Milano, eredità olimpiadi invernali: piste, impianti e conti che pesano

Di : Lorenzo Dalmoro

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Milano ha puntato su soluzioni temporanee e pochi impianti permanenti per ospitare le Olimpiadi invernali, con l’obiettivo di non lasciare alla città enormi spazi inutilizzati. Ora che i Giochi sono finiti, la discussione si concentra su cosa rimarrà davvero: infrastrutture convertite, spazi culturali nuovi e qualche vuoto non colmato.

La scelta di evitare grandi impianti destinati all’abbandono ha limitato le spese a lungo termine, ma ha anche lasciato un vuoto pratico: dalla chiusura di alcune strutture nel 2023 Milano non dispone di un grande palazzetto del ghiaccio cittadino.

Per mitigare la situazione, la pista di ghiaccio temporanea allestita a Rho Fiera — dove si sono svolte le gare di hockey — resterà aperta fino al 15 marzo, data di chiusura delle Paralimpiadi, e poi sarà trasferita in un altro padiglione della fiera, con riapertura prevista tra settembre e ottobre. I capannoni utilizzati per le competizioni ritorneranno alle funzioni espositive e logistico-industriali, mentre l’area destinata allo speed skating verrà convertita in un’arena per concerti ed eventi.

Un’arena pensata per restare, ma per usi diversi

L’Arena Santa Giulia, uno degli interventi permanenti, non sarà un centro per gli sport su ghiaccio: è stata concepita come sala polifunzionale con capienza per migliaia di spettatori e sarà gestita da CTS Eventim. L’impianto, realizzato con contributi pubblici che hanno coperto i costi aggiuntivi, ospiterà concerti e appuntamenti sportivi non invernali, come basket, pallavolo e tennis.

La sua presenza risponde a un’esigenza reale: escludendo San Siro e il Forum di Assago, in città mancava un luogo adeguato per grandi eventi. L’amministrazione intende spostare molte delle manifestazioni che oggi si tengono all’Ippodromo La Maura verso questa nuova struttura, per ridurre l’impatto sui quartieri residenziali.

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Il villaggio olimpico e la controversia sui costi

Il complesso costruito nell’area dell’ex scalo di Porta Romana — il villaggio olimpico — ospitava circa 1.700 atleti durante i Giochi. Di proprietà della società Coima, è composto da sei palazzi di otto piani e, una volta riconvertito, diventerà una residenza per studenti.

La trasformazione è però al centro di critiche per le tariffe: 450 posti verranno offerti a prezzo calmierato a 592 euro al mese (circa 7.000 euro annui), una cifra giudicata elevata rispetto alle disponibilità di molte famiglie. Coima è attualmente in trattativa con il Comune per la copertura degli extra costi sostenuti per la costruzione.

  • Strutture temporanee: molte gare si sono svolte in allestimenti smontabili o facilmente convertibili.
  • Impianti permanenti: pochi e destinati a usi diversi dallo sport invernale (es. Santa Giulia).
  • Rho Fiera: polo che manterrà una pista temporanea riaperta in autunno.
  • Villaggio olimpico: conversione in studentato con tariffe criticate per l’accessibilità economica.

Critiche sulle opportunità mancate e impianti dismessi

Le associazioni e alcuni cittadini hanno rimproverato l’amministrazione per non aver riutilizzato o rimesso in funzione impianti già esistenti. Esempi citati: il Pala Agorà, chiuso nel 2023 per difficoltà economiche e poi occupato simbolicamente da attivisti, e il Palasharp di Lampugnano, fermo dal 2011 e senza un progetto concreto di recupero.

Il Comune, dopo diversi tentativi andati a vuoto, ha annunciato un piano di riqualificazione per il Pala Agorà, ma i lavori richiederanno tempo. Nel frattempo gli atleti e gli appassionati di hockey e pattinaggio si allenano in impianti nei comuni limitrofi come Sesto San Giovanni, Assago e San Donato Milanese.

Non tutte le riqualificazioni previste sono state completate: piazza Cordusio è stata rinnovata e consegnata a dicembre, ma interventi più complessi come la riconversione di piazzale Loreto sono bloccati da indagini urbanistiche e dalla sospensione di molte pratiche edilizie.

Trasporti: lavori fatti e nuove abitudini

In vista dei Giochi il sistema dei trasporti pubblici è stato potenziato: la linea M2 ha visto il rinnovo dei binari e la M4, inaugurata nell’ottobre 2024, ha portato nuova capacità; molte opere in superficie sono state ultimate giusto in tempo. Anche la stazione Centrale ha beneficiato di interventi mirati, in particolare sulle scale mobili.

Per la durata delle competizioni la metropolitana è rimasta operativa fino alle 2 di notte; al termine dei Giochi il consiglio comunale ha approvato l’apertura di un confronto per rendere stabile l’orario esteso il venerdì e il sabato. L’assessora alla Mobilità, Arianna Censi, ha spiegato che la misura richiederebbe risorse pari a circa 6 milioni di euro al mese e il sostegno economico dello Stato.

Quale bilancio economico nel breve termine?

Durante i diciotto giorni dei Giochi Milano ha ricevuto un afflusso consistente di visitatori. Secondo le stime di Confcommercio erano attesi circa 725.000 spettatori, con una spesa media stimata in 440 euro a testa; l’indotto calcolato per la città si aggira sui 319 milioni di euro.

Queste cifre fotografano l’impatto immediato, ma gli effetti a lungo termine — positivi o negativi — si potranno valutare soltanto con il passare degli anni, come dimostrò l’esperienza di Expo 2015.

Per i cittadini le questioni rimangono concrete: accesso a impianti sportivi, disponibilità di alloggi a prezzi sostenibili, uso delle nuove strutture per eventi pubblici e l’eventuale estensione degli orari dei trasporti. Sarà il tempo a mostrare se le scelte fatte prima e durante i Giochi garantiranno benefici duraturi per la città.

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