Hotel napoletano chiuso per abusivismo: addio alla celebre location di nozze dopo 40 anni

Di : Lorenzo Dalmoro

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Il grande ingresso del Grand Hotel La Sonrisa, la location di Sant’Antonio Abate nota come il “castello delle cerimonie”, è rimasto sbarrato: giardini silenziosi, piscine vuote e sale pronte ma chiuse al pubblico. La chiusura, decisa dopo anni di contenziosi, non riguarda solo un luogo simbolo del territorio ma scuote l’economia locale e lascia in sospeso centinaia di eventi già prenotati.

All’esterno si avverte il vuoto: il viale intitolato al fondatore è deserto, le sculture di leoni e tigri osservano un’area che fino a poche settimane fa ospitava matrimoni e ricevimenti affollati. All’interno tutto sembra intatto, come se il servizio dovesse ricominciare da un momento all’altro: hall dorata, lampadari di cristallo, sale affrescate e cucine operative sono però inaccessibili.

La chiusura e le decisioni amministrative

La struttura ha sospeso le attività nella notte del 15 giugno dopo che il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della famiglia Polese avverso la revoca delle autorizzazioni per ristorazione e ricettività. La vicenda è la fase finale di un procedimento giudiziario iniziato con un’inchiesta per lottizzazione abusiva.

La confisca della proprietà, pronunciata in tribunale a febbraio 2024, ha determinato l’affidamento dell’immobile al Comune, che ha poi revocato le licenze. In attesa di decisioni definitive i Polese avevano ottenuto una proroga della gestione versando al Comune un canone mensile.

Le radici del contenzioso

La storia della Sonrisa parte negli anni Settanta: Antonio Polese acquistò terreni e un edificio settecentesco e, approfittando dell’assenza di un piano regolatore, trasformò il complesso in una mega-location neobarocca. Negli anni sono stati aggiunti piscina, eliporto, campi sportivi e strutture abitative.

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Il problema dell’abusivismo è ricorrente nella vicenda: già nel 1983 la struttura era stata posta sotto sequestro, poi sanata; nel 2010 furono demolite parti ritenute irregolari. L’indagine avviata nel 2011 ha infine portato alla confisca giudiziaria.

Perché questa vicenda conta oggi

La chiusura colpisce direttamente l’occupazione e l’indotto: la Sonrisa era una delle maggiori destinazioni per eventi nel Sud Italia e fungeva da volano per fornitori, artisti e professionisti locali. La perdita stagionale di lavoro e la cancellazione di centinaia di prenotazioni creano ricadute economiche immediate per famiglie e imprese del territorio.

  • Occupazione diretta: circa 80 dipendenti fissi.
  • Indotto: centinaia di lavoratori fra autisti, musicisti, fiorai, fotografi, pasticceri e fornitori vari.
  • Eventi annui: la location ospitava circa 1.300 cerimonie l’anno, con picchi di più manifestazioni nello stesso giorno.
  • Impegni economici dei clienti: molte cerimonie già pagate o prenotate, da rimborsare o riconfermare altrove.

Cronologia essenziale della Sonrisa
Anno Evento Stato
1977 Acquisto dei terreni e primo sviluppo Inizio attività
1983–1985 Sequestro per presunto abusivismo; successiva sanatoria Sanato
2010 Demolizione di parti ritenute abusive (mansarda) Intervento eseguito
2011 Indagine per lottizzazione abusiva Procedimento avviato
Febbraio 2024 Confisca giudiziaria della struttura Provvedimento esecutivo
15 giugno (anno della chiusura) Revoca delle licenze e chiusura definitiva al pubblico Struttura chiusa

Impatto sui clienti e sulla programmazione

La Sonrisa offriva soluzioni molto diverse: eventi economici, con menu base intorno ai 80–120 euro a persona, fino a cerimonie estremamente elaborate che potevano superare i 100.000 euro. Molti matrimoni venivano fissati con largo anticipo — anche due anni prima — e spesso erano accompagnati da intrattenimento e spettacoli tipici.

Con l’improvvisa interruzione dell’attività il personale ha dovuto annullare prenotazioni, rimborsare clienti e cercare strutture alternative per chi aveva già contratti in corso. La tensione sociale è esplosa in una protesta dei dipendenti davanti al cancello, che hanno denunciato la perdita di «lavoro e dignità» per via della chiusura in piena stagione.

Valore simbolico e popolare

La Sonrisa non era solo un luogo di banchetti: la visibilità mediatica l’ha trasformata in un’icona popolare. Il complesso è stato set cinematografico, set di programmi televisivi e per anni ha ospitato un docu-reality che ne ha amplificato l’immagine. Ospiti e personaggi del mondo dello spettacolo, dal calcio alla musica napoletana, hanno contribuito a farne un punto di riferimento regionale.

Nonostante le contestazioni, la famiglia Polese sostiene di aver sanato le presunte irregolarità e ha avviato ricorsi, inclusa un’istanza di revisione del processo penale e un ricorso a Strasburgo. Il Comune, dal canto suo, ha avviato uno studio per valutare opzioni di recupero o riuso della struttura; l’ipotesi di demolizione è considerata onerosa e complessa.

In assenza di esiti giudiziari definitivi la preoccupazione più immediata è che il complesso resti inutilizzato per lungo tempo, con effetti negativi sull’economia locale e sul tessuto sociale di Sant’Antonio Abate.

La vicenda rimane un caso emblematico del conflitto tra tutela del territorio, diritto urbanistico e attività economiche radicate, e segue ancora sviluppi giudiziari e amministrativi che decideranno il futuro dell’ex “castello delle cerimonie”.

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