Il distretto di Maramureș è noto per tre principali attrazioni che nessun visitatore dovrebbe perdere: le sue chiese di legno, alte ed eleganti, dislocate lungo il confine marcato dal fiume Tibisco vicino all’Ucraina subcarpatica, un’area ricca di boschi di querce, abeti e noci che sfumano in campi coltivati a mais, patate e barbabietole; il Cimitero allegro e colorato di Săpânța, unico nel suo genere in Europa; e, a Sighet, il memoriale delle vittime del comunismo, un luogo di riflessione creato nel 2000 all’interno di una prigione del XIX secolo, dove durante gli anni ’50 furono incarcerati e uccisi molti membri dell’intellighenzia rumena, inclusi professori e studenti dissidenti.
Oggi il Maramureș mantiene una parte del suo carattere unico e autentico, ancora influenzato dalle antiche tradizioni agricole e da un calendario di rituali mistici che risalgono ai tempi dei Daci. Sebbene l’area non sia più isolata come una volta, ad esempio dalla vicina Transilvania, l’atmosfera della moderna Europa Centrale è palpabile, soprattutto nelle cittadine come Sighet, ricche di musei che offrono una finestra sulla forte e originale società rurale della zona.
La decisione di realizzare edifici religiosi in legno deriva da un divieto imposto dagli ungheresi, che proibivano la costruzione di chiese ortodosse in pietra. Queste tipiche chiese sono costruite con pannelli spessi e, all’interno, sono piccole e oscure, decorate con scene bibliche popolari. Il loro tratto distintivo è l’altezza delle torri che dominano l’ingresso e i grandi tetti inclinati che fanno sembrare il resto della struttura minuto. Gli interni sono divisi tra il pronao, riservato alle donne, e il naos, vicino all’altare, per gli uomini. Queste chiese sono state spesso costruite dagli stessi abitanti del villaggio, abili intagliatori e carpentieri, che per alcuni decori esterni si affidavano a artigiani itineranti.
Attualmente a Maramureș si contano quarantadue chiese in legno, di cui circa un terzo ha almeno due secoli di storia. Nonostante la loro numerosità, la tradizionale tecnica di costruzione sta scomparendo, a causa del numero sempre minore di carpentieri qualificati. Queste chiese sono una testimonianza della società che abitava questa modesta terra, caratterizzata da una doppia identità di cristianità orientale (anche Uniate) e nobiltà occidentale.
Durante l’estate, gli abitanti del luogo trascorrono le giornate seduti su panche di legno all’ingresso delle chiese, osservando i turisti che si fermano ad ammirare gli intagli nel legno. Orgogliosi dei loro manufatti, sono persone accoglienti e disponibili, che vivono in case tradizionali completamente in legno, spesso adornate da portali intagliati e decorati, con una robusta trave al vertice.
Le strade che collegano queste abitazioni sono tortuose e presentano quattro principali pericoli: il traffico, le buche, i pedoni che si muovono liberamente e, per gli automobilisti, l’atmosfera incantevole del paesaggio verde che caratterizza i monti Carpazi.
Il villaggio di Săpânța è celebre per due motivi: ospita un monastero che è l’edificio in legno più alto della Romania (78 metri) e il Cimitirul Vesel, un cimitero unico nel suo genere in Europa orientale, dove le tombe sono segnalate da croci di legno blu dipinte con disegni floreali, satirici e compassionevoli, accompagnati da epitaffi che ricordano i defunti in modo umoristico, anche se a volte con frasi crude.
Infine, il memoriale della Resistenza e delle Vittime del Comunismo, con le sue sculture in bronzo erose e corrosive situate nel cortile dell’ex prigione di Sighet, offre un’esperienza cruda e commovente, essenziale per non dimenticare le vittime dei soprusi politici e ideologici, a pochi passi dall’Ucraina che ha vissuto una storia tragica sotto il regime nazista e poi sovietico.
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