E-commerce evitato dagli adolescenti: esplode il fenomeno dei giovani anti-digitale

Di : Lorenzo Dalmoro

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Da New York a Milano, cresce una generazione che mette in discussione lโ€™onnipresenza degli schermi e cerca esperienze piรน lente e concrete: questa tendenza sta ora rimodellando anche il mercato della bellezza. Per i consumatori e per i brand, la domanda รจ chiara: come cambia il rapporto con il prodotto quando lโ€™acquisto torna a essere un gesto umano e non solo un click?

Si parla spesso di luddite teens per descrivere quei giovani che scelgono vinili, libri cartacei e incontri in presenza al posto di feed continui e notifiche. Il termine richiama il luddismo ottocentesco โ€” la protesta contro la meccanizzazione che alterava lavoro e produzione โ€” ma nella sua versione contemporanea รจ meno ideologica e piรน pratica: una preferenza per il tempo lento, il contatto fisico e la qualitร  dellโ€™esperienza.

  • Scelte culturalmente โ€œofflineโ€: ascoltare vinili, partecipare a book club, preferire il confronto faccia a faccia.
  • Shopping esperienziale: negozi che offrono prova sensoriale, consulenza umana e rituali manuali.
  • Preferenza per prodotti che evocano cura, artigianalitร  e ingredienti naturali.

Il movimento, nato in alcuni quartieri di New York, ha giร  varcato lโ€™oceano ed รจ presente in Europa e in Asia, dove marchi di nicchia reinterpretano pratiche antiche come argomento di valore. In questo filone rientrano aziende che puntano sulla ritualitร  della produzione e sulla manualitร , proponendo una bellezza che contrasta lโ€™estetica iper-tecnologizzata dei social.

Un caso esemplare รจ la scelta del fondatore di Lush di allontanarsi dalle grandi piattaforme social nel 2021, motivando la decisione con lโ€™obiettivo di promuovere prodotti che favoriscano la disconnessione. Allo stesso tempo, brand come Lโ€™Odaรฏtรจs si presentano come un โ€œapotecario dei sensiโ€, con formule che riportano al piacere della cura attraverso ingredienti come il dattero e lโ€™acqua di fiori dโ€™arancio.

Non รจ solo โ€œclean beautyโ€

Secondo Carolina Guajana, docente di Fashion business e perfume & cosmetics management, il legame tra questo ritorno al tangibile e il movimento della clean beauty non รจ diretto. Mentre la clean beauty enfatizza trasparenza e sostenibilitร  degli ingredienti, il fenomeno neoluddista nasce come reazione alla standardizzazione digitale dellโ€™estetica: si cerca tempo, gesto e consulenza umana come antidoto allโ€™acquisto frettoloso e algoritmico. In pratica, non si rifiuta il prodotto ma il modo anonimo e velocizzato con cui spesso viene comprato.

Le esperienze di vendita cambiano di conseguenza: alcuni marchi progettano spazi che puntano alle emozioni e allo scambio diretto. Il marchio svedese Koyia, per esempio, propone sedute olfattive nella foresta e invita i clienti a restare senza fretta: chi trascorre almeno 599 secondi immerso nellโ€™ambiente non paga la fragranza. รˆ un modello di retail sensoriale che scommette sulla lentezza come valore commerciale.

Per il settore beauty le implicazioni sono concrete. I brand che vorranno intercettare questi pubblici dovranno ripensare il mix tra digitale e punti vendita fisici, investire in consulenza e prova dal vivo, e misurare il ritorno non solo in click ma in fedeltร  e raccomandazione personale. Dal punto di vista dei consumatori, la svolta significa piรน esperienze curative e meno shopping impulsivo guidato dagli algoritmi.

In sintesi, il fenomeno dei giovani โ€œanti-schermoโ€ non รจ una moda passeggera: sta spingendo alcuni marchi a riconsiderare il ruolo del negozio, il valore della manualitร  e la centralitร  della relazione umana in un mercato abituato alla viralitร  digitale.

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