MAXXI Bvlgari Prize 2026: tre artiste riscrivono il presente

Di : Marcelina Vescovi

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Un trio tutto al femminile porta al MAXXI proposte che sfidano memoria, spazio e corpo: installazioni monumentali, interventi urbani e pratiche che mettono in discussione modalità consolidate di rappresentazione e proprietà. Scopri chi sono le artiste finaliste e cosa propongono per la quinta edizione del Premio nato dalla collaborazione tra MAXXI e Fondazione Bvlgari.

Il caso — e non solo —: tre lavori inediti trasformano il museo in luogo di dibattito su colonie, diritti urbani e pluralità dei corpi.

Una mostra pensata come confronto: il progetto curatoriale

La rassegna che accoglie le opere è curata da Giulia Ferracci e prende il museo come spazio di confronto sul presente. Il MAXXI Bvlgari Prize 2026 — frutto della cooperazione tra il Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Fondazione Bvlgari — sostiene la produzione di opere inedite e mette in dialogo ricerche eterogenee attorno a memoria, identità e beni comuni.

Le tre opere realizzate per il Premio sono esposte per raccontare, in linguaggi diversi, come il passato e il diritto plasmino i nostri immaginari e la vita collettiva.

Margherita Moscardini: portare l’arte sulla soglia della città

Margherita Moscardini (Livorno, 1981) concentra la sua proposta sul rapporto tra spazio pubblico e diritto. La sua opera, intitolata Una strada, è nata da un frammento di marciapiede di via Guido Reni, davanti al MAXXI: l’artista ha realizzato un calco in gomma e gesso e una riproduzione in bronzo presentata in verticale, affiancando così l’immediato riferimento urbano a un oggetto-simbolo.

Da questa scelta nasce una riflessione normativa e civica: Moscardini indaga la possibilità di sottrarre determinati manufatti alla logica della proprietà (privata o pubblica) per trasformarli in beni comuni, inalienabili e destinati alla collettività. L’idea richiama la categoria giuridica delle res nullius in bonis, menzionata nelle Institutiones di Giustiniano, e si è concretizzata in un dialogo con il filosofo Michele Spanò e i giuristi Alessandra Donati e Francesco Follieri per elaborare una proposta di integrazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

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Se l’artista risultasse vincitrice del Premio, la scultura verrebbe collocata al posto della pavimentazione originale di via Guido Reni: un gesto che porterebbe l’opera fuori dal museo e dentro la vita quotidiana della città, ribadendo il ruolo politico e trasformativo dell’arte.

Calco e riproduzione in bronzo di un tratto di marciapiede esposta verticalmente
L’opera di Margherita Moscardini: un frammento di marciapiede trasformato in scultura.

Rovesciare immagini e narrazioni: l’intervento di Adji Dieye

Adji Dieye (Milano, 1991), artista multidisciplinare che vive tra Milano e Dakar, indaga il rapporto tra immagini, identità e potere, con particolare attenzione alla costruzione europea delle rappresentazioni dell’Africa. Per il MAXXI presenta Una Resa senza Caduta, un’installazione che combina architettura di metallo e pelli tessili.

L’opera consiste in una grande struttura di tubolari in ferro avvolta da veli di rayon che riprende, capovolta, la sagoma della torre del padiglione dell’Africa Occidentale Francese all’Esposizione coloniale internazionale di Parigi del 1931. Ribaltando la forma, Dieye mette in luce la persistenza di quei dispositivi visivi nell’immaginario contemporaneo e ne sovverte il significato originario. Fotografia, archivi statali, immagini pubblicitarie e architetture sono strumenti consueti della sua pratica, che spazia dall’installazione al video e alla scultura; la giuria ha apprezzato la sua capacità di oscillare fra documentazione e invenzione, riemergendo memorie marginali della storia.

Struttura tubolare in ferro avvolta da veli tessili che richiama architettura capovolta
L’installazione di Adji Dieye che rovescia una sagoma coloniale.

Il tema del corpo in scena: Chiara Bersani

Chiara Bersani è una delle tre finaliste e porta con sé una ricerca centrata sul tema delle diverse corporeità e sul modo in cui esse vengono percepite e rappresentate. Il suo lavoro si inserisce in un orizzonte critico che mette in discussione categorie di riconoscimento e normatività del corpo, interrogando linguaggi performativi e visivi per ampliare la comprensione di identità corporee plurali.

(h3) Pratiche e linguaggi
– Approccio interdisciplinare che può includere performance, installazione e documentazione fotografica.
– Interesse per le categorie di riconoscimento legate a genere, disabilità e differenze corporee.
– Ricerca rivolta a trasformare la percezione pubblica delle soggettività corporee.

Selezione, giuria e nomine: come si è arrivati alla terna

(h3) La giuria internazionale
Una commissione composta da figure internazionali ha scelto le tre finaliste a partire dalle candidature proposte da esperti del settore. I membri della giuria sono:
– Francesco Stocchi
– Micol Forti
– Adam Kleinman
– Beatrix Ruf
– Rein Wolfs

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(h3) Chi ha proposto le candidature
Le segnalazioni sono arrivate da una rete di curatori, critici e ricercatori attivi nello scenario dell’arte contemporanea italiana. Tra i proponenti:
– Lucia Aspesi
– Matteo Binci
– Christian Caliandro
– Frida Carazzato
– Treti Galaxie
– Emanuele Guidi
– Denis Isaia
– Marta Papini
– Anna Santomauro

I nomi delle artiste finaliste erano stati resi noti il 24 ottobre 2025 nell’ambito di un evento all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Tre opere, temi comuni e sostegno istituzionale

Le tre proposte affrontano questioni interconnesse che attraversano la contemporaneità: l’eredità coloniale, il diritto alla città e il riconoscimento delle pluralità corporee. Come sottolineato dalla governance delle istituzioni coinvolte, la presenza esclusiva di artiste donne nella terna finale è interpretata come un segnale dell’importanza crescente delle voci femminili nella scena artistica italiana.

Jean-Christophe Babin, presidente della Fondazione Bvlgari, definisce il Premio un impegno concreto per promuovere la ricerca e le nuove voci dell’arte contemporanea; Maria Emanuela (Emanuela) Bruni, presidente della Fondazione MAXXI, osserva come la selezione rifletta tendenze e urgenze del panorama creativo.

Il riconoscimento, il catalogo e la storia del Premio

La vincitrice del MAXXI Bvlgari Prize sarà annunciata il 23 febbraio 2027 durante una cerimonia al MAXXI. L’opera vincitrice entrerà a far parte della Collezione del Museo, contribuendo all’archivio delle ricerche contemporanee documentate nel tempo.

Il progetto espositivo è accompagnato da un catalog pubblicato da Dario Cimorelli Editore, curato da Giulia Ferracci, che include testi e contributi di:
– Jean-Christophe Babin
– Maria Emanuela Bruni
– Frida Carazzato
– Emanuele Guidi
– Adam Kleinman
– Michela Maffongelli
– Marta Papini
– Beatrix Ruf
– Francesco Stocchi

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(h3) Breve riepilogo storico
– Nato nel 2000 come Premio per la Giovane Arte, è diventato un punto di riferimento della Collezione MAXXI.
– Dal 2018, con il sostegno di Bulgari, ha assunto la denominazione MAXXI Bvlgari Prize e ha ampliato il profilo internazionale.
– Vincitori delle prime edizioni sotto il nuovo nome: Diego Marcon (2018), Tomaso De Luca (2020), Alessandra Ferrini (2022), Monia Ben Hamouda (2024).
– Dal 2024 la collaborazione si è svolta sotto l’egida di Fondazione Bvlgari, consolidando il legame tra sostegno alla produzione artistica e crescita della collezione museale.

Le finaliste in sintesi

– Adji Dieye: installazione che decostruisce la rappresentazione coloniale e mette al centro archivi, immagini e architetture.
– Margherita Moscardini: intervento che sposta il dibattito sul diritto alla città e propone strumenti giuridici per i beni comuni.
– Chiara Bersani: ricerca sulle corporeità e sulle modalità di riconoscimento sociale e istituzionale.

Le opere restano esposte al MAXXI per permettere al pubblico e agli operatori culturali di confrontarsi con ricerche che rinnovano il ruolo dell’arte nella sfera pubblica e nel discorso culturale contemporaneo.

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