Ingmar Bergman definisce la luce nordica con ventitré aggettivi diversi nella sua autobiografia “Lanterna Magica”. Questa luce, protagonista in Lapponia, si manifesta come obliqua e forte, asciutta e metallica, vivace e intensa. Al mattino emana cromatismi stridenti, mentre la sera si prolunga in morbidi chiaroscuri. È una luce che non solo illumina ma definisce audacemente le relazioni tra gli spazi, tra il pieno e il vuoto, tra fitte foreste e laghi d’acciaio senza orizzonti, come il lago Inari, il più grande in Finlandia dopo il Saimaa careliano. Questo, come altri laghi punteggiati di isolotti boscosi, secondo una leggenda Sámi, fu creato quando un angelo, inciampando in una stella mentre trasportava un grande secchio d’acqua, lo rovesciò sulla Finlandia. In superficie, i riflessi trasformano il paesaggio in un luminoso e affascinante manuale di biodiversità, un libro di legno dal fascino episodico e discontinuo dato che la luce ama confondere il visitatore con i suoi mutamenti di umore. Una variabilità amplificata dalle oscillazioni di un sole che in estate non tramonta mai. Una struttura semplice come la kota, una misteriosa capanna di legno con camino, cambia continuamente aspetto: appare fredda e austera all’alba, morbida e scivolosa alla fine della notte, che in estate non arriva mai.
E aggiungendo alle descrizioni di Bergman le sfumature di luce rossa e blu osservate dai Sámi per interpretare il kaamos, o notte polare, i cromatismi lapponi sembrano realmente infiniti.
Se i grandi silenzi bianchi invernali sono preludio a spettacolari ma affollate aurore boreali in un contesto di lunghe e dominanti tenebre, è in estate che la natura lappona si manifesta in modo taciturno, austero ma intrigante. Questo è stato splendidamente descritto da Arto Paasilinna nel “L’anno della lepre”, dove Vatanen, giornalista di Helsinki, dopo aver investito una lepre che fuggiva nella campagna, si rifugia nei boschi di betulle scatenando una serie di eventi ironici. Tra le betulle, simili alle notti bianche, la luce tarda a sparire anche negli interni caldi, dove indugia prima di spegnersi lentamente, assorbita dalle pareti accoglienti. Questo legno, descritto da Alvar Aalto, geniale architetto e designer cresciuto nel freddo e nel vento del nord finlandese, come “la forma ispiratrice di ogni architettura, il materiale più umanamente profondo”. Un legno che assorbe e riflette il silenzio; soprattutto nella patria dei telefoni cellulari (inventati da Nokia), che i locali hanno sempre usato con parsimonia, essendo solo uno strumento essenziale e non un simbolo di appartenenza, perché “deve sempre esserci una calma misura operativa per tutto”; sostenibile. Una parola ipocrita e abusata quasi ovunque ma qui credibile. I Sámi, ad esempio, accolgono i turisti con generosità – ora che possono atterrare a Ivalo con 33 voli diretti settimanali dalla capitale – ma disapprovano quelli invadenti, soprannominati dai parigini “pigeon” (piccioni) e apprezzano quelli “colibrì”: partecipativi, delicati, rispettosi, leggeri come la corteccia delle loro betulle.
Così la pensano anche le guide Minna e Aarno dell’Arctic Sky Resort di Kiilopaa, costruito con le loro mani non lontano da Ivalo, dove insegnano a respirare la natura, apprezzare la vita lenta del benessere artico tra il lusso della quiete: Minna è un ingegnere e con Aarno ha costruito case in tronchi in tutta Europa. Pur lavorando nel settore edile da molti anni, Minna con passione è divenuta un’esperta di funghi ed erbe selvatiche, terapista erborista, praticante Reiki, istruttrice di canoa, life coach e insegnante di yoga RYT500. E attualmente studia Ayurveda e PNL. Scienze e conoscenze che instilla con dovizia ai suoi visitatori portandoli tra le foreste praticando il Forest Bathing ovvero insegnando a calpestare soavemente l’erba, abbracciare gli alberi che sprigionano benessere e relax, riconoscere e respirare gli odori emanati dalle resine, gustare nella kota pane fatto in casa, zuppe di patate e funghi, succhi di mirtilli e gialle bacche artiche (specie di lamponi dolci). Insomma, a vivere e godere l’armonia performata dai boschi lapponi. Che Minna ama consapevole che, poco più a sud-ovest foraggiano l’economia del paese con l’UPM di Pietarsaari, leader al mondo nella produzione di pasta di legno, carta riciclata e carte speciali; multinazionale che comunque “per ogni pino che taglia ne pianta altri tre tanto che il patrimonio forestale finlandese è cresciuto del 20% negli ultimi vent’anni”. Forse non sa che per produrre carta riciclata occorrono fibre di eucalipto giovane e che l’UPM se ne approvvigiona disboscando a go-go senza pietà le foreste uruguayane e argentine e in parte quelle russe del “nuovo nemico”. Ma tantè… santi anche tra i probi e frugali finnici non ce ne sono più. Magari tra i Sámi lapponi.
Sempre nei boschi che incorniciano Ivalo e Inari, è doveroso in loro onore poiché da secoli sono green nel Dna, partecipare a uno dei bushcraft organizzati dal moderno e panoramico Wilderness Hotel Muotka di Kiilopaa, che si risolve in un breve corso di sopravvivenza “stile scout” rispettoso delle bellezze naturali: come accendere un fuoco solo utilizzando pietre, rami secchi e al più un piccolo Victorinox senza incendiare il patrimonio forestale o fare trekking tra fitti fusti magici dove il sole neppure getta uno sguardo senza perdersi e utilizzando mappe e compassi. Banale sulla carta, ma utile e antistress per coloro che non sono di casa in montagna né tra illibati verdi richiami (in Italia tanti sono i profani).
Se la visita alle farms di renne snocciolate intorno al lago Inari, come quella di Saariselka, lasciano il tempo che trovano mostrandole in estate spelacchiate per il cambio della muta e chiuse in recinti stile corral – anche perché a stupire i profani sono le alci libere e selvagge, o meglio le loro gigantesche impalcature che raramente fanno capolino tra i turisti -, interessante è l’approccio al didattico ma esplorativo Sámi Museum Siida di Inari pluripremiato tra i gemelli musei europei. Dove si scopre anche che il termine Sami è la caratteristica identificativa più importante indicando il senso di appartenenza a una comunità. E che si ritrova articolata in tutte le lingue Sami, da Reros alle isole Kola: Saemie (lingua Sami meridionale), Same (lingua Sami di Lule) e Sapmi (lingua Sami settentrionale). E’ un termine che comprende in genere sia la lingua che lo stile di vita; ma che può anche indicare una persona, «same», o un’area «Sameland» (in lingua Sami di Lule). Le caratteristiche più oggettive dei Sami come gruppo etnico sono infatti i legami culturali, e se la lingua è di primaria importanza lo sono anche altri tratti identificativi come l’abbigliamento tradizionale, l’artigianato, la musica e il sapere pratico e funzionale alla sopravvivenza. Una definizione culturale ancora più ampia comprende poi l’economia, i modelli e le usanze sociali, i detti, i proverbi sopravvissuti oralmente, i racconti popolari, le leggende e i miti.
In sintesi Sámi è il risultato di un’evoluzione durata oltre seimilacinquecento anni all’interno di una regione che si estende da un’area dell’Europa settentrionale occidentale fino agli Urali a est. I nomadi Sámi, figli del sole e del vento, si insediarono nel territorio che ancora occupano sulle coste dell’attuale Finlandia, Norvegia, Svezia, Russia e con lo scioglimento dei ghiacci anche nell’entroterra. Si calcola in difetto oggi che siano circa 100mila anime sotto la giurisdizione di 4 Stati: circa 50mila in Norvegia, 20mila in Svezia, 10mila in Finlandia e 2mila in Russia. Originariamente la pesca sui laghi e sulle acque salate con la caccia era la principale attività mentre l’allevamento di renne si affermò solo dopo il XVI secolo. Il boom del turismo (soprattutto invernale per ammirare l’aurora boreale ma pure quello estivo del Sole di Mezzanotte ) in un ambiente comunque poco antropizzato ( Inari ha una densità di meno di 0,5 abitanti per chilometro quadrato) hanno convinto i Sámi che anche le loro arcane tradizioni potevano costituire una risorsa per vivere tanto da sviluppare villaggi-riserva a uso turistico e nonostante i tentativi dei vari governi di mettere le mani in un territorio potenzialmente ricco di allettanti materie critiche.
Comunque il Museo Sámi Siida di Inari, fondato nel 1959 e aperto al pubblico nell’estate del 1963 grazie all’Associazione Sámi Litto- Saamelaisten yhdistys ry, si occupa e illustra temi attuali riguardanti l’ambiente culturale dei Sámi di tutta l’area con l’obiettivo principale di sostenere l’identità e l’autostima dei medesimi abitanti, anche collaborando con musei partner che custodiscono la loro cultura nei paesi nordici e in Russia. E’ oggi anche membro della rete museale mondiale dei popoli indigeni.
L’Associazione “Sámi Sámi Litto – Saamelaisten yhdistys ry” che fondò il Museo fece costruire subito un open-air museum con una collezione di reperti che poi sono stati trasferiti nell’attuale area museale solo dopo il 1960 e venne aperto al pubblico nell’estate del 1963 come primo museo Sámi Indipendente tra tutti paesi nordici. Ricostruisce e tutela la storia dell’antico popolo mostrando come si sia adattato al clima pinguino, durissimo. Manufatti artigianali, costumi, video, fotografie raccontano infine anche l’etnia skolt di religione ortodossa qui rifugiatasi dalla zona di Petsamo oggi Pechenga, in Russia. Non mancano approfondimenti sul cambio climatico attuale e le sue conseguenze visto che la cultura Sami è da sempre interconnessa e influenzata dalla natura in cui, da nomadi o stanziali, si è sviluppata.
Satolli culturalmente e appagati dalla vivida e autentica cultura del tenace popolo Sámi, non rimane che metabolizzare espellendo tossine in sauna, anzi proprio in quella vetrata e affacciata a uno dei tanti fiumi scaturiti dal lago Inari, del Wilderness Hotel Juutua. Che non sarà la careliana e affumicata savu-sauna al vapore e profumata con legna di betulla consona solo a coriacee epidermiche russo-finniche, ma è rigeneratrice. Come tutta la Lapponia finlandese. Per gli occhi, per l’olfatto, per la mente.
INFO
– finnair.com
– laplandnorth.fi
– saariselka.com
– arcticskylapland.com
– siida.fi
– wildernesshotels.fi
ARRIVARE
finnair.com che collega l’Italia con Helsinki ha da poco aperto voli diretti dalla capitale via Ivalo che raggiunge in circa un’ora e 45 minuti di volo.
DORMIRE E MANGIARE
Spettacolare il Wilderness Hotel Muotka che ha anche il simpatico ristorante Tuisku e organizza diverse attività nei boschi e sul lago Inari. L’Artic Sky Lapland grazie alle guide Minna e Arno è immancabile per vivere e conoscere la biodiverstà della regione. Panoramica la “Koski sauna” vetrata dell’Hotel Wilderness Hotel Juutua. Ottime sono le zuppe, come in tutto il paese, la renna affumicata che qui è di casa, lo yogurt artigianale e tutte le bacche silvestri: dai mirtilli ai lamponi gialli artici con cui preparano il dolce liquore lakka (di clouberry).
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Lorenzo è un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.




