Chiesa debitrice verso lo Stato: fondi non recuperati pesano sulle casse

Di : Lorenzo Dalmoro

Condividi con i tuoi amici!

La disputa sui tributi non versati dalla Chiesa agli enti locali torna al centro dellโ€™agenda pubblica: lโ€™ultimo rinvio deciso il 24 marzo complica il recupero di somme che ormai rischiano di essere irrisorie rispetto alle stime iniziali e lascia i Comuni in attesa di risorse che servono oggi. Per capire che impatto concreti avrร  questa decisione sui bilanci locali e sui conti pubblici รจ necessario ricostruire tempi, norme e limiti introdotti dal governo.

Breve quadro storico

La tassa sugli immobili, introdotta nel 1992 con il nome di ICI, era calcolata sul valore patrimoniale degli immobili e gestita dai comuni. Negli anni furono previste esenzioni per gli immobili destinati a funzioni non commerciali come chiese e oratori. Nel 2005 il campo delle agevolazioni si ampliรฒ, comprendendo anche strutture con attivitร  economica gestite da enti religiosi.

Con lโ€™avvento dellโ€™IMU nel 2012 alcune di quelle esenzioni vennero ridotte: la norma eliminรฒ lโ€™automatica esclusione per gli immobili a uso commerciale. Nel frattempo la Commissione Europea aveva aperto dubbi sulla compatibilitร  di quei vantaggi fiscali con le regole sugli aiuti di Stato, perchรฉ certe strutture ecclesiastiche potevano trovarsi in una posizione di favore rispetto alla concorrenza.

La svolta giudiziaria e il richiamo europeo

La questione, portata allโ€™attenzione dalle denunce iniziate nel 2006, approdรฒ nel 2018 alla Corte di giustizia dellโ€™Unione Europea. La Corte criticรฒ la Commissione per non aver esplorato tutti gli strumenti possibili per recuperare almeno parte delle somme non riscosse.

Nel marzo 2023 la Commissione tornรฒ a chiedere allโ€™Italia di ottenere i versamenti relativi al periodo 2006-2011, suggerendo di utilizzare i dati delle dichiarazioni IMU per ricostruire i patrimoni soggetti a imposta. Solo nel 2024 il governo ha predisposto una prima cornice normativa per il recupero, nel cosiddetto decreto ยซSalva infrazioniยป.

Leggi anche  IGT del gruppo De Agostini: gestirร  il Lotto per altri 9 anni!

Ma le regole approvate hanno introdotto limiti che cambiano radicalmente la portata dellโ€™operazione: soglie minime di debito, opzioni di rateazione e una procedura che ha subito ritardi tecnici hanno ridotto sia la platea dei soggetti coinvolti sia le somme effettivamente recuperabili.

  • Soglia minima: il recupero รจ previsto solo per enti religiosi con debiti superiori a 50.000 euro, escludendo la maggioranza delle parrocchie.
  • Rateazione: รจ prevista la possibilitร  di pagamento a rate per debiti oltre 100.000 euro.
  • Tempistiche: i moduli per le comunicazioni sono stati resi disponibili il 12 marzo, con scadenza iniziale fissata al 31 marzo; il 24 marzo il governo ha spostato il termine al 30 settembre.
  • Impatto stimato: dalle prime ipotesi di 4โ€“5 miliardi si รจ passati a valutazioni molto piรน contenute: tra 150 e 500 milioni, secondo fonti giornalistiche e associazioni di enti locali.

Questi paletti hanno un effetto immediato: la maggior parte delle realtร  parrocchiali resta fuori dallโ€™obbligo, mentre i comuni โ€” che avrebbero dovuto beneficiare dei recuperi โ€” si trovano a fare i conti con cifre molto inferiori a quelle attese.

Problemi pratici e rinvii

I ritardi non sono solo politici ma anche tecnici. I professionisti che assistono gli enti religiosi hanno ricevuto i moduli per la comunicazione soltanto il 12 marzo, lasciando poche settimane per ricostruire dati fiscali che in certi casi risalgono a quasi ventโ€™anni fa.

Per evitare un invio caotico e forse incompleto delle dichiarazioni, il Consiglio dei Ministri ha approvato il 24 marzo un rinvio delle scadenze al 30 settembre 2024. Se confermato, a partire da quella data gli enti interessati avranno poi un mese per versare quanto dovuto, salvo ulteriori proroghe.

Lo smarrimento tecnico e la soglia selettiva rendono difficile oggi fornire una cifra definitiva per il recupero: gli scenari oscillano e dipendono dallโ€™effettiva applicazione delle regole e dallโ€™accuratezza delle banche dati catastali e fiscali.

Perchรฉ conta per i cittadini

Il nodo non รจ solo contabile. Se il recupero restasse limitato alle soglie e alle rateazioni previste, i bilanci comunali perderebbero risorse che, in molti casi, erano state stimate come disponibili per servizi locali. Inoltre, la discrepanza tra il valore teorico del contenzioso e lโ€™ammontare effettivamente riscosso solleva domande sulla coerenza delle politiche fiscali e sulla capacitร  dello Stato di far rispettare sentenze europee.

In assenza di dati certi, rimangono aperti tre aspetti decisivi: la qualitร  delle banche dati per identificare i beni, la volontร  politica di non concedere ulteriori sconti o rinvii e il ruolo dei tribunali nel dirimere eventuali contestazioni degli enti religiosi.

Fino a quando queste variabili non saranno chiarite, il recupero delle somme dovute resterร  unโ€™operazione incertaโ€”con conseguenze pratiche per le casse dei Comuni e per il bilancio pubblico nazionale.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!

Lascia un commento

Share to...