenti diretti e altri 1.100 dell’indotto hanno registrato ritardi nei pagamenti e nelle contribuzioni al fondo sanitario e previdenziale, un fenomeno senza precedenti per l’azienda.

I sindacati hanno organizzato uno sciopero di due ore il 25 febbraio e convocato un incontro con la dirigenza previsto per il 3 marzo. È stata anche programmata una riunione in prefettura con la partecipazione della sindaca di Carrara, Serena Arrighi, per valutare gli interventi sul territorio.

Umberto Faita della Fiom Cgil segnala che molti fornitori si sono ritirati dai cantieri, lasciando diverse lavorazioni ferme. «Se la situazione peggiorasse — avverte — molte imprese dell’indotto rischiano di chiudere: lavorano quasi esclusivamente per Italian Sea Group.»

Movimenti al vertice e scenari futuri

Venerdì 27 febbraio il gruppo ha annunciato le dimissioni di Filippo Menchelli da presidente del consiglio di amministrazione e di Marco Carniani da vicepresidente. Immediata la nomina di Giovanni Costantino a presidente. Nella nota aziendale si fa riferimento a verifiche sulle condotte dei dimissionari per tutelare gli interessi societari.

Giudici e tribunali dovranno stabilire responsabilità penali e civili; ma la fase decisionale richiederà tempo. Nel frattempo l’azienda deve gestire liquidità, reputazione commerciale e il rischio di un effetto a catena sull’intero indotto nautico italiano.

Cosa cambia per chi lavora, fornisce o investe

  • Per i dipendenti: monitorare pagamenti, contributi e piani di tutela sindacale; i prossimi incontri decideranno garanzie e misure temporanee.
  • Per i fornitori: rischio ritardi e insolvenze; molti hanno già limitato attività o sospeso forniture.
  • Per gli investitori: alta volatilità del titolo e incertezza legata all’esito delle cause e alla riconquista della fiducia commerciale.

La vicenda ha una chiara rilevanza immediata: non è solo una crisi aziendale, ma una problematica che tocca catene produttive locali, posti di lavoro e l’immagine del Made in Italy nel settore degli yacht di lusso. Le prossime settimane diranno se le misure annunciate basteranno a stabilizzare la situazione o se serviranno interventi più profondi.

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