OnlyFans: creatore occultava 270mila€ da video per adulti e intascava il sussidio

Di : Lorenzo Dalmoro

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Una giovane del Polesine è finita nel mirino della magistratura dopo che le indagini fiscali hanno ricostruito guadagni non dichiarati derivanti dalla vendita di contenuti per adulti in abbonamento. Il caso mette in luce la crescente attenzione delle autorità sui redditi generati dalle piattaforme digitali e i rischi concreti per chi percepisce sussidi pubblici.

Accertamenti e prime risultanze

La Tenenza della Guardia di Finanza di Lendinara ha avviato verifiche su una giovane residente nell’alto Polesine che, pur risultando ufficialmente disoccupata, gestiva un profilo a pagamento su OnlyFans. Le attività ispettive hanno ricostruito flussi di denaro non dichiarati e portato alla luce una discrepanza tra le entrate reali e quanto comunicato al fisco.

I controlli coprono il triennio 2021‑2023 e, secondo gli accertamenti, la creatrice di contenuti non avrebbe dichiarato i ricavi derivanti dagli abbonamenti mensili sottoscritti dai follower.

Le cifre ricostruite

Voce Importo Stato
Ricavi non dichiarati da OnlyFans circa €270.000 contestati
Importo regolarizzato con dichiarazione tardiva circa €120.000 recuperato a tassazione
Indennità di disoccupazione percepita indebitamente (NASPI) circa €16.000 oggetto di denuncia

Le contestazioni formali

Oltre alle irregolarità dichiarative, i finanzieri hanno contestato violazioni relative a imposte dirette e Iva. Gli accertatori hanno inoltre valutato l’applicabilità di un’addizionale prevista per chi produce o distribuisce materiale pornografico, introdotta nel 2006 e spesso definita, negli atti, come una sorta di “tassa etica” che comporta un incremento fiscale pari al 25%.

La donna è stata denunciata alla Procura di Rovigo per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ossia per aver continuato a incassare la NASPI mentre dichiarava di essere disoccupata. Il quadro sanzionatorio previsto in caso di condanna comprende, oltre alla restituzione delle somme, la revoca del beneficio e pene detentive che possono andare da sei mesi fino a tre anni.

Perché la vicenda conta oggi

Il caso non riguarda soltanto la singola persona: fotografa un fenomeno più ampio. L’aumento delle entrate digitali da abbonamento e la diffusione di piattaforme come OnlyFans hanno creato nuove fonti di reddito che restano, spesso per ignoranza o volontà, fuori dalla dichiarazione dei redditi.

Le autorità fiscali hanno intensificato i controlli sulle economie digitali: per i creatori di contenuti significa che le posizioni irregolari rischiano di emergere con verifiche incrociate e segnalazioni. Lo stesso vale per chi percepisce indennità previdenziali: incompatibilità e omissioni possono trasformarsi rapidamente in reato.

  • Chi deve preoccuparsi: autori di contenuti a pagamento, influencer, lavoratori in somministrazione e beneficiari di ammortizzatori sociali.
  • Cosa rischiano: recupero fiscale, sanzioni, revoca di prestazioni e, in casi gravi, denuncia penale.
  • Consiglio pratico: verificare obblighi fiscali e compatibilità con sussidi prima di monetizzare contenuti online.

Le indagini della Guardia di Finanza proseguono: restano da definire eventuali ulteriori contestazioni e l’eventuale ammontare delle sanzioni accessorie. Per chi opera sul web, il messaggio è chiaro: l’economia digitale è sempre più sotto osservazione e gli obblighi tributari valgono anche per i ricavi “virtuali”.

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