Crisi dei Rave Party in Italia: Cosa è Cambiato nell’Underground Musicale?

Di : Lorenzo Dalmoro

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La serata di venerdì 2 maggio, a Comano Terme, un tranquillo borgo in provincia di Trento, ha visto circa 250 individui intenti a smantellare stand, tende e sistemi audio utilizzati per un evento iniziato il giorno precedente senza le dovute autorizzazioni. La polizia e i carabinieri avevano ordinato la cessazione immediata delle celebrazioni, spegnendo la musica e scollegando gli impianti. Le autorità, presenti sul luogo per garantire la completa rimozione delle installazioni, avrebbero preferito che tutti i presenti lasciassero l’area quella stessa notte, ma la maggior parte non si sentiva di viaggiare di ritorno a casa in ore così tarde.

Inaspettatamente, la situazione è precipitata quando un gruppo di agenti in tenuta anti-sommossa ha preso la via del prato, diretti verso il sistema audio principale. Alcuni degli individui presenti hanno bloccato il cammino degli agenti, scatenando uno scontro fisico con uso di manganelli contro la folla e lancio di oggetti verso la polizia, che ha reagito lanciando gas lacrimogeni per disperdere i presenti. Il prato, circondato da boschi e un torrente, aveva un’unica via di fuga, bloccata da veicoli delle forze dell’ordine.

«Hanno utilizzato così tanto gas lacrimogeno che abbiamo riempito due grossi sacchi della spazzatura con i bossoli, e molti erano già stati raccolti dagli agenti», ha raccontato un giovane di Bologna che era alla festa e ha chiesto di rimanere anonimo. Altre testimonianze confermano un intervento goffo e caotico da parte delle autorità, che ha generato paura e confusione tra i partecipanti. Durante gli scontri, anche otto agenti hanno subito ferite. La questura di Trento non ha risposto alle richieste di commento sugli eventi da parte del Post.

In Italia, l’uso di gas lacrimogeni per sgomberare un rave è piuttosto raro. Tuttavia, negli ultimi tempi, si è assistito a un incremento nell’uso di metodi più aggressivi da parte delle forze dell’ordine, in linea con una politica di repressione più marcata nei confronti di questi eventi, promossa dal governo Meloni da oltre due anni.

Questo aumento dell’aggressività potrebbe essere collegato al fatto che ultimamente si stanno organizzando più rave, dopo un periodo di difficoltà per l’intero movimento.

Nell’autunno del 2022, a seguito di un grande free party organizzato nei pressi di Modena, il governo introdusse un nuovo reato per chi organizza o promuove eventi musicali su proprietà altrui, con sanzioni che prevedono fino a sei anni di reclusione e multe considerevoli, ben più severe rispetto ad altri paesi europei.

L’immediata conseguenza fu una drastica riduzione nel numero e nella dimensione dei rave, mettendo in crisi il movimento e i gruppi, o crew, che investono tempo e risorse nell’organizzazione di questi eventi. «Fu allora che molte delle crew più storiche decisero di abbandonare l’attività», afferma uno degli organizzatori del rave del 2022 a Modena, sottolineando come il decreto fosse arrivato in un momento delicato per il movimento, ostacolando il ricambio generazionale tra le crew.

Secondo Elisa Fornero, assistente sociale di Neutravel, che partecipa ai free party offrendo servizi di riduzione del danno legato all’uso di sostanze stupefacenti, prima del decreto anti-rave si teneva almeno una grande festa al mese nel Nord Italia. «Dopo la nuova legge, per almeno un anno le attività si sono praticamente fermate: chi desiderava partecipare a un rave si spostava in Francia, Spagna o Portogallo, dove si sono svolti eventi anche molto grandi negli ultimi anni», spiega Fornero.

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Stabilire con esattezza il numero di rave annuali in Italia è complesso: questi eventi vengono spesso organizzati in segreto, generalmente in luoghi isolati per evitare l’attenzione delle autorità. Le informazioni su come raggiungere questi eventi sono condivise con cautela, tramite passaparola o gruppi social, spesso privati o comunque strettamente monitorati.

Tuttavia, vari indizi e testimonianze suggeriscono un recente aumento nel numero di feste non autorizzate, più di due anni dopo il provvedimento governativo.

«Negli ultimi mesi le feste stanno riprendendo, anche se non direi che si erano completamente fermate: erano solo molto diminuite», racconta un giovane di Modena che frequenta questi eventi da anni, preferendo rimanere anonimo. Secondo alcune testimonianze raccolte dal Post, a Bologna tra il 2024 e il 2025 ci sono stati almeno tre grandi free party con centinaia di partecipanti, e negli ultimi sei mesi si sono tenuti altri eventi in Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Trentino e Veneto.

«Ormai è una costante, se volessi potrei andare a una festa a settimana», afferma un giovane di Ferrara, che di solito scopre gli eventi attraverso gruppi sui social. Anche lui preferisce mantenere l’anonimato. Nei gruppi, spiega, non viene specificato il luogo della festa: vengono offerti solo passaggi in auto verso una destinazione molto vaga, una città o addirittura una regione. Chi desidera partecipare deve accettare il passaggio e seguire le indicazioni fornite; man mano vengono rivelate ulteriori informazioni, mentre il luogo preciso viene comunicato solo intorno a mezzanotte.

Il rave più grande degli ultimi due anni è stato quello di capodanno 2025 a Bologna, organizzato in un’ex fabbrica industriale abbandonata in via Stalingrado, vicino al centro città. Circa quattromila persone hanno partecipato, accampandosi in modi anche abbastanza improvvisati. La festa è durata tre giorni e due notti: «per riposare c’erano chi si metteva in auto o in camper, alcuni semplicemente non dormivano», racconta il giovane di Ferrara. «Io avevo una tenda, ma l’ho montata dentro al capannone dove c’era la musica: quando mi sdraiavo, sentivo solo le vibrazioni del sound system, molto intense».

Nonostante la grande partecipazione, le feste di capodanno 2025 a Bologna e quella del 2022 a Modena non raggiungono le dimensioni dei teknival: grandi rave party dove si montano anche più di dieci sound system, che fino a qualche anno fa venivano organizzati anche in Italia, attirando migliaia di giovani appassionati di musica tekno – un sottogenere della musica techno tipico dei rave – provenienti da tutta Europa.

Tra gli ultimi ci furono i cosiddetti “space travel”: il primo fu organizzato nel 2018 nelle Marche; il secondo nel 2021 a Valentano, in provincia di Viterbo; mentre il più grande di tutti fu il teknival di Pinerolo, vicino a Torino, nel 2007, che attirò circa 30mila persone secondo alcune stime.

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«Ora in Italia non si parla più di teknival, i gruppi che li organizzano hanno troppa paura a causa delle nuove leggi e non sanno bene cosa potrebbe succedere loro», racconta una donna di Firenze che da quasi dieci anni organizza mercatini e performance artistiche all’interno delle feste, e che preferisce rimanere anonima.

Nonostante l’aumento delle feste, la scena rave italiana rimane molto frammentata, e molti preferiscono organizzare piccoli eventi, con al massimo qualche centinaio di persone. «Prima si riusciva a organizzare almeno un grande rave al mese. Le feste attuali sono piuttosto piccole, con al massimo qualche centinaio di partecipanti», afferma un membro di una crew. Anche lui, come quasi tutte le persone che il Post ha intervistato per questo articolo, preferisce rimanere anonimo per timore di ripercussioni legali.

I rave attuali tendono anche ad essere più politicizzati rispetto al recente passato. Tra i partecipanti si è creata una rete che unisce diverse cause politiche, come ad esempio quelle contro le condizioni di detenzione nelle carceri e le politiche migratorie del governo. «Alla festa a Moncalieri c’erano degli striscioni contro i CPR (i Centri di Permanenza per i Rimpatri), una cosa piuttosto insolita per un free party», spiega Massimo Lazzarino, assistente sociale di Neutravel.

Secondo le testimonianze raccolte dal Post, sembra che lo spirito dei free party stia cambiando e che in alcuni casi la musica e il muro di casse del sound system non siano le uniche attrazioni per chi partecipa a questi eventi.

Prima dell’inizio di una festa può capitare che venga proiettato un film o un documentario, seguito da un dibattito. Queste attività si aggiungono ad altre abitualmente presenti a queste feste, come performance artistiche, spettacoli di giocoleria, banchetti per vendere cibo, liquori e altre piccole produzioni artigianali. La musica tekno suonata da potenti sistemi di casse e amplificatori rimane comunque l’aspetto più importante della festa.

Non è l’unico cambiamento che ha interessato i rave negli ultimi anni. L’uso dei social network ha aumentato la visibilità di questi eventi, che vengono pubblicizzati in vari modi, a volte prestando meno attenzione alla riservatezza garantita un tempo dal passaparola e dai volantini cartacei. «Le nuove tecnologie non hanno fatto bene al movimento. La gente condivide storie e post anche durante la festa e questo aiuta la polizia a individuare la posizione», dice la donna di Firenze, secondo cui il passaparola riusciva a limitare o ritardare l’intervento delle forze dell’ordine.

Capita ora che le forze dell’ordine arrivino sul posto anche prima dell’inizio di un free party: decine di agenti circondano il luogo della festa bloccando le vie d’entrata e di uscita, in modo da fermare e identificare chiunque provi a passare. «Tu fai festa e sai che fuori ci sono sempre degli agenti della polizia, e questo crea abbastanza disagio», dice la donna. Le feste più piccole, inoltre, sono quelle in cui gli interventi sono più semplici: bastano pochi agenti per smantellarle.

Di solito, secondo una prassi consolidata, dopo aver raggiunto il luogo del free party le forze dell’ordine iniziano a trattare con gli organizzatori, anche appoggiandosi alla mediazione delle persone che partecipano alla festa. Chiedono l’interruzione anticipata dell’evento, che spesso viene ottenuta in cambio di uno sgombero pacifico e ordinato, senza troppe ripercussioni per i partecipanti.

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Ultimamente, però, capita spesso che durante lo sgombero dei rave le forze dell’ordine cerchino di confiscare i sound system con maggiore assiduità. La confisca dell’attrezzatura è prevista nel cosiddetto decreto “rave”. Talvolta lo fanno attraverso minacce di violenza o direttamente attraverso l’uso della forza: non è chiaro se in base a un’indicazione arrivata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in passato ha descritto i rave in termini molto duri.

Anche per questo le trattative avvengono in un clima di tensione: raramente gli organizzatori sono disposti a consegnare un’attrezzatura che può costare diverse migliaia di euro. Inoltre, iniziative violente da parte delle forze dell’ordine rischiano di interrompere un canale comunicativo tra il mondo dei rave e le autorità che in passato aveva più o meno sempre retto: «c’è il rischio che gli sgomberi dei rave si trasformino in situazioni di scontri e costante conflitto, un po’ come succede in Francia», dice Lazzarino.

Oltre a Comano Terme le forze dell’ordine sono intervenute con violenza anche ai recenti free party a La Cassa e a Moncalieri, due feste non autorizzate organizzate vicino a Torino. Secondo una ricostruzione del Manifesto, a La Cassa, dopo non essere riusciti a ottenere la confisca delle attrezzature tramite le trattative, carabinieri in tenuta antisommossa hanno deciso di caricare in modo molto violento alcuni ragazzi radunati fuori dal capannone, spaccando anche specchietti e finestrini delle automobili di quelli che provavano ad andare via. Secondo una testimonianza raccolta dal Post, invece, a Moncalieri gli agenti hanno caricato i ragazzi mentre provavano a ostacolare la confisca dell’attrezzatura.

Le forze dell’ordine intervengono in questo modo soprattutto alle feste più piccole, nonostante siano le meno vistose, anche da un punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico. «Capisco che vogliano confiscare il sound system, ma le scene di violenza che si vedono in queste situazioni davvero non si spiegano», dice il ragazzo di Ferrara. «Più che portare ordine a me sembra che portino scontri e caos. Sembra un modo per demoralizzare le persone e togliere la voglia di fare queste feste».

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